L’Italia si prepara a varare il dodicesimo pacchetto di aiuti militari destinato all’Ucraina, confermando il proprio impegno nel sostenere Kiev nella difesa contro l’aggressione russa. Secondo fonti governative, il nuovo invio comprenderà munizioni, missili e altri dispositivi di supporto militare, la cui natura specifica rimane coperta dal segreto per motivi di sicurezza nazionale. La consegna è prevista entro la fine di dicembre, consolidando così una cooperazione che prosegue ininterrottamente dall’inizio del conflitto.
I precedenti undici pacchetti di assistenza hanno avuto un valore complessivo stimato tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro, comprendendo sistemi di difesa aerea, veicoli blindati, equipaggiamenti logistici e forniture di artiglieria. L’Italia, insieme agli alleati europei e alla NATO, si è distinta per la costanza del proprio contributo, pur in un contesto economico interno segnato da vincoli di bilancio.
In questo nuovo capitolo del sostegno a Kiev, il Ministero della Difesa ha smentito le voci secondo cui sarebbe in preparazione la cessione di una terza batteria Samp-T, il sofisticato sistema missilistico italo-francese destinato alla difesa aerea. Al contrario, il pacchetto in arrivo dovrebbe includere nuovi missili compatibili con le batterie già fornite, oltre a un ampio quantitativo di munizioni per artiglieria contraerea. Ogni proiettile, del costo medio di circa duemila euro, servirà a mantenere operative le due batterie Samp-T già consegnate alle forze ucraine, considerate tra i più efficaci strumenti di difesa contro i raid missilistici russi.
Le fonti della Difesa sottolineano che questa decisione conferma la linea di continuità del governo italiano: garantire il sostegno militare all’Ucraina pur rispettando le capacità economiche e logistiche nazionali. Al tempo stesso, l’esecutivo valuta la possibilità di ricorrere alla clausola di salvaguardia per la spesa in difesa, una misura che potrebbe essere attivata una volta conclusa la procedura europea sul deficit eccessivo.
Sul piano diplomatico, il sostegno all’Ucraina è stato ribadito dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il recente Consiglio europeo. Nel corso di un incontro con il presidente Volodymyr Zelensky, la premier ha confermato un appoggio “fermo e determinato” al governo di Kiev, sia sul fronte militare sia per l’assistenza alla popolazione civile. Lo stesso messaggio è stato ripetuto nel vertice dei cosiddetti “Volenterosi”, tenutosi a Londra, al quale Meloni ha partecipato in videocollegamento. Nel suo intervento ha ribadito la necessità di mantenere una linea comune con gli Stati Uniti e di promuovere un cessate il fuoco credibile che apra la strada a un processo negoziale basato sull’attuale situazione sul campo.
Parallelamente, a Bruxelles l’Italia ha votato a favore del diciannovesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia. Le misure, concordate tra i ventisette Stati membri, rafforzano ulteriormente la pressione economica su Mosca. Tuttavia, resta aperto il dibattito sull’utilizzo degli asset russi congelati nei paesi europei, in particolare in Belgio, per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina. La decisione definitiva è stata rinviata al mese di dicembre, con il premier ungherese Viktor Orbán ancora una volta contrario a ogni nuova iniziativa di sostegno a Kiev.
Il governo italiano, pur consapevole delle difficoltà legate alla spesa militare, intende mantenere una posizione coerente con le scelte dell’Alleanza Atlantica. L’adesione al meccanismo “Purl” della NATO — che prevede l’acquisto di armamenti statunitensi tramite fondi europei — rientra in questa logica di cooperazione strategica e di rafforzamento della sicurezza comune.
L’invio del dodicesimo pacchetto rappresenta dunque non solo un gesto di solidarietà verso l’Ucraina, ma anche un segnale politico verso gli alleati: l’Italia intende continuare a svolgere un ruolo attivo nel fronte euroatlantico, sostenendo la resistenza ucraina e contribuendo, al tempo stesso, alla ricerca di una soluzione diplomatica che ponga fine al conflitto. In un contesto di guerra prolungata, la combinazione di sostegno militare e impegno politico rimane il cardine della strategia italiana e europea per la stabilità del continente.