La scuola italiana si prepara a una rivoluzione. Dal 2026 l’esame di Stato delle superiori tornerà a chiamarsi “Maturità”, un nome che evoca tradizione e solennità ma che, questa volta, segnerà anche un cambio di rotta deciso. La riforma, approvata in via definitiva dalla Camera, punta a restituire all’esame “serietà e valore”, dopo anni di contestazioni, semplificazioni e calo di autorevolezza.
“Torna il significato profondo di un momento di crescita personale e civile”, ha dichiarato la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, presentando la nuova versione dell’esame. Ma dietro le parole si nasconde una vera e propria stretta: orali più lunghi e impegnativi, maggiore importanza al comportamento e nuove regole per la formazione scuola-lavoro.
Un esame più duro e più selettivo
Il nuovo impianto della Maturità prevede il mantenimento delle due prove scritte, ma sarà il colloquio orale a diventare il cuore dell’esame. Gli studenti dovranno affrontare domande su quattro materie principali, scelte ogni anno con decreto ministeriale. L’obiettivo è valutare la preparazione complessiva, non solo la memorizzazione.
Il colloquio includerà anche una parte dedicata a educazione civica e alle esperienze di formazione scuola-lavoro, che diventeranno parte integrante della valutazione finale. Gli studenti dovranno dimostrare capacità di riflessione, spirito critico e conoscenza trasversale.
Una delle novità più discusse è la norma sul cosiddetto “silenzio deliberato”. Chi si rifiuterà di rispondere alle domande durante l’orale – comportamento adottato da alcuni studenti in segno di protesta negli anni scorsi – verrà considerato come rinunciatario e bocciato immediatamente. “L’esame non può diventare un palcoscenico per contestazioni,” ha precisato Frassinetti, “ma deve restare un rito di passaggio serio e rispettoso.”
La condotta torna a pesare
Un altro punto centrale della riforma riguarda la valutazione del comportamento. La condotta avrà un peso decisivo sia per l’ammissione all’esame che per il voto finale. Chi otterrà un’insufficienza in condotta sarà bocciato automaticamente, mentre un 6 comporterà una penalità: lo studente dovrà sostenere una “prova di cittadinanza attiva”, un colloquio supplementare dedicato ai valori civili e al rispetto delle regole.
Solo chi raggiungerà almeno 9 in condotta potrà aspirare al punteggio massimo nella prova finale. Una decisione che intende premiare il merito ma anche la responsabilità personale e sociale, riportando l’educazione civica al centro della vita scolastica.
Addio “PCTO”, arriva la nuova formazione scuola-lavoro
Cambia anche il nome – e la sostanza – dell’alternanza scuola-lavoro. Dal 2026 si parlerà di “formazione scuola-lavoro”, con regole più rigide sulla sicurezza e un maggiore controllo dei percorsi offerti dalle aziende.
Le scuole non potranno più stipulare convenzioni con realtà considerate “ad alto rischio”. Inoltre, l’Inail avvierà campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza per studenti e imprese, mentre la copertura assicurativa verrà estesa anche agli infortuni avvenuti durante il tragitto casa-lavoro.
Il governo assicura che l’obiettivo è tutelare gli studenti e garantire esperienze formative di qualità, dopo gli incidenti e le polemiche che negli ultimi anni avevano scosso il sistema dei PCTO.
Maturità 2026: meno improvvisazione, più preparazione
Con la nuova riforma, la Maturità tornerà a essere una prova di resistenza e consapevolezza, come un tempo. Le scuole avranno un anno per adeguarsi alle nuove regole e per informare studenti e famiglie. A gennaio 2026 il Ministero pubblicherà il decreto con le materie d’esame, mentre entro la primavera verranno diffusi i programmi aggiornati.
Il cambiamento più grande, però, sarà culturale. “Non basta sapere, bisogna saper essere,” ha commentato un alto funzionario del Ministero. “Il nuovo esame premierà chi dimostrerà maturità vera, non solo conoscenze tecniche.”
Tra timori e aspettative
Nelle scuole italiane il dibattito è già acceso. Molti docenti accolgono con favore la stretta, vedendola come un ritorno al rigore perduto. Ma tra gli studenti non mancano le preoccupazioni: temono un esame più difficile e una valutazione troppo soggettiva nella parte orale.
Certo è che dal 2026 la “Maturità” tornerà a pesare davvero. Non solo come prova scolastica, ma come simbolo di un passaggio verso l’età adulta. E per molti giovani italiani sarà il primo vero banco di prova di una nuova scuola che chiede meno slogan e più responsabilità.