Un video girato a Parma sta scatenando una tempesta politica nazionale. Nelle immagini, diventate virali sui social, si vede un gruppo di giovani all’interno della sede locale di Fratelli d’Italia, in Borgo del Parmigianino, che intona la canzone “Me ne frego” — un inno del periodo fascista — accompagnandola con cori inneggianti al “Duce”. Il filmato, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato registrato la sera del 28 ottobre 2025, data simbolica per il fascismo in quanto anniversario della Marcia su Roma.

Cori e inni fascisti: il video che scuote la città

Le immagini, riprese probabilmente da uno dei presenti, mostrano un gruppo di giovani che canta e applaude nella sede utilizzata anche da Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile del partito di Giorgia Meloni. I versi del canto — “Camicia nera trionferà, se non trionfa sarà un macello col manganello e le bombe a man” — non lasciano spazio a dubbi sul contenuto ideologico. A fine esecuzione, si sentono distintamente i cori “Duce! Duce! Duce!”.

L’episodio, diffuso rapidamente in rete, ha suscitato immediate reazioni politiche e istituzionali, con una condanna unanime da parte delle forze di opposizione e del mondo civile.

Il sindaco: “Parma non accetterà mai la propaganda del passato”

Il sindaco di Parma, Michele Guerra, ha espresso con fermezza la posizione della città:

“I valori che rappresentano Parma sono agli antipodi di quelli propagati da chi, senza pudore, inneggia a un’ideologia violenta e disumana. Parma non accetterà mai la squallida propaganda di un tempo buio e orrendo. Non lo ha fatto da 80 anni e non lo farà nemmeno oggi.”

Parole dure, che hanno fatto eco a una condanna corale da parte di numerosi esponenti del Partito Democratico, che chiedono alla premier Giorgia Meloni di prendere una posizione netta.

Il Pd all’attacco: “Meloni condanni o è complice del silenzio”

Il primo a intervenire è stato Sandro Ruotolo, membro della segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare:

“A Parma, nella sede di Fratelli d’Italia, si canta ‘Me ne frego’ e si inneggia al Duce. Quella fiamma nel simbolo del partito non è un disegno, è un’eredità. Le radici non mentono: Meloni condanni o tacendo si assumerà la responsabilità morale di questi rigurgiti.”

Anche la vicepresidente del Pd, Chiara Gribaudo, ha rincarato la dose:

“La cosa più grave è che questi giovani si sentano impuniti, liberi di fare apologia del fascismo in una sede politica. La presidente del Consiglio deve dire chiaramente se si riconosce nei valori dell’antifascismo o se preferisce ancora una volta minimizzare.”

Il segretario regionale del Pd Emilia-Romagna, Luigi Tosiani, ha aggiunto:

“Proviamo sdegno e vergogna. La nostra terra è stata liberata dal nazifascismo a caro prezzo. È inaccettabile che oggi, in pieno centro a Parma, si torni a cantare quelle parole.”

La replica di Fratelli d’Italia: “Abbiamo già agito, no a lezioni dalla sinistra”

Dopo la diffusione del video, Fratelli d’Italia Parma ha comunicato di aver avviato immediatamente provvedimenti disciplinari. Il coordinamento provinciale ha annunciato che “nelle scorse ore i vertici nazionali del movimento giovanile hanno proceduto al commissariamento del gruppo locale di Gioventù Nazionale”.

Il partito ha sottolineato di “prendere le distanze da ogni forma di estremismo e comportamento incompatibile con i valori di libertà e democrazia”, aggiungendo però che “non accetta lezioni dalla sinistra, la quale dovrebbe occuparsi anche degli episodi di violenza avvenuti in alcune manifestazioni studentesche e politiche”.

Il presidente di Gioventù Nazionale, Fabio Roscani, ha ribadito che il commissariamento è stato disposto “ben prima della pubblicazione del video” e ha ricordato che “non c’è spazio nel movimento per chi si richiama a ideologie totalitarie”.

Cresce la tensione in città

L’episodio ha spinto diversi collettivi locali a organizzare un presidio antifascista davanti alla sede di Fratelli d’Italia. L’appuntamento, indetto da Azione Antifascista Parma, è previsto per il pomeriggio del 31 ottobre. Nel volantino diffuso dagli organizzatori si legge:

“Inaccettabili cori fascisti dentro la sede di un partito di governo. Le bestie nazifasciste non si nascondono più, è tempo di reagire.”

Un caso che riapre vecchie ferite

La vicenda di Parma riaccende il dibattito sull’eredità del fascismo e sul confine tra memoria storica e apologia, tema che in Italia continua a dividere. Mentre la politica si rimpalla accuse di ipocrisia e doppi standard, resta la domanda di fondo: com’è possibile che, a un secolo dalla dittatura, ci siano ancora giovani che trovano motivo d’orgoglio in uno dei capitoli più oscuri della storia nazionale?

In attesa delle indagini interne e delle eventuali sanzioni, un dato appare certo: l’episodio di Parma non è solo una bravata, ma il sintomo di un’inquietante nostalgia che continua a riaffiorare nel tessuto politico italiano, sfidando la memoria e i valori della democrazia repubblicana.

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