Giovedì 6 novembre sarà una giornata cruciale per il mondo delle farmacie italiane. Circa 60mila dipendenti delle farmacie private convenzionate incroceranno le braccia per 24 ore, aderendo allo sciopero nazionale proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. La protesta, che coinvolgerà oltre 18mila farmacie aderenti a Federfarma, rischia di paralizzare un settore essenziale per la sanità territoriale, con possibili disagi per milioni di cittadini.
Una protesta nata da mesi di tensioni
Le tensioni tra i sindacati e Federfarma, l’associazione che rappresenta le farmacie private, covavano da settimane. Al centro della disputa c’è il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), scaduto da tempo e giudicato dai lavoratori “inadeguato” sia dal punto di vista economico che normativo.
Secondo le sigle sindacali, la proposta avanzata da Federfarma non risponderebbe alle esigenze reali dei farmacisti, che da anni denunciano un aumento dei carichi di lavoro, orari prolungati e una retribuzione ferma nonostante il ruolo cruciale svolto, soprattutto durante e dopo la pandemia.
Già il 20 ottobre i lavoratori avevano lanciato un primo segnale, avviando una mobilitazione nazionale con assemblee, presidi e manifestazioni in tutte le principali città. Il confronto tra le parti è proseguito senza esito il 27 ottobre, culminando nella decisione di proclamare lo sciopero del 6 novembre.
“Un contratto dignitoso e il giusto riconoscimento della professionalità”
I sindacati chiedono un “contratto dignitoso” che riconosca il valore professionale dei farmacisti dipendenti, con un adeguamento salariale, una revisione degli orari di lavoro e un rafforzamento delle tutele in materia di formazione, salute e sicurezza.
“Gli operatori delle farmacie private — spiegano in una nota congiunta Filcams, Fisascat e Uiltucs — svolgono un servizio pubblico essenziale, ma continuano a essere trattati come lavoratori di serie B. È necessario un contratto che rifletta il livello di responsabilità, competenza e disponibilità richiesto ogni giorno”.
Un’altra questione centrale è quella della formazione professionale, considerata ancora insufficiente rispetto ai nuovi compiti richiesti dal settore. Negli ultimi anni, infatti, i farmacisti hanno assunto un ruolo sempre più ampio nella gestione dei servizi sanitari, come le vaccinazioni, i test diagnostici e il supporto alla telemedicina. “Tutto questo — proseguono i sindacati — senza che il riconoscimento contrattuale sia stato aggiornato di conseguenza”.
Le farmacie che resteranno aperte
Nonostante lo sciopero, saranno garantiti i servizi minimi essenziali. Le farmacie di turno, quelle ospedaliere e alcune comunali rimarranno aperte per garantire la distribuzione dei farmaci urgenti e salvavita. Tuttavia, si prevedono forti disagi per i cittadini, soprattutto nelle aree rurali e nei piccoli centri, dove le farmacie private rappresentano spesso l’unico presidio sanitario.
Le associazioni dei consumatori hanno invitato la popolazione a rifornirsi in anticipo dei medicinali non urgenti e a informarsi sulle farmacie che resteranno operative durante la giornata di protesta.
Federfarma: Disponibilità al dialogo, ma richieste eccessive
Dal canto suo, Federfarma ha ribadito di voler continuare il confronto con i sindacati, pur sottolineando che le richieste economiche avanzate sarebbero “difficilmente sostenibili” per molte farmacie private, già messe a dura prova dall’aumento dei costi energetici e dalla riduzione dei margini di guadagno.
In un comunicato ufficiale, l’associazione ha dichiarato: “Comprendiamo le esigenze dei lavoratori, ma bisogna tenere conto della sostenibilità economica del settore. Le farmacie non sono strutture pubbliche: molte realtà medio-piccole faticano a sopravvivere e non possono affrontare ulteriori aumenti dei costi fissi”.
Un settore in trasformazione
Lo sciopero arriva in un momento delicato per il sistema farmaceutico italiano. Le farmacie si trovano al centro di una transizione strutturale che le vede sempre più integrate nella sanità di prossimità, ma ancora prive di un quadro contrattuale all’altezza di questa evoluzione.
Per i sindacati, il 6 novembre sarà un giorno di svolta, una data simbolica per riaffermare il diritto dei farmacisti a essere riconosciuti come professionisti della salute a tutti gli effetti. Se il messaggio verrà raccolto, si aprirà forse la strada verso un nuovo equilibrio tra lavoratori e datori di lavoro. In caso contrario, le sigle sindacali non escludono nuove mobilitazioni nelle prossime settimane.
Il Paese, intanto, si prepara a una giornata di tensione: tra serrande abbassate, farmaci introvabili e cittadini in fila davanti alle poche farmacie aperte, il malessere di un’intera categoria tornerà visibile agli occhi di tutti.