La Toscana resta nelle mani del centrosinistra. Le elezioni regionali si sono concluse con la netta riconferma di Eugenio Giani, che si impone con quasi il 54% dei consensi, distanziando di oltre dieci punti il suo principale sfidante, Alessandro Tomasi, sostenuto dal centrodestra unito. La candidata della sinistra alternativa, Antonella Bundu, sostenuta da Toscana Rossa — lista che riunisce Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e Possibile —, si ferma su percentuali marginali.

Il voto, che si è tenuto in due giornate e si è chiuso alle 15 di lunedì 13 ottobre, ha confermato le previsioni degli exit poll: la sinistra continua a governare la Toscana senza interruzioni dal 1970, anno della prima elezione regionale. Lo scrutinio ha mostrato fin dalle prime sezioni una tendenza chiara, consolidata nel corso delle ore, che ha portato alla vittoria definitiva di Giani, sostenuto da una coalizione larga formata da Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Casa Riformista e Movimento 5 Stelle.

Il risultato finale

Secondo i dati diffusi dal portale Eligendo, Giani ha raccolto poco meno del 54% dei voti, mentre Tomasi si è fermato al 40,8%, con un distacco di quasi mezzo milione di preferenze. Il Partito Democratico resta la forza dominante in regione con il 34,6%, seguito da Casa Riformista (8,7%), Alleanza Verdi Sinistra (6,9%) e Movimento 5 Stelle (4,3%).

Sul fronte opposto, il centrodestra ha dovuto fare i conti con un risultato al di sotto delle aspettative. Fratelli d’Italia si conferma il partito trainante della coalizione, ma la Lega subisce un vero e proprio crollo, fermandosi al 4,4%, ben lontana dal 21% ottenuto nel 2020 con la candidatura di Susanna Ceccardi. Seguono Forza Italia-Udc-Tomasi Presidente con il 6,2%, È Ora con il 2,3% e Noi Moderati con l’1,1%.

La reazione dei protagonisti

La vittoria è stata accolta con entusiasmo dal comitato elettorale di Firenze, dove Giani ha parlato di una “Toscana che resta illuminata, riformista e aperta al dialogo”. Il presidente ha ringraziato i sostenitori e sottolineato l’importanza del lavoro di squadra: “È un successo collettivo che conferma la fiducia dei cittadini in un modello di governo vicino alle persone. Mi impegno a dialogare anche con le opposizioni per il bene della nostra regione”.

Dal canto suo, Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia, ha riconosciuto la sconfitta ma ha rimarcato il dato del centrodestra come “punto di partenza per costruire un’alternativa solida”. Non sono mancate le riflessioni all’interno della coalizione: il risultato della Lega, in particolare, ha suscitato preoccupazione tra i vertici del partito, che avevano puntato sulla figura del generale Roberto Vannacci per rilanciare il consenso in Toscana.

Affluenza ai minimi storici

Uno degli elementi più significativi di questa tornata elettorale è stato il forte calo dell’affluenza, che si è fermata al 47,73%, contro il 62,63% della precedente elezione del 2020. Si tratta del dato più basso nella storia delle regionali toscane, inferiore persino al record negativo del 2015, quando votò il 48,28% degli aventi diritto.

Nonostante la disaffezione generale, alcuni territori si sono distinti per la partecipazione: il piccolo comune di Radicondoli, in provincia di Siena, ha raggiunto il 64,99% di votanti, risultando il più virtuoso della regione.

Il peso politico della vittoria

La riconferma di Giani rappresenta un importante test nazionale per il centrosinistra e, in particolare, per il Partito Democratico di Elly Schlein, che ha definito la vittoria “una gioia splendida e un segnale di speranza per il futuro”. In un contesto politico dominato a livello nazionale dal centrodestra, la Toscana rimane un baluardo progressista e un laboratorio politico per il cosiddetto “campo largo”.

Giani, visibilmente commosso, ha ringraziato gli elettori e i volontari, sottolineando il valore della partecipazione democratica e la necessità di “continuare a investire in sanità, cultura, ambiente e innovazione”.

Mentre il presidente prepara il nuovo mandato, il voto toscano conferma due tendenze: da un lato la resilienza del centrosinistra in una regione simbolo, dall’altro la crisi della Lega, che non riesce più a intercettare il consenso delle aree tradizionalmente moderate e delle province.

La Toscana, ancora una volta, ha scelto la continuità, premiando un modello di governo che punta su stabilità e riformismo, ma il segnale dell’astensionismo impone una riflessione profonda sulla distanza crescente tra politica e cittadini.

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