Welo, nome d’arte di Manuel Mariano, si prepara a far risuonare il suo messaggio nel panorama musicale italiano. Il giovane artista salentino, 26 anni, ha visto la sua canzone “Emigrato” scelta come jingle per la prossima edizione del Festival di Sanremo, su proposta di Carlo Conti. Un riconoscimento inaspettato che, come racconta l’artista, lo ha colto di sorpresa.

Un ritorno a Sanremo dopo la delusione

Dopo aver partecipato a Sanremo Giovani senza raggiungere l’ambita qualificazione per il Festival principale, Welo non si è lasciato scoraggiare. La sua canzone, infatti, avrà un ruolo di primo piano durante la kermesse, proprio come accadde l’anno scorso con il brano “Tutta l’Italia” di Gabry Ponte. “Ho consegnato il jingle in due giorni”, spiega il rapper, “si tratta di una versione rivisitata di ‘Emigrato’, ma con lo stesso spirito.”

Un ritratto del Sud senza filtri

“Emigrato” è un brano che racconta la realtà del Sud Italia, senza edulcorazioni. Welo descrive le difficoltà di chi vive in queste terre, o è costretto ad abbandonarle, affrontando temi come l’assenza dello Stato, il lavoro in nero e le speranze disattese. “Racconto sia le cose buone che quelle brutte, quello che vivo intorno a me”, afferma l’artista, sottolineando l’importanza di un racconto autentico e veritiero.

Ad esempio, il brano potrebbe descrivere la frustrazione di un giovane che, nonostante gli sforzi, fatica a trovare un lavoro stabile nella sua regione, oppure la difficoltà di un anziano a ricevere l’assistenza necessaria. Welo, cresciuto a Lecce, attinge a esperienze personali per dare voce a queste problematiche: “Ho vissuto abbastanza in mezzo alla strada da bambino, certe esperienze le conosco fin troppo bene”.

Radici e ricordi

La sua infanzia, segnata da difficoltà familiari, lo ha portato a crescere “come se la città e il quartiere fossero stati i miei genitori”. Un legame profondo con le sue origini, testimoniato anche dai tatuaggi sul viso, tra cui i nomi e l’anno di nascita della madre, figura importante della sua vita, prematuramente scomparsa.

La musica come rifugio e strumento di espressione

La passione per la musica è nata in famiglia, grazie all’influenza del fratello e all’ascolto dei cantautori. Welo ha iniziato a scrivere rap all’età di 12-13 anni, trovando in questo genere un modo per esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni. Tra i suoi riferimenti musicali, Fabri Fibra, Guè e Marracash. L’artista sottolinea l’importanza di creare musica orecchiabile, ma con un significato profondo.

Autocritica e solidarietà nel Salento

“Emigrato” non è solo una denuncia delle problematiche del Sud, ma anche un invito all’autocritica. Welo riflette sulla tendenza a lamentarsi senza agire, sottolineando l’importanza di assumersi le proprie responsabilità. Nel contesto artistico salentino, Welo evidenzia un clima di reciproco sostegno, come dimostra il messaggio di incoraggiamento ricevuto da Giuliano Sangiorgi. Un approccio diverso rispetto a quello che, a suo dire, si osserva in altre realtà, dove le amicizie possono essere più superficiali e dettate da interessi.

Un amore indissolubile per la Puglia

Welo non ha intenzione di lasciare la Puglia, la sua terra d’origine. Nonostante i viaggi e le opportunità che la musica gli offre, il rapper desidera continuare a vivere e a creare nella sua regione. Un legame viscerale con le proprie radici, che si riflette nella sua arte e nella sua visione del mondo. Il suo obiettivo è portare il Sud nel cuore del Festival di Sanremo, raccontando la verità, il bello e il brutto di una terra ricca di storia, cultura e umanità.

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