La nuova bozza della Manovra finanziaria 2026 ha acceso una miccia inaspettata all’interno della maggioranza di governo. La proposta del Ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, prevede un aumento della cedolare secca sugli affitti brevi, portandola dal 21% al 26%, uniformando così l’aliquota tra chi affitta una sola casa e chi ne gestisce più di una. Una misura che, nelle intenzioni del Tesoro, dovrebbe contribuire a reperire risorse aggiuntive per sostenere i conti pubblici, ma che ha immediatamente provocato la reazione contrariata di Forza Italia e Lega, compatte nel definire l’aumento “una scelta sbagliata e controproducente”.
La misura nella bozza di Manovra
Secondo il testo provvisorio della Manovra, diffuso domenica sera, la modifica fiscale riguarda tutti i contratti di locazione breve, inclusi quelli gestiti tramite piattaforme digitali come Airbnb o Booking. La cedolare secca, introdotta nel 2011 per semplificare la tassazione degli affitti e incentivare la regolarizzazione del mercato, passerebbe così dal 21% al 26%, senza più distinzione tra chi affitta un solo immobile e chi esercita un’attività più estesa.
Il provvedimento cancellerebbe di fatto la riduzione concessa solo un anno fa per i piccoli proprietari, che avevano potuto beneficiare di un’aliquota più bassa per la prima abitazione destinata ad affitto breve.
Le proteste di Forza Italia
A rompere per prima il silenzio è stata Forza Italia, che ha contestato la misura sia nel merito sia nel metodo. “Non eravamo stati informati, lo abbiamo scoperto solo leggendo la bozza”, ha dichiarato il portavoce del partito, Raffaele Nevi, sottolineando come l’aumento “rappresenti un segnale negativo per chi investe nel mattone”. Nevi ha poi aggiunto: “Non ci sembra equo equiparare la casa a un bene speculativo come le criptovalute. Da un lato si riduce la tassazione sulle valute digitali, dall’altro si colpisce chi sceglie di investire nel mercato immobiliare”.
All’interno del partito azzurro la misura è percepita come una stangata contro la proprietà privata, in contrasto con la tradizionale linea liberale e moderata che da sempre caratterizza il gruppo. Fonti interne parlano di “una norma tecnica che rischia di trasformarsi in un caso politico”, aprendo una prima frattura nella maggioranza dopo settimane di apparente compattezza.
La posizione della Lega e il commento di Salvini
Anche la Lega ha espresso perplessità sull’aumento della cedolare secca. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, intervenuto al Forum dei Giovani Imprenditori di Confcommercio a Milano, ha definito la misura “un errore che non aiuta la domanda interna né l’iniziativa privata”. Secondo il leader leghista, penalizzare ulteriormente chi affitta immobili, in un momento di rallentamento economico, potrebbe frenare il mercato e ridurre la disponibilità di alloggi turistici in molte città.
Salvini ha inoltre ribadito la necessità di “premiare chi investe e crea ricchezza”, sottolineando che l’Italia ha bisogno di politiche fiscali stabili e non di cambiamenti improvvisi che disincentivano gli investimenti nel settore immobiliare.
Le ragioni del Ministero dell’Economia
Dal canto suo, il Ministero dell’Economia difende la proposta come parte di un riordino fiscale complessivo, finalizzato a ridurre il divario tra redditi da capitale e rendite immobiliari. L’obiettivo, spiegano fonti vicine al Mef, è rendere più equilibrato il sistema, evitando che alcune forme di reddito godano di vantaggi sproporzionati rispetto ad altre. L’aumento dell’aliquota al 26% mira anche a uniformare la tassazione a quella dei guadagni finanziari, come dividendi e plusvalenze.
Inoltre, la misura dovrebbe contribuire a compensare le minori entrate derivanti da altri interventi della manovra, come la riduzione dell’Irpef per il ceto medio e il rafforzamento dei bonus per i lavoratori.
Le reazioni nel settore e le prospettive parlamentari
Le associazioni dei proprietari immobiliari hanno reagito con preoccupazione, parlando di una stretta che rischia di penalizzare i piccoli risparmiatori. Anche le piattaforme di intermediazione hanno espresso timori per gli effetti che l’aumento fiscale potrebbe avere sull’offerta di alloggi turistici, soprattutto nelle grandi città e nelle località balneari.
La misura dovrà ora passare al vaglio del Parlamento, dove Forza Italia ha già annunciato battaglia. “Così com’è, questa norma non passerà”, ha avvertito Nevi. La Lega, pur non escludendo un compromesso, ha fatto sapere di voler discutere modifiche per salvaguardare i proprietari che affittano un solo immobile.
La trattativa, dunque, è appena iniziata. Sullo sfondo, resta il difficile equilibrio tra le esigenze di bilancio e la volontà politica di non alienarsi il consenso di una parte importante dell’elettorato: quella dei proprietari di casa, storicamente considerati uno dei pilastri della base elettorale del centrodestra.