Tra le opere più significative presentate alla Festa del Cinema di Roma, Anatomia di un grande sogno di Federico Braconi si distingue per la sua capacità di raccontare un luogo simbolo della capitale italiana: il quartiere di San Lorenzo. Un rione storico, popolare, ferito dai bombardamenti del 1943 e dalle trasformazioni sociali degli ultimi decenni, che attraverso lo sguardo del regista ritrova voce, dignità e speranza grazie alla forza dello sport popolare.
Il documentario parte da un’esperienza concreta, quella dell’Atletico San Lorenzo, polisportiva ad azionariato popolare fondata nel 2013 da un gruppo di abitanti del quartiere. Nata come semplice squadra di calcio e diventata nel tempo un progetto sportivo e sociale articolato, l’Atletico rappresenta un punto di riferimento per chi ancora crede nella solidarietà, nella partecipazione collettiva e nel valore della comunità. Oggi la società conta diverse discipline, squadre femminili e giovanili, e continua a operare come presidio culturale e umano in un contesto sempre più difficile.
San Lorenzo, infatti, non è più il quartiere di un tempo. Situato tra la stazione Termini, la Città Universitaria e il Verano, conserva ancora il ricordo delle sue origini operaie e popolari, ma vive una fase di profonda trasformazione. Le vecchie case di ringhiera lasciano spazio a nuove costruzioni anonime, mentre la pressione immobiliare e il turismo di massa ne minacciano l’identità. Sempre più abitazioni vengono convertite in bed and breakfast, gli affitti diventano insostenibili e i residenti storici sono costretti ad abbandonare le loro case. Il quartiere si svuota della propria anima, sostituita da un modello di vita frammentato, commerciale e distante dal senso di comunità che un tempo lo caratterizzava.
Attraverso interviste, immagini d’archivio e testimonianze dirette — tra cui quella dell’attore Marcello Fonte — il film di Braconi costruisce un ritratto affettuoso ma realistico di un quartiere che lotta per non scomparire. L’autore intreccia le vicende dell’Atletico San Lorenzo con quelle di spazi sociali come l’ex Cinema Palazzo e il centro sociale Communia, luoghi simbolo della resistenza culturale e politica di un territorio che rifiuta di piegarsi alla logica della speculazione.
La narrazione si muove su più piani temporali, alternando passato e presente, e restituisce il senso profondo della parola “resistenza”. Non si tratta solo di una memoria storica legata agli eventi bellici o alla lotta antifascista, ma di una forma di resistenza quotidiana: quella contro l’omologazione, contro la perdita del senso collettivo, contro la cancellazione della memoria urbana.
Al centro del racconto c’è la convinzione che lo sport possa essere molto più di un semplice svago. Nel campo da calcio, nei tornei popolari, nelle attività condivise, si costruisce un nuovo modo di vivere la città. Maschi e femmine, adulti e bambini, trovano nello sport un terreno comune, uno spazio dove le differenze si annullano e la solidarietà si rinnova. È questo il cuore pulsante di Anatomia di un grande sogno: la possibilità di trasformare un pallone, un canestro o una partita in un atto politico e poetico.
Il documentario affronta anche episodi di conflitto, come la battaglia per mantenere il campo sportivo minacciato da un progetto speculativo. Una vicenda che ha visto persino l’intervento di Papa Francesco, da sempre appassionato di calcio e sostenitore del valore sociale dello sport. Se la vittoria contro la trasformazione del campo in impianti privati è stata un successo, lo stesso non si può dire per la sorte del Cinema Palazzo, sgomberato nel 2020 e tuttora chiuso: una ferita aperta nel cuore del quartiere.
Anatomia di un grande sogno è, in definitiva, un film che parla di speranza. Racconta la volontà di chi non si arrende, di chi crede che la memoria e la partecipazione possano ancora cambiare il destino di un territorio. In un’epoca segnata dalla frammentazione sociale e dalla perdita di identità collettiva, l’opera di Braconi ricorda che i sogni possono essere condivisi, e che attraverso la forza dello sport e della cultura popolare è ancora possibile difendere l’anima di una comunità.