Un’imbarcazione di dimensioni modeste, un semplice gozzo ormeggiato nel porto di Nisida, è improvvisamente diventata il centro di una delle polemiche più discusse degli ultimi giorni. L’imbarcazione appartiene a Roberto Fico, candidato alla presidenza della Regione Campania per il centrosinistra, e la sua presenza nell’area militare del porto ha acceso un intenso dibattito politico, arrivato fino ai banchi del Parlamento.
Il centrodestra ha sollevato l’accusa di un presunto “ormeggio abusivo”, sostenendo che la permanenza del gozzo all’interno di una zona gestita dall’Aeronautica Militare non sarebbe pienamente giustificata. La vicenda ha assunto rapidamente toni nazionali, spingendo il ministro della Difesa Guido Crosetto a intervenire ufficialmente per fare chiarezza attraverso una dettagliata risposta a un’interrogazione parlamentare.
Secondo quanto illustrato dal ministro, l’ormeggio non presenta alcun elemento di irregolarità. La presenza dell’imbarcazione risale al 2018, anno in cui Fico, all’epoca presidente della Camera dei deputati, aveva richiesto un posto barca in un’area sottoposta a controlli militari. Tale richiesta, evidenzia Crosetto, era motivata da ragioni legate alla sicurezza personale, un aspetto che spesso riguarda figure istituzionali di primo piano. Da allora, la concessione è stata rinnovata ogni anno, mantenendo continuità anche dopo la conclusione del mandato parlamentare.
La gestione operativa dei posti barca nell’area di Nisida non è direttamente condotta dalla Difesa, ma affidata alla Sezione Velica dell’Accademia Aeronautica, un’associazione sportiva dilettantistica che opera sotto vigilanza militare. Per ottenere un posto barca all’interno della struttura, è sufficiente essere soci dell’associazione, senza limiti temporali o particolari vincoli oltre all’autorizzazione del comando militare competente. Elementi che, secondo il ministro, rendono del tutto legittima la presenza dell’imbarcazione.
Un altro dettaglio emerso riguarda i costi: la quota associativa versata annualmente da Fico sarebbe perfettamente in linea con le tariffe medie dei porti italiani, pari a circa 550 euro. Un dato che Crosetto ha voluto specificare per prevenire eventuali sospetti su agevolazioni o trattamenti privilegiati.
La vicenda, tuttavia, non si chiude qui. Il ministro ha annunciato l’avvio di un’indagine interna per verificare l’esistenza di situazioni analoghe in altri porti o strutture militari, appartenenti a qualsiasi forza armata. L’obiettivo è mappare le concessioni esistenti, valutarne i criteri e garantire massima trasparenza in un ambito che, proprio perché coinvolge aree militari, richiede particolare attenzione e rigore.
Il caso del “gozzo di Fico” ha assunto un rilievo politico che va ben oltre le sue dimensioni fisiche. A poche settimane dalle elezioni regionali campane, ogni dettaglio legato ai candidati diventa terreno di scontro, e un semplice ormeggio può trasformarsi in un simbolo su cui costruire narrazioni contrapposte. Da un lato chi parla di presunti privilegi, dall’altro chi ribadisce la piena regolarità della procedura.
Resta il fatto che una questione inizialmente marginale ha catalizzato l’attenzione pubblica, dimostrando ancora una volta quanto il clima politico italiano possa trasformare un episodio amministrativo in un caso nazionale. E mentre l’inchiesta interna procede, la campagna elettorale in Campania continua a essere attraversata da questo inatteso vento di mare.