Il maestro Riccardo Muti ha riempito di musica e emozioni la città di Ravenna con l’edizione del progetto “Cantare amantis est”, tenutosi i giorni 1 e 2 giugno. Il direttore d’orchestra ha guidato un coro impressionante di 3.546 partecipanti provenienti da tutta Italia.
Muti tra i coristi: “Siete voi la speranza per il futuro”
Durante l’evento, Muti si è unito ai partecipanti nel teatro comunale di Ravenna. Il maestro ha ricevuto ovazioni e applausi da una folla entusiasta composta da coristi di tutte le età, dai 6 ai 93 anni.
“È un fondamento che fa bene sperare per il futuro”, ha dichiarato Muti rivolgendosi ai partecipanti. “In questo Paese abbastanza disastrato, voi rappresentate l’Italia vera.”
Programma musicale e dediche
Il programma di quest’anno comprendeva composizioni che coprono diversi stili musicali: dall’Ave verum Corpus di Mozart al Casta diva di Bellini, passando per l’inno italiano. Muti ha dedicato l’interpretazione dell’Ave verum Corpus all’Arcivescovo di Ravenna e si è scherzosamente offerto di inviarlo poi al Papa.
Aneddoti storici ed estetici
Durante le prove, Muti non ha perso l’occasione per raccontare aneddoti riguardanti la storia della musica italiana. Ha menzionato il tragico trasporto delle spoglie di Bellini da Parigi a Catania e ha esortato i presenti ad interessarsi di Giovanni Battista Donizetti, noto come Da Ponte.
“Perché non si studia Da Ponte nei licei? Stiamo abdicando al nostro glorioso passato!”, ha sottolineato il maestro.
Lavoro intenso su “Casta diva” di Bellini
Una delle prove più impegnative è stata quella della famosa arie Casta diva. I coristi hanno dovuto sudare sette camicie per soddisfare le esigenze del direttore.
“Non fermatevi su ‘casta’, pensate a un valzer lento”, ha consigliato Muti ai partecipanti, che si sono impegnati a fondo per dare il meglio di sé. La soprano Mariagrazia Schiavo è stata chiamata sul palco e la sua interpretazione di Bellini ha rallegrato l’uditorio.
Lezioni tecniche e aneddoti divertenti
Muti non si è limitato a guidare le prove musicali, ma ha anche condiviso alcuni consigli tecnici. “Il primo ‘ave’ è sottovoce, cosa che non esiste più nei teatri, oggi bisogna urlare per strappare l’applauso”, ha spiegato.
Durante la prova dell’Andante a cappella del Requiem di Verdi, Muti ha scherzato con un partecipante che stava mimesando una chitarra. “Eccellenza, in chiesa non sarebbe meglio questo piuttosto che…”, e ha mimato la chitarra. Questo gesto è stato accolto da risate ed applausi.
L’inno nazionale: un momento di grande emozione
Il secondo giorno dell’evento si è concluso con una interpretazione collettiva dell’inno nazionale, che ha coinvolto tutti i presenti. Muti ha guidato la platea in una versione particolarmente appassionata e commovente.
“L’inno deve essere cantato dalla moltitudine, non da una sola persona”, ha sottolineato il maestro. “La massa corale ha una potenza che il singolo non può avere.”
Conclusione: un’esperienza indimenticabile
Ravenna è rimasta immersa in un clima di grande entusiasmo e ammirazione per la presenza del maestro Muti. L’evento ha riscosso un successo enorme, non solo grazie alla qualità musicale, ma anche al fascino personale del direttore d’orchestra.
La città è rimasta pervasa dalla musica classica e dallo spirito di unità e amore per la propria cultura. Questa esperienza sarà certamente un momento indimenticabile per tutti coloro che hanno partecipato.


