L’umanità della Flottiglia e la disumanità del governo d’Israele
Per la seconda volta la Global Sumud Flotilla, comunemente chiamata Flottiglia, missione navale civile internazionale diretta a Gaza con la partecipazione di delegazioni e attivisti provenienti da 44 Paesi diversi, viene abbordata in acque internazionali, in modo “piratesco”, dalla Marina israeliana, violando palesemente il diritto internazionale.
Dal 2024 la Flottiglia è impegnata nell’organizzare missioni via mare per portare a Gaza 5.500 tonnellate di aiuti umanitari. Centinaia di medici, avvocati, giornalisti e osservatori dei diritti umani sono portatori di pace e di aiuti umanitari, rischiando la propria vita.
La missione umanitaria ha soprattutto l’obiettivo di salvare la popolazione di Gaza dalla fame e dalle malattie, una popolazione già stremata da una guerra criminale e distruttiva. La popolazione di Gaza è “confinata” nella Striscia dal governo israeliano dal 2007, in violazione delle convenzioni internazionali.
Nella Striscia oggi c’è un “cessate il fuoco”, sistematicamente violato, e resta così una situazione estremamente precaria, mancando il necessario per la sopravvivenza. Da più parti viene invocata la fine dell’embargo imposto da Israele su acqua, cibo, merci, medicinali, energia elettrica e comunicazioni telefoniche: tutto ciò che è estremamente necessario alla popolazione civile.
In questa situazione Israele continua con la sua condotta criminale, calpestando quel diritto internazionale che dovrebbe regolare i rapporti di convivenza civile tra gli Stati.
I componenti della Flottiglia hanno subito, in modo incivile, arrembaggio e segregazione, con una violenza inaudita. Dai racconti degli attivisti rientrati, la Procura di Roma ha aperto indagini sull’accaduto.
A livello politico, il governo italiano e il Presidente della Repubblica hanno convocato l’ambasciatore israeliano per protestare contro il trattamento inaccettabile e “incivile” subito dagli attivisti della Flottiglia.
È venuto il momento del coinvolgimento dell’Unione Europea e di tutti i Paesi che riconoscono il diritto internazionale, per attivare un momento storico e riconoscere il principio di “due popoli e due Stati”, per una convivenza civile e una pace vera.


