Trump e Zelensky, la rottura: l’Europa cerca 70 miliardi e 300 Patriot per Kiev

Di Cesare Borgia ·3 min di lettura

La rottura tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky costringe le capitali europee a chiedersi se sia irreversibile e come colmare il vuoto lasciato da Washington. Secondo l’analisi del Corriere della Sera, il rapporto tra i due leader è «tossico». Trump pretende cose che Zelensky non può concedere, mentre il presidente ucraino può solo chiedere ciò che l’americano potrebbe dare, ma non vuole.

Oggi Trump arriva a invocare le dimissioni di Zelensky. Cancella le sanzioni sul petrolio russo e minaccia di staccare il sistema satellitare Starlink. Rifiuta inoltre di vendere i missili Patriot e di consentire alle fabbriche ucraine di costruirli da sole.

I contrasti risalgono al primo contatto, il 25 luglio 2019. In quella telefonata Trump chiese a Zelensky, da poco eletto, di aprire un’indagine su Hunter Biden, figlio di Joe e allora nel consiglio di amministrazione della società del gas Burisma. Minacciò di bloccare 250 milioni di dollari di aiuti militari. La vicenda finì nel nulla: Hunter Biden non fu incriminato e il Pentagono inviò le armi.

Il 28 febbraio 2025 il presidente ucraino fu maltrattato nello Studio Ovale da Trump e dal vicepresidente JD Vance. L’unica vera eccezione resta il colloquio del 26 aprile 2025 nella Basilica di San Pietro, durante i funerali di papa Francesco.

Secondo il quotidiano, sulle scelte di Trump pesano le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Diplomatici polacchi sostengono che dopo il voto Trump potrebbe fare un passo indietro. La Casa Bianca lavora intanto a un patto a tre con Xi Jinping e Putin per ridisegnare gli equilibri geopolitici.

Venerdì scorso, a Bruxelles, Zelensky ha elencato tre urgenze. La prima sono 70 miliardi di euro per tenere in piedi lo Stato nel 2027. Poi 300 missili Patriot per proteggere le città durante l’inverno. Infine l’uso dei 300 miliardi di risorse russe congelate nelle banche europee.

L’Unione europea ha già stanziato 90 miliardi di euro, che avrebbero dovuto coprire il fabbisogno pubblico ucraino per il 2026 e il 2027. Per trovarne altri la Commissione potrebbe ricorrere all’indebitamento, come per il programma di riarmo Safe, ma il confronto non è ancora cominciato. La Norvegia ha già annunciato un contributo di 8 miliardi per il 2027. I Paesi dell’Est e la Germania hanno chiesto alla Commissione una procedura legale per scongelare gli asset russi, ma servirà tempo.

Sui Patriot l’attenzione è puntata sulla Spagna e soprattutto sulla Grecia, che ne custodisce 200, molti vicini alla fine del ciclo di efficienza di 23 anni. Il premier greco Kyriakos Mitsotakis resiste alle pressioni di Zelensky, dei vertici dell’Ue e del segretario generale della Nato Mark Rutte. In cambio chiede garanzie, richiamando le costanti tensioni con la Turchia.

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