Ilaria Salis mantiene l’immunità parlamentare per un solo voto: Strasburgo spaccata

Di Alessandro Torrisi ·4 min di lettura

La plenaria del Parlamento europeo, riunita a Strasburgo nella mattina del 7 ottobre, ha votato a strettissima maggioranza per confermare l’immunità parlamentare di Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra. L’esito finale ha mostrato un’assemblea profondamente divisa: 306 voti favorevoli contro 305 contrari e 17 astensioni, con un totale di 628 partecipanti al voto. È stato sufficiente un singolo voto per decidere il destino dell’eurodeputata, al centro di una controversia giudiziaria con le autorità ungheresi.

L’accusa di Budapest e il contesto giuridico

Il governo ungherese aveva chiesto al Parlamento europeo di revocare l’immunità di Salis, accusandola di lesioni gravi ai danni di militanti neonazisti e di associazione a delinquere. I fatti contestati risalirebbero a prima della sua elezione, e riguarderebbero presunti scontri avvenuti a Budapest nel 2023, per i quali la procura ungherese ha avviato un procedimento penale.

La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo aveva raccomandato all’Aula di non revocare l’immunità, motivando la decisione con l’esistenza di un fumus persecutionis: secondo il rapporto, firmato dal presidente Ilhan Kyuchyuk, vi sarebbero “prove concrete” che l’azione giudiziaria contro Salis sia dettata da ragioni politiche, con l’intento di limitarne l’attività parlamentare. Dal 1991, la plenaria non aveva mai smentito le raccomandazioni della commissione giuridica, il che rende la votazione ancora più significativa.

Il dibattito politico e la posizione del PPE

All’interno del Parlamento, la discussione è stata accesa. Il relatore del dossier, Adrián Vázquez Lázara, eurodeputato spagnolo del PPE, aveva proposto la revoca dell’immunità, sostenendo che l’immunità parlamentare non può essere utilizzata per sottrarsi alla giustizia per reati commessi prima del mandato. Secondo il PPE, il caso andrebbe trattato seguendo rigidamente le regole, senza trasformarlo in un confronto politico tra Stati membri.

Il presidente del gruppo, Manfred Weber, aveva ribadito prima della votazione che la posizione ufficiale dei popolari europei era favorevole alla revoca, proprio perché i fatti contestati sono antecedenti all’elezione. Tuttavia, per ottenere la maggioranza era necessario che alcuni deputati popolari, conservatori o dei gruppi di destra rompessero la disciplina di gruppo, cosa resa possibile dal voto segreto. Questo elemento è stato decisivo: il centrosinistra da solo non aveva i numeri per bloccare la revoca.

Altri casi e decisioni parallele

Nella stessa sessione, l’Europarlamento ha affrontato anche le richieste relative a Péter Magyar, leader dell’opposizione ungherese e membro del PPE, e Klára Dobrev, eurodeputata socialista ungherese. In questi due casi, la plenaria ha votato per confermare l’immunità, riconoscendo anch’essa elementi di persecuzione politica. Le votazioni sono avvenute però in modo palese, per alzata di mano.

Le reazioni politiche in Italia e in Europa

La decisione su Ilaria Salis ha scatenato reazioni immediate e contrastanti. Tra le più forti quella del vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, che ha accusato i gruppi di sinistra e alcuni esponenti del centrodestra europeo di aver “salvato” Salis grazie al voto segreto. «Accusata di lesioni aggravate potenzialmente letali e altre condotte criminose in concorso con altri, all'interno di un'organizzazione criminale. Ma col trucchetto del voto segreto, richiesto dai gruppi di sinistra, anche qualcuno che si dice di centrodestra ha votato per salvarla dal processo. Vergogna!», ha scritto sui social.

La vicenda si inserisce in un contesto politico più ampio: le tensioni tra Bruxelles e Budapest restano elevate per il mancato rispetto dello stato di diritto da parte del governo di Viktor Orbán. Lo stesso Vázquez Lázara ha riconosciuto che l’Ungheria presenta gravi criticità democratiche, ma ha insistito sul fatto che l’Europarlamento debba rispondere con il rigore delle regole, non con decisioni politiche arbitrarie.

Un voto che lascia strascichi

Il risultato finale rappresenta una sconfitta per il governo ungherese, ma evidenzia anche la fragilità dei rapporti interni all’Unione europea quando giustizia nazionale e immunità parlamentare si intrecciano. La decisione di mantenere l’immunità non chiude la questione giudiziaria, ma rimanda ogni sviluppo a futuri passaggi legali e diplomatici.

In sintesi, la vicenda di Ilaria Salis ha messo in luce la complessità del rapporto tra diritto nazionale, istituzioni europee e dinamiche politiche. Un singolo voto ha deciso un caso delicatissimo, che continuerà probabilmente a far discutere Strasburgo, Budapest e Roma nei prossimi mesi.

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