Un segnale raro nel panorama dell’aviazione europea: due colossi storicamente rivali, Air France-KLM e Lufthansa, scelgono di unire le forze e di parlare con una sola voce. L’obiettivo è chiaro — difendere il trasporto aereo europeo da una competizione ritenuta sempre più sbilanciata e da un eccesso di vincoli interni che, secondo i due gruppi, rischiano di indebolire le compagnie del Vecchio Continente.

In una lunga intervista congiunta concessa a due quotidiani economici, Benjamin Smith, amministratore delegato di Air France-KLM, e Carsten Spohr, numero uno del gruppo Lufthansa, hanno lanciato un appello diretto a Bruxelles. I due manager chiedono alla Commissione europea di non ostacolare i processi di fusione e consolidamento tra vettori dell’Unione e di rivedere gli accordi che garantiscono ampio accesso al mercato europeo alle compagnie del Golfo. “Non vogliamo protezionismo — sostengono — ma condizioni eque per tutti”.

Secondo i due dirigenti, la competizione globale non avviene oggi su un piano di parità. Le compagnie del Medio Oriente e della Turchia, come Emirates, Qatar Airways, Etihad e Turkish Airlines, operano con il sostegno diretto dei propri governi, godendo di vantaggi fiscali e di regole più flessibili. Questo squilibrio, spiegano Smith e Spohr, avrebbe contribuito alla perdita di quote di mercato da parte dei vettori europei sulle rotte intercontinentali.

Negli ultimi venticinque anni, molte destinazioni asiatiche servite un tempo da voli diretti europei sono state sostituite dai grandi hub extraeuropei, in particolare Doha, Dubai e Istanbul. “Queste compagnie — sottolineano — non creano nuovo traffico, ma intercettano passeggeri che altrimenti volerebbero con compagnie dell’Unione, dirottandoli sui propri aeroporti di connessione”.

Al centro del dibattito c’è l’accordo di “Open Skies” tra Unione Europea e Qatar, siglato nel 2021, che consente ai vettori qatarioti un accesso pressoché illimitato ai mercati europei. Un’intesa definita “senza precedenti” e “ingiusta” da Smith, poiché firmata con una compagnia priva di un vero mercato domestico e sostenuta dallo Stato. Non mancano anche i richiami alle indagini tuttora in corso a Bruxelles per presunti casi di corruzione legati proprio a quell’accordo.

A complicare ulteriormente la situazione, l’impossibilità di sorvolare lo spazio aereo russo, in seguito all’invasione dell’Ucraina, ha aumentato i costi per le rotte verso l’Asia, penalizzando ulteriormente i vettori europei rispetto ai concorrenti di altre aree.

Ma la critica dei due amministratori delegati non si ferma ai rivali mediorientali. Entrambi puntano il dito contro l’eccessiva rigidità normativa interna, che impone limiti e obblighi ambientali non presenti altrove. L’introduzione delle quote obbligatorie di carburante sostenibile (SAF) per i voli a lungo raggio in partenza dagli aeroporti europei, come Parigi, Amsterdam, Vienna o Zurigo, è indicata come un ulteriore fattore di svantaggio competitivo. “Mentre noi rispettiamo norme stringenti, i nostri concorrenti decollano da Istanbul o Doha senza le stesse restrizioni”, lamenta Spohr.

Parallelamente, i due gruppi chiedono un cambio di rotta anche in materia di politiche antitrust. L’Unione, ricordano, ha più volte ostacolato fusioni tra compagnie europee, come quella tra IAG e Air Europa, mentre Lufthansa e Air France-KLM sono ancora impegnate in processi di acquisizione complessi — la prima con Ita Airways, la seconda con la scandinava SAS e con un occhio alla portoghese TAP.

Il messaggio, rivolto a Bruxelles, è netto: per competere globalmente, il continente deve poter contare su “campioni europei” di dimensione mondiale. “Non chiediamo aiuti di Stato — ribadiscono i due dirigenti — ma una politica coerente che non penalizzi chi rispetta le regole”.

Il fronte comune tra Parigi e Francoforte potrebbe segnare un punto di svolta. L’Europa si trova oggi di fronte a una scelta strategica: continuare a frammentare il proprio mercato in nome della concorrenza interna o consentire la nascita di grandi gruppi capaci di competere alla pari con i giganti del Golfo, dell’Asia e degli Stati Uniti.
In gioco non c’è solo il futuro di due compagnie, ma la posizione stessa dell’Europa nei cieli del mondo.

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