Un intrigo da film di spionaggio, ma con protagonisti reali, documenti riservati e tensioni diplomatiche di portata globale. Dietro le quinte della politica internazionale, l’amministrazione americana avrebbe tentato di mettere in atto una missione clandestina per catturare Nicolás Maduro, il controverso presidente del Venezuela, accusato da anni da Washington di narcotraffico e corruzione.

Secondo un’inchiesta dell’Associated Press, l’operazione – fallita prima di concretizzarsi – sarebbe stata orchestrata da Edwin Lopez, agente federale del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ed ex militare con un passato nei reparti speciali statunitensi. L’obiettivo: convincere il pilota personale di Maduro, Bitner Villegas, a dirottare il jet presidenziale verso un territorio controllato dagli Stati Uniti o da Paesi alleati, dove il leader venezuelano avrebbe potuto essere arrestato.

Il piano segreto: un incontro nell’ombra

Tutto sarebbe iniziato nell’aprile 2024, quando un informatore segnalò all’ambasciata americana nella Repubblica Dominicana la presenza di due jet presidenziali venezuelani in riparazione presso l’aeroporto La Isabela. L’agente Lopez, insospettito, avviò un’indagine che confermò il coinvolgimento diretto del governo di Caracas.

Da quel momento prese forma un piano tanto audace quanto pericoloso: persuadere Villegas, l’uomo di fiducia di Maduro, a tradire il presidente. Lopez ottenne il via libera dei suoi superiori e, con il supporto delle autorità dominicane, riuscì a organizzare un incontro segreto con il pilota all’interno di un hangar dell’aeroporto.

L’atmosfera, raccontano le fonti, era carica di tensione. L’agente federale avrebbe registrato di nascosto la conversazione in cui Villegas ammetteva di aver volato per Maduro e per il defunto Hugo Chávez. Lopez, approfittando della situazione, gli avrebbe fatto una proposta diretta: deviare il jet presidenziale verso una base americana o un’isola caraibica sotto controllo occidentale. In cambio, una ricompensa milionaria e lo status di “eroe nazionale”, pronto a essere accolto come simbolo della libertà venezuelana.

Villegas, però, non accettò. Pur lasciando il proprio numero di telefono – un gesto che Lopez interpretò come un’apertura – il pilota avrebbe respinto con decisione ogni tentativo di reclutamento nei mesi successivi.

I messaggi criptati e il fallimento dell’operazione

Per oltre un anno e mezzo, Lopez avrebbe continuato a mantenere contatti segreti con Villegas tramite app di messaggistica criptata, anche dopo il suo pensionamento. Nel frattempo, la situazione geopolitica si faceva sempre più complessa.

Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la linea verso Caracas divenne più dura: navi da guerra nei Caraibi, elicotteri e forze speciali schierate per fermare i flussi di cocaina, operazioni coperte della CIA e, soprattutto, un aumento della taglia sulla cattura di Maduro, salita a 50 milioni di dollari.

Lopez avrebbe perfino inviato al pilota venezuelano un messaggio in cui allegava il comunicato ufficiale del Dipartimento di Giustizia relativo alla ricompensa, scrivendo: “Sto ancora aspettando la tua risposta.” Ma la risposta non arrivò mai.

“Noi venezuelani non siamo traditori”

Quando il piano rischiò di essere scoperto, alcune immagini manipolate iniziarono a circolare online, mostrando Villegas come potenziale “talpa” del regime. L’obiettivo, secondo alcune fonti, era mettere pressione al pilota. La mossa, però, ebbe l’effetto opposto: Villegas denunciò il tentativo di discredito e dichiarò pubblicamente la propria fedeltà al presidente, chiudendo ogni spiraglio di collaborazione.

Le sue parole, riportate da fonti vicine al governo di Caracas, furono nette:

“Noi venezuelani non siamo traditori. Il nostro dovere è difendere la patria, non venderla.”

Ombre di guerra e diplomazia

L’operazione, mai realizzata, rivela fino a che punto gli Stati Uniti sarebbero disposti a spingersi per indebolire il potere di Maduro, considerato da Washington un alleato dei cartelli della droga e dei governi autoritari di Russia, Iran e Cuba.

Fonti interne citate dall’AP parlano di un’intricata rete di spionaggio, doppi giochi e pressioni internazionali, in cui si mescolano interessi economici, lotta al narcotraffico e rivalità geopolitiche.

Il Venezuela, intanto, continua a vivere una profonda crisi economica e politica, con un’inflazione fuori controllo e una popolazione stremata. L’episodio, se confermato, rischia di aggravare ulteriormente i già delicati rapporti tra Caracas e Washington.

Mentre Maduro continua a mostrarsi in pubblico come simbolo di resistenza contro “l’imperialismo americano”, l’ombra di questo piano segreto fallito conferma che la guerra fredda latinoamericana non è mai davvero finita. Solo si combatte, oggi, con droni, messaggi cifrati e promesse di milioni di dollari.

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