Nuovi colpi di scena scuotono il già intricato caso del delitto di Garlasco. Dopo anni di silenzio e versioni contraddittorie, il generale dei Carabinieri in congedo Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma, è tornato a parlare, svelando particolari finora rimasti nell’ombra sulla sua consulenza per la difesa di Andrea Sempio e sul controverso scontro con l’avvocato Massimo Lovati. Le sue dichiarazioni, rilasciate nel corso del programma Lo Stato delle Cose condotto da Massimo Giletti, stanno alimentando nuove domande e insinuando dubbi su una vicenda giudiziaria che continua a dividere opinione pubblica e investigatori.

La consulenza “fantasma” del 2017

Garofano ha raccontato di essere stato incaricato nel gennaio 2017 come consulente tecnico della difesa di Sempio, all’epoca indagato e poi archiviato nell’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi. Secondo il generale, dopo aver ricevuto la documentazione dalla difesa — compresa la cosiddetta perizia Linarello sul Dna prelevato dalle unghie della vittima — avrebbe redatto una relazione completa consegnata il 27 gennaio dello stesso anno.

Ma ecco la rivelazione che ha spiazzato tutti: quella consulenza, richiesta, pagata e completata, non è mai stata depositata agli atti. Garofano sostiene di aver scoperto solo di recente che il suo lavoro non era mai arrivato in procura, nonostante ritenesse che avesse contribuito all’archiviazione di Sempio.

Secondo quanto emerso, l’avvocato Lovati avrebbe scelto di non presentare il documento per ragioni di strategia difensiva, ritenendolo non necessario in quella fase del procedimento. Una decisione che, a distanza di anni, ha portato a un duro confronto tra i due.

Lo scontro con l’avvocato Lovati

Il generale Garofano ha spiegato di essere venuto a conoscenza dell’omissione soltanto nel 2025, in occasione della nuova inchiesta che ha riaperto alcuni fronti sul caso. In quell’occasione, l’avvocato Lovati avrebbe chiesto di poter finalmente depositare la vecchia consulenza, ma l’ex comandante dei Ris si è opposto: “Quel documento – ha dichiarato – dovrà essere rivalutato alla luce dei nuovi accertamenti svolti, non può essere ripresentato così com’era”.

Garofano ha precisato che il nucleo della sua analisi resta valido, ma che le recenti evoluzioni investigative impongono una revisione completa del quadro scientifico. Il contrasto con Lovati, tuttavia, si sarebbe fatto sempre più acceso, fino alla rinuncia dell’incarico da parte del generale, che ha scelto di non proseguire la collaborazione con la difesa di Sempio.

Il mistero della consulenza Linarello

Uno dei punti più delicati riguarda la consulenza Linarello, documento che analizzava il materiale genetico raccolto dalle unghie di Chiara Poggi.

Secondo quanto riferito da Garofano, quella perizia gli fu trasmessa via mail dall’avvocato della difesa, ma in seguito si sarebbe scoperto che era un atto secretato.
Alla domanda se avesse avuto il sospetto che si trattasse di materiale riservato, il generale ha risposto senza esitazioni: “Assolutamente no. Non potevo saperlo, né ero tenuto a saperlo. La stampa già ne parlava, gli avvocati me la inviarono regolarmente, quindi la ritenni legittima”.

Garofano, in base alla sua analisi, aveva concluso che il profilo genetico attribuito ad Andrea Sempio non fosse idoneo per alcuna comparazione con le tracce rinvenute. Una valutazione che, a suo dire, avrebbe dovuto rafforzare la posizione dell’allora indagato.

Le nuove indagini e le domande irrisolte

Il caso Garlasco, riacceso dalle recenti indagini che coinvolgono l’ex pm di Pavia Mario Venditti e il padre di Andrea Sempio per presunti episodi di corruzione, torna così al centro della scena mediatica. Le parole di Garofano non solo riaprono vecchie ferite, ma pongono nuovi interrogativi su come siano stati gestiti gli atti processuali e su quali interessi possano aver influenzato le scelte difensive dell’epoca.

“Anch’io aspetto che venga scritta la verità su questi passaggi”, ha commentato l’ex comandante dei Ris, lasciando intendere che ci siano ancora pagine non chiarite di quella complessa vicenda.

Mentre la procura di Pavia prosegue gli accertamenti e la difesa di Sempio si riorganizza con un nuovo consulente, Armando Palmegiani, l’ombra della consulenza “fantasma” del 2017 continua a pesare sul processo mediatico e giudiziario.

Un caso che, a distanza di oltre quindici anni dal delitto, non smette di sorprendere e dividere l’opinione pubblica, riportando al centro dell’attenzione il delicato equilibrio tra giustizia, verità e strategie difensive.

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