Meloni presente in Aula per il voto simbolico: la maggioranza compatta difende l’operato del governo

La Camera dei deputati ha respinto le richieste di autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, indagati nell’ambito dell’inchiesta sul caso Almasri. Con un voto segreto, Montecitorio ha confermato la linea della Giunta per le autorizzazioni, che aveva già espresso parere contrario alla prosecuzione giudiziaria nei confronti dei tre membri del governo.

L’aula ha approvato la proposta di negare l’autorizzazione con una netta maggioranza: 252 voti favorevoli e 112 contrari nel caso di Mantovano, 251 favorevoli e 117 contrari per Nordio, 256 favorevoli e 106 contrari per Piantedosi. Il centrodestra ha mostrato una compattezza totale, mentre le opposizioni si sono divise tra chi chiedeva di mandare avanti il procedimento e chi, come Italia Viva, ha scelto un approccio più garantista.

Il contesto e le accuse

La vicenda Almasri risale ai mesi scorsi e riguarda la gestione del caso di un generale libico accusato di crimini contro l’umanità, inizialmente arrestato in Italia e poi rimpatriato. Il Tribunale dei ministri aveva chiesto alla Camera l’autorizzazione a procedere nei confronti dei tre esponenti dell’esecutivo, ipotizzando che il rilascio potesse costituire un abuso di potere o una violazione delle convenzioni internazionali.

Secondo la Giunta per le autorizzazioni, invece, l’operato dei ministri e del sottosegretario rientrava pienamente nell’esercizio delle funzioni governative e rispondeva a un “preminente interesse pubblico”. Il relatore di maggioranza, Pietro Pittalis (Forza Italia), ha ribadito in Aula che le decisioni furono assunte nel quadro della tutela della sicurezza nazionale e dei rapporti internazionali con la Libia.

Il relatore di minoranza, Federico Gianassi (Partito Democratico), ha definito la scelta della maggioranza “un precedente pericoloso”, sostenendo che negare l’autorizzazione significhi avallare la possibilità che il governo italiano “ceda al ricatto di una milizia paramilitare” in un contesto di tensioni internazionali.

Il dibattito in Aula

La seduta si è aperta alle 9 con l’invito del centrodestra alla “presenza tassativa” di tutti i deputati della maggioranza, essendo necessario raggiungere la maggioranza assoluta dei componenti (201 voti) per respingere la richiesta. I banchi del governo erano quasi al completo: accanto ai ministri Nordio e Piantedosi e al sottosegretario Mantovano erano presenti anche Antonio Tajani, Giancarlo Giorgetti, Nello Musumeci, Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida.

La premier Giorgia Meloni è arrivata in Aula poco prima delle votazioni, confermando con la sua presenza il sostegno politico e simbolico ai membri del governo coinvolti nella vicenda. Dopo il voto, la presidente del Consiglio ha lasciato Montecitorio, mentre la seduta è stata sospesa.

Durante le dichiarazioni di voto, Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra) ha mostrato le immagini dei prigionieri del campo libico di Mitiga, definite “testimonianze delle torture per cui Almasri è ricercato dalla Corte penale internazionale”. Bonelli ha attaccato la maggioranza accusandola di “vergognosa complicità”. Ivana Zanella, capogruppo di Avs, ha definito “un disonore per il Paese” il mancato arresto del generale libico, chiedendo trasparenza e giustizia.

Dal fronte opposto, Alessandro Palombi (Fratelli d’Italia) ha difeso l’operato dell’esecutivo, sottolineando che “la decisione di non procedere nei confronti dei ministri è coerente con il principio di responsabilità politica del governo”. Matteo Orfini (Partito Democratico) ha invece parlato di “vicenda grave e gestita in modo pasticciato”.

Le posizioni dei partiti

Italia Viva ha tenuto una posizione intermedia: Davide Faraone ha annunciato che il gruppo avrebbe votato a favore delle autorizzazioni per Nordio e Mantovano ma contro quella per Piantedosi, giudicando quest’ultimo “formalmente corretto nell’applicazione delle norme”. Matteo Renzi, intervenendo in collegamento televisivo, ha ribadito la linea “garantista e costituzionale” del partito.

Riccardo Magi (Più Europa) e Federico Cafiero De Raho (Movimento 5 Stelle) hanno criticato la decisione della maggioranza, sostenendo che il rilascio di Almasri “ha minato la credibilità internazionale dell’Italia”.

Un voto dal forte valore politico

Il voto della Camera rappresenta una vittoria politica per il governo Meloni, che ha difeso compatto i propri esponenti da accuse considerate strumentali. Tuttavia, la vicenda lascia aperti interrogativi sul coordinamento delle scelte di politica estera e giudiziaria, e sulle implicazioni etiche della gestione dei rapporti con la Libia.

Il “caso Almasri”, divenuto ormai terreno di scontro politico e mediatico, segna un nuovo capitolo nel delicato equilibrio tra poteri dello Stato e responsabilità politica dei ministri. Per il momento, la maggioranza esce compatta dal voto, ma le tensioni sul fronte dei diritti umani e della giustizia internazionale restano tutt’altro che sopite.

17 pensiero su “Caso Almasri, la Camera nega l’autorizzazione a procedere per Nordio, Piantedosi e Mantovano”
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