Un’altra tragedia si aggiunge al lungo elenco dei femminicidi che continuano a scuotere l’Italia. Dopo quasi tre mesi di lotta disperata in un letto d’ospedale, Nadia Khaidar, 50 anni, di origine marocchina, è morta il 18 ottobre a Bologna. La donna non è sopravvissuta alle gravissime ferite riportate nell’aggressione subita lo scorso 27 luglio per mano del suo ex compagno, Redouane Ennakhali, 44 anni, connazionale e già noto alle forze dell’ordine.
L’episodio, fin da subito definito di una brutalità inaudita, si era consumato nell’appartamento della vittima in via del Cossa, nel quartiere Santa Viola. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo aveva raggiunto la casa della donna dopo l’ennesima lite, scatenata dalla decisione di lei di interrompere definitivamente la relazione. Quella scelta le è costata la vita. L’aggressore si sarebbe accanito contro di lei con pugni, calci e diverse coltellate, riducendola in fin di vita prima di essere bloccato dai militari, allertati dai vicini spaventati dalle urla provenienti dall’appartamento.
Quando i carabinieri sono entrati nella casa, hanno trovato l’uomo in stato di evidente confusione, mentre ripeteva frasi sconnesse, tra cui “l’ho uccisa”. Nadia, in condizioni disperate, era stata soccorsa immediatamente dal personale del 118 e trasportata d’urgenza all’ospedale Maggiore di Bologna, dove i medici avevano lottato per settimane per salvarla. Dopo un lungo ricovero in rianimazione, la donna era stata trasferita in una clinica privata per la riabilitazione, ma il suo corpo non ha retto alle conseguenze delle violenze subite.
Per l’aggressore, inizialmente accusato di tentato omicidio, le imputazioni verranno ora riqualificate in omicidio aggravato dalla relazione sentimentale con la vittima. La Procura di Bologna, sotto la direzione del pubblico ministero Domenico Ambrosino, ha confermato che la nuova accusa sarà formalizzata non appena sarà depositato il certificato di morte della donna. Le indagini, affidate al Nucleo Radiomobile e al Nucleo Investigativo dei Carabinieri, proseguono per ricostruire nel dettaglio la dinamica e le fasi precedenti all’aggressione.
Secondo quanto emerso, la relazione tra Nadia e Redouane era da tempo segnata da litigi, tensioni e violenze, spesso legate alla gelosia e al controllo dell’uomo nei confronti della compagna. Lei, secondo i racconti di conoscenti e vicini, aveva già tentato di allontanarsi da lui più volte, ma non era riuscita a liberarsi completamente da quella relazione tossica. La sera dell’aggressione, avrebbe provato ancora una volta a chiudere ogni contatto, scatenando la furia cieca del suo ex.
Il sindaco e la comunità di Bologna hanno espresso profondo cordoglio per la scomparsa di Nadia, una donna conosciuta e stimata nel quartiere. Molti cittadini hanno lasciato fiori e candele davanti all’edificio di via del Cossa, in segno di solidarietà e di denuncia contro la violenza di genere che continua a mietere vittime.
La vicenda riporta drammaticamente al centro dell’attenzione il problema, ancora irrisolto, dei femminicidi in Italia, dove una donna viene uccisa mediamente ogni tre giorni, nella maggior parte dei casi da un partner o ex partner. Un fenomeno che non conosce confini geografici né culturali e che, nonostante gli appelli e le campagne di sensibilizzazione, continua a ripetersi con inquietante frequenza.
Nadia Khaidar, come troppe altre, aveva cercato di riprendere in mano la propria vita, ma si è scontrata con la violenza di chi non ha accettato la sua libertà. La sua morte lascia dietro di sé non solo dolore, ma anche la richiesta di una risposta più forte e concreta da parte delle istituzioni, affinché nessuna donna debba più pagare con la vita il coraggio di dire “basta”.