Proseguono le indagini sulla morte di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Al centro della nuova fase d’inchiesta, disposta dalla Procura di Pavia, c’è Andrea Sempio, il 41enne amico del fratello della vittima, nuovamente sottoposto ad accertamenti antropometrici. Le misurazioni, effettuate nei giorni scorsi presso la clinica Mangiagalli di Milano, rientrano nella consulenza affidata all’antropologa forense Cristina Cattaneo, incaricata di confrontare i dati fisici di Sempio con le tracce e le lesioni rilevate sulla scena del delitto.

Secondo quanto riportato, le analisi hanno riguardato altezza, peso, lunghezza degli arti, circonferenze e misure dei piedi e delle caviglie. Parte delle rilevazioni è stata condotta con metodi tradizionali, utilizzando il metro, mentre altre con tecnologia di scansione tridimensionale, per ottenere un profilo corporeo dettagliato. “Si tratta di parametri standard in questo tipo di accertamenti”, ha spiegato Armando Palmegiani, consulente della difesa. Le operazioni, durate circa tre ore, si sono svolte in un clima di piena collaborazione da parte dell’indagato.

Tra gli elementi più delicati c’è la misura del piede, aspetto che da sempre rappresenta uno dei punti controversi del caso. La sentenza definitiva di condanna nei confronti di Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara Poggi, aveva infatti attribuito all’assassino una calzatura numero 42, la stessa indossata da Stasi. Le nuove verifiche potrebbero servire a stabilire se la morfologia del piede di Sempio possa o meno coincidere con le tracce rinvenute all’epoca del delitto. Tuttavia, la difesa precisa di non conoscere ancora nel dettaglio gli obiettivi e l’utilizzo che la Procura farà dei risultati raccolti.

Parallelamente agli accertamenti tecnici, Sempio è tornato a parlare pubblicamente del caso in un’intervista rilasciata al programma Quarto Grado, ribadendo con fermezza la propria estraneità ai fatti. “Le accuse contro di me sono tutte bugie. La parte più pesante non è quella giudiziaria, ma quella mediatica. Le falsità che circolano ti logorano, e qualunque cosa si faccia, si viene criticati: se ci si difende, si entra nel gioco; se si tace, si pensa che si abbia qualcosa da nascondere”, ha dichiarato con tono amaro.

Sempio ha poi affrontato il tema legato al suo avvocato, Fabio Lovati, coinvolto in alcune polemiche dopo le rivelazioni di Fabrizio Corona. “Non esiste alcun segreto che Lovati potrebbe rivelare. Ho per lui rispetto e stima, mi ha sempre difeso e ha ribadito più volte che sono completamente estraneo alla vicenda”, ha precisato, respingendo ogni ipotesi di frattura con il legale che lo assiste da oltre dieci anni.

Un altro punto su cui l’indagato ha voluto chiarire è quello riguardante un presunto testimone che avrebbe messo in dubbio l’autenticità di uno scontrino usato a suo tempo come elemento di verifica temporale. “È una notizia falsa — ha replicato —, non so chi sia questa persona, né se esista davvero. Mi interessa vedere come verrà documentata questa affermazione priva di fondamento.”

Sempio è inoltre stato citato nell’ambito di una seconda inchiesta, quella sulla presunta corruzione dell’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti. Anche in questo caso l’indagato respinge ogni addebito. “Non ho nulla a che fare con quella storia — ha spiegato —. Le cifre e le circostanze non tornano, e non avrebbe avuto senso parlare di corruzione: non era lui a decidere sull’archiviazione del mio caso. Quando hanno perquisito la nostra abitazione, hanno trovato un foglietto su cui mio padre aveva annotato le spese legali in migliaia di euro. È stato tutto travisato: se scrive 20 o 30, intende 20 o 30 euro, non migliaia.”

L’indagine su Sempio rappresenta un nuovo capitolo di una vicenda che, a oltre diciotto anni dal delitto di Garlasco, continua a riempire fascicoli e alimentare interrogativi. Le misurazioni affidate alla professoressa Cattaneo potrebbero fornire nuovi elementi tecnici, ma per il momento restano molte le incognite sul loro reale peso nel quadro complessivo dell’inchiesta. In attesa dei risultati, il nome di Andrea Sempio resta legato a uno dei casi più discussi della cronaca italiana, mentre lui continua a proclamarsi innocente, chiedendo soltanto di poter “aspettare che la verità emerga da sola”.

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