Accuse di revenge porn a Milano: Leonardo Apache La Russa offre 25 mila € alla vittima, ma lei rifiuta: «Non è sufficiente»

Di Vincenzo Ottoboni ·2 min di lettura

A Milano si riaccende il caso che coinvolge il figlio del presidente del Senato, Leonardo Apache La Russa, accusato di „revenge porn“: ovvero la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza consenso della persona ritratta. L’indagine deriva da una denuncia presentata da una giovane di 22-24 anni, che sostiene di essere stata filmata durante la notte tra il 18 e il 19 maggio 2023, al termine di una serata in discoteca, nell’appartamento della famiglia La Russa.

Secondo l’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano, l’accusa di violenza sessuale nei suoi confronti è stata archiviata, ma resta in piedi il filone legato al reato di diffusione non consensuale di contenuti intimi (“revenge porn”).

Come segnale di riconoscimento del danno subito dalla donna, La Russa avrebbe offerto un risarcimento di 25 mila euro alla parte offesa e chiesto di accedere alla procedura di giustizia riparativa: una soluzione alternativa al processo che potrebbe prevedere un percorso partecipativo. Tuttavia, la giovane ha rifiutato l’offerta, dichiarandola «non soddisfacente».

La prossima udienza è stata fissata per il 17 dicembre davanti alla giudice Maria Beatrice Parati: toccherà al tribunale decidere se la cifra proposta è congrua, se accogliere la giustizia riparativa o procedere con il processo ordinario.

Lo scandalo solleva interrogativi rilevanti sulla tutela del consenso, sulla protezione digitale e sulle dinamiche di potere che attraversano ambienti giovani e mondani. Per la parte offesa, la vicenda si è tradotta in una ferita profonda che ha già spinto la ragazza a trasferirsi all’estero per sottrarsi alla pressione mediatica e privata.

In un Paese dove il «revenge porn» è riconosciuto come reato aggravato, la vicenda rappresenta un banco di prova per la capacità del sistema giudiziario di dare concretezza alla tutela della dignità delle vittime e di garantire che la giustizia non resti solo formale, ma risulti effettivamente risarcitoria e deterrente.

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