Dopo una settimana di fuga e ricerche in tutta la provincia di Brescia, Roberto Held, 50 anni, si è consegnato ai carabinieri mettendo fine a una caccia all’uomo che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso. È lui, secondo gli inquirenti, il responsabile dell’omicidio di Dolores Dori, la 44enne di origine sinti uccisa il 2 ottobre scorso a Desenzano del Garda durante una violenta sparatoria avvenuta all’interno di un campo nomadi.
L’uomo era ricercato da giorni dopo che, secondo la ricostruzione degli investigatori, dalla sua pistola sarebbero partiti i colpi fatali che hanno raggiunto la vittima. Held era il consuocero di Dolores Dori, legato alla famiglia della donna da rapporti di parentela e, soprattutto, da una faida che da settimane covava sotto la superficie. Al centro del conflitto, una relazione amorosa proibita: quella tra la figlia maggiore della vittima, una ragazza appena maggiorenne, e uno dei figli di Held.
L’unione tra i due giovani aveva scatenato l’ira delle famiglie, secondo la tradizione sinti che spesso considera tali relazioni motivo di offesa e disonore. Dopo la fuga della ragazza con il fidanzato, la madre Dolores aveva annunciato una rappresaglia violenta, culminata nel blitz del 2 ottobre, giorno in cui si è consumata la tragedia.
Secondo quanto emerso dalle indagini, la donna si era presentata nel primo pomeriggio al campo nomadi di Lonato del Garda a bordo della propria auto, accompagnata dalla madre – conosciuta come “la regina sinti di Pistoia” – e dal figlio sedicenne. In preda alla rabbia, aveva sfondato il cancello del campo, aprendo un varco e dando inizio a un raid improvvisato. Una volta all’interno, avrebbe estratto una pistola e sparato diversi colpi verso le roulotte.
La risposta dall’altra parte non si è fatta attendere: Roberto Held avrebbe impugnato la sua arma e risposto al fuoco, colpendo Dolores Dori con due proiettili che l’hanno raggiunta agli organi vitali. Trasportata d’urgenza all’ospedale di Desenzano, la donna è morta poche ore dopo, nonostante i tentativi disperati dei medici di salvarla.
Una svolta decisiva per le indagini è arrivata grazie a un video shock registrato dal figlio sedicenne della vittima. Il ragazzo, rimasto accanto alla madre durante l’agguato, aveva ripreso l’intera scena con il cellulare, senza immaginare che quelle immagini sarebbero diventate una prova cruciale. Dal filmato, recuperato dagli investigatori, è stato possibile ricostruire ogni istante della sparatoria e identificare con precisione la persona che ha sparato i colpi mortali.
Dopo giorni di latitanza, Roberto Held ha deciso di presentarsi spontaneamente ai carabinieri di Brescia, accompagnato dal suo legale. Attualmente si trova detenuto nel carcere di Canton Mombello, con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Secondo fonti investigative, l’uomo non avrebbe opposto resistenza e avrebbe collaborato con gli inquirenti, confermando di trovarsi sul luogo della sparatoria ma sostenendo di aver agito “in risposta a un attacco armato”.
La Procura di Brescia sta ora valutando le ipotesi di premeditazione e di legittima difesa, mentre continua la ricostruzione dei giorni precedenti alla tragedia per chiarire la sequenza degli eventi e la portata della faida familiare. Le tensioni tra le due famiglie, entrambe appartenenti alla comunità sinti, si erano intensificate dopo che la giovane coppia aveva deciso di fuggire insieme, contravvenendo alle regole interne dei rispettivi clan.
Il caso ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica il problema delle rivalità e delle vendette interne ai gruppi nomadi, che spesso si risolvono in episodi di violenza estrema. Gli investigatori non escludono che altre persone possano essere coinvolte nell’organizzazione del blitz e nelle fasi successive alla fuga di Held.
Nel frattempo, il video girato dal figlio di Dolores Dori – un documento tanto drammatico quanto rivelatore – è stato acquisito integralmente dalla magistratura e sottoposto a perizia balistica. Sarà proprio quell’evidenza digitale, insieme alle testimonianze raccolte sul posto, a definire con precisione le responsabilità di chi ha sparato per primo e di chi ha risposto.
Il paese di Desenzano del Garda, ancora scosso dall’episodio, resta in attesa di giustizia. Una faida nata da un amore giovane e osteggiato ha lasciato dietro di sé una scia di sangue, odio e dolore, trasformando una disputa familiare in un omicidio che oggi scuote l’intera comunità sinti italiana.