Roma si è fermata per dare l’ultimo saluto a Beatrice Bellucci, la ventenne morta tragicamente in un incidente lungo la via Cristoforo Colombo. Un addio straziante che ha commosso un’intera città. Nella mattinata del 31 ottobre, oltre mille persone hanno affollato la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all’Eur, accompagnando con un lungo applauso il feretro bianco che custodiva il corpo della giovane studentessa.
Tra i presenti anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e la presidente del IX Municipio Titti Di Salvo, che hanno voluto manifestare la loro vicinanza alla famiglia distrutta dal dolore.
Durante l’omelia, monsignor Giulio Albanese ha invitato la comunità a trasformare la tragedia in un impegno collettivo: “Chiediamo al Signore di darci la forza di trasformare il dolore in responsabilità, affinché simili drammi non si ripetano. La morte di Beatrice ci ferisce profondamente, ma deve richiamarci a un dovere più grande: custodire la vita, sempre, con prudenza e con cuore”.
Il sacerdote ha poi lanciato un monito severo: “Non serve cercare rimedi quando è troppo tardi. Serve prevenzione, educazione, rispetto delle regole e del codice della strada. La sicurezza è parte del bene comune e del diritto di cittadinanza”.
La dinamica dell’incidente
Beatrice Bellucci era una studentessa di Giurisprudenza e una grande tifosa della Roma. La sera del 24 ottobre, viaggiava a bordo di una Mini Cooper insieme all’amica Silvia Piancazzo, coetanea e compagna di studi. Le due ragazze stavano rientrando a casa dopo una serata tranquilla, quando una BMW bianca lanciata ad altissima velocità le ha tamponate violentemente lungo la Colombo.
L’impatto è stato devastante. Beatrice ha perso la vita sul colpo a causa di un grave politrauma toracico e addominale. Silvia, alla guida, è rimasta intrappolata tra le lamiere per oltre un’ora, finché i vigili del fuoco non sono riusciti a estrarla.
Trasportata d’urgenza al San Camillo di Roma, è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico e ricoverata in terapia intensiva. È risultata negativa ai test per alcol e droghe.
Il padre della ragazza, Noè Piancazzo, ha raccontato il dramma in un’intervista: “Silvia sapeva che la sua migliore amica non c’era più. È rimasta lucida per tutto il tempo, ma immagino lo strazio di non sentire più la voce di Beatrice accanto a sé”.
L’inchiesta e l’ipotesi delle corse clandestine
L’unico indagato al momento è Andrea Girimonte, giovane alla guida della BMW. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo con l’accusa di omicidio stradale.
Gli investigatori del X Gruppo Mare della Polizia Locale stanno ricostruendo la dinamica dell’impatto. Dalle prime analisi, non risultano coinvolti altri veicoli, ma gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, compresa quella delle corse clandestine, sempre più frequenti lungo la Colombo e in altre arterie della Capitale.
Negli ultimi mesi, infatti, numerose segnalazioni hanno documentato la presenza di auto potenti e moto che sfrecciano di notte a velocità folli, trasformando le strade in piste improvvisate. Testimoni e residenti della zona raccontano di accelerazioni improvvise, sgommate e sfide tra giovani a tarda notte.
Proprio per questo, la tragedia di Beatrice ha riacceso il dibattito sulla sicurezza stradale e sui controlli notturni. Il Comune di Roma, attraverso la polizia locale e il Campidoglio, sta valutando l’introduzione di nuovi autovelox intelligenti e di presidi fissi nei punti più pericolosi della città.
Il dolore e la memoria
All’uscita della chiesa, tra lacrime e abbracci, amici e compagni di università hanno lanciato palloncini bianchi e giallorossi – i colori della squadra del cuore di Beatrice – e acceso candele in suo ricordo.
Sui social, centinaia di messaggi hanno invaso le pagine dedicate alla giovane, descritta come una ragazza “solare, determinata, generosa e sempre pronta a sorridere”.
La famiglia ha chiesto rispetto e silenzio, ma ha anche espresso un desiderio: che la morte di Beatrice serva a salvare altre vite, spingendo le istituzioni e i cittadini a non ignorare più il problema della velocità e dell’incoscienza sulle strade.
Un dolore che si trasforma in appello civile. “Non possiamo parlare di destino”, ha detto un amico di famiglia all’uscita dalla basilica. “Questa non è fatalità, è il risultato di una leggerezza che distrugge famiglie e sogni. Beatrice non tornerà, ma la sua storia deve cambiare qualcosa”.
Nel silenzio dell’Eur, tra fiori e lacrime, la città ha salutato Beatrice Bellucci. Un addio che pesa come una condanna collettiva, e un monito che suona chiaro: la vita non può essere messa in gioco per una corsa o per un momento di follia.