L’ennesimo terremoto politico-finanziario scuote l’Italia, questa volta direttamente da Bruxelles. La Commissione europea ha infatti avviato una procedura di infrazione contro Roma, puntando il dito contro il modo in cui viene applicato il Golden Power, lo strumento con cui il governo può intervenire sulle operazioni societarie considerate strategiche. Una mossa che apre un capitolo delicatissimo nei rapporti tra Italia e Unione europea, già segnati da mesi di tensioni su temi economici e assetti industriali.
La scintilla è stata l'ormai celebre caso dell’acquisizione mancata di Banco BPM da parte di UniCredit, bloccata proprio grazie ai poteri speciali esercitati dall’esecutivo. Per Bruxelles, quell’intervento — così come altri analoghi — avrebbe superato il limite di ciò che è consentito dal diritto UE, avvicinandosi pericolosamente a una forma di interferenza economica non giustificata da esigenze di sicurezza nazionale. Ed è qui che si apre il conflitto.
Le accuse della Commissione: “Poteri troppo ampi, rischio di abusi”
Secondo la lettera recapitata al governo italiano, la normativa attuale attribuisce all’esecutivo un margine decisionale talmente vasto da sovrapporsi alle competenze della Banca Centrale Europea nell’ambito della vigilanza bancaria. Un punto che Bruxelles considera “critico e incompatibile” con i principi di libera circolazione dei capitali e libertà di stabilimento.
In pratica, la Commissione teme che il Golden Power — pensato per difendere asset strategici come energia, telecomunicazioni e difesa — possa essere utilizzato anche come strumento politico per condizionare fusioni bancarie o operazioni finanziarie di mercato. Un rischio che, per l’Europa, va oltre la singola operazione: mette in discussione la credibilità del mercato unico.
Gli effetti del caso UniCredit-BPM
L’episodio che ha acceso i riflettori è stato il ritiro dell’offerta di UniCredit per l’acquisizione di Banco BPM. La banca guidata da Andrea Orcel aveva definito “impossibile” proseguire l’operazione a causa dei vincoli imposti dal governo con il Golden Power: tempistiche, condizioni stringenti e l’obbligo di disimpegno entro il 2026 da alcuni investimenti considerati sensibili.
L’esecutivo aveva giustificato l’intervento come una misura a tutela degli interessi nazionali, ma per Bruxelles quella decisione sarebbe andata oltre i limiti consentiti dalla normativa europea, minando la neutralità del mercato.
Non a caso, UniCredit ha impugnato la decisione davanti al Consiglio di Stato, contestando apertamente la legittimità dell’uso dei poteri speciali. Una battaglia legale destinata ad avere un peso anche negli equilibri futuri del settore bancario.
Italia sotto pressione: due mesi per evitare una condanna
La lettera di messa in mora dà all’Italia un margine temporale molto ristretto: appena due mesi per rispondere alle obiezioni e presentare modifiche che soddisfino la Commissione. In caso contrario, il procedimento passerà allo stadio successivo, quello del “parere motivato”, preludio a una possibile sentenza della Corte di Giustizia.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha replicato con toni concilianti, definendo “collaborativa” l’intenzione del governo e anticipando che arriverà una proposta normativa per chiarire competenze e limiti. Una soluzione che dovrebbe riformare ulteriormente quanto modificato durante il governo Draghi.
Tra sicurezza nazionale e libertà di mercato: il punto cruciale
La sfida posta dall’UE non riguarda solo l’Italia: è il riflesso di una tensione ormai evidente in tutta Europa. Da un lato la necessità di proteggere settori strategici in un mondo sempre più instabile; dall’altro il pericolo che gli Stati possano utilizzare strumenti come il Golden Power per fini politici o protezionistici.
Per Bruxelles, il confine è semplice: la sicurezza nazionale va tutelata, ma non può diventare un alibi per ostacolare operazioni economiche legittime. Per l’Italia, invece, il tema è più complesso: in gioco c’è anche la sovranità su asset considerati fondamentali per la stabilità del Paese.
Lo scenario futuro
La procedura avviata potrebbe trasformarsi in un processo lungo e potenzialmente costoso, sia in termini economici che di credibilità. Nel frattempo, le banche italiane osservano con attenzione: una riforma troppo restrittiva rischierebbe di rendere ancora più fragile un sistema che negli ultimi anni ha trovato faticosamente un equilibrio.
Il caso Golden Power diventa così uno dei fronti più caldi dell’autunno europeo: una battaglia istituzionale che potrebbe ridisegnare il modo in cui gli Stati dell’UE difendono — o controllano — i propri campioni nazionali.