Il 2026 porta con sé una rivoluzione nel sistema dei controlli stradali italiani: la pubblicazione del primo censimento ufficiale degli autovelox e dei Tutor presenti sul territorio nazionale. Un passaggio cruciale, nato per aumentare la trasparenza, ma che ha contemporaneamente messo in luce criticità strutturali che potrebbero rendere migliaia di multe contestabili. L’Italia si trova così davanti a uno scenario complesso, in cui la sicurezza stradale si intreccia con la necessità di chiarire norme rimaste sospese per oltre tre decenni.

Autovelox ufficiali: la lista completa è finalmente online

Dal 30 novembre 2025 è disponibile sul sito velox.mit.gov.it/dispositivi la mappa ufficiale dei 3.625 autovelox autorizzati. Per ogni dispositivo è possibile consultare marca, modello, matricola e punto esatto di installazione. Una novità presentata come un atto di trasparenza, utile per eliminare sospetti e polemiche sulla presenza di apparecchi non dichiarati o addirittura irregolari.

Per anni, infatti, si è parlato di oltre undicimila dispositivi disseminati sulle strade italiane. Il nuovo censimento smentisce queste cifre, indicando un numero molto più contenuto e un quadro gestionale chiaro:

3.038 dispositivi tra fissi e mobili gestiti da polizie locali, provinciali e metropolitane

586 dispositivi in dotazione alla Polizia Stradale, compresi i Tutor

1 solo apparecchio gestito dai Carabinieri

Una fotografia precisa che conferma come l’Italia, contrariamente a quanto sostenuto negli anni, non detenga alcun primato mondiale nel numero di autovelox.

Il problema irrisolto: l’omologazione che non esiste

Nonostante la trasparenza del nuovo elenco, resta aperto il nodo più delicato: la mancata omologazione dei dispositivi. La Cassazione, in numerose sentenze, ha ribadito che un autovelox privo di omologazione non può produrre multe valide, anche se approvato dal Ministero dei Trasporti. Le ultime decisioni, come gli otto verbali annullati a Ventimiglia, hanno confermato questo orientamento.

Il punto critico è l’assenza, da 33 anni, di un decreto attuativo che stabilisca chiaramente criteri e procedure per l’omologazione. La situazione crea un limbo normativo che alimenta incertezza e contenziosi, ponendo seri interrogativi sulla legittimità di sanzioni e verbali.

Multe a rischio: cosa può accadere agli automobilisti

Con il nuovo censimento, i guidatori possono verificare se un eventuale verbale proviene da un dispositivo non registrato. In tal caso, la multa risulta contestabile tramite:

richiesta di annullamento in autotutela

ricorso al prefetto

ricorso al giudice di pace

La non conformità formale, soprattutto in assenza di omologazione, può diventare un elemento decisivo per l’annullamento.

La mancanza di un quadro normativo definito rischia di generare migliaia di ricorsi e di mettere a rischio l’intero sistema sanzionatorio, andando a incidere su un settore economicamente rilevante per molti Comuni.

Impatto sui bilanci comunali: un rischio milionario

Secondo i dati raccolti da Asaps e Alg, nelle 14 principali città italiane gli incassi da autovelox superano i 65 milioni di euro annui, pari a circa il 10% del totale delle sanzioni amministrative.

I ricorsi accolti e le eventuali spese legali possono pesare pesantemente sulle casse pubbliche. Non a caso alcune prefetture, come quella di Perugia, hanno già annullato verbali per evitare possibili “rischi di soccombenza” e ulteriori costi per l’Erario.

Serve un decreto: la sicurezza stradale non può restare sospesa

Il Ministero dei Trasporti, dopo aver ritirato in primavera una bozza preliminare del decreto sulle omologazioni inviata a Bruxelles, ha deciso di concentrarsi prima sul censimento. Ora, però, la priorità è definire finalmente un quadro normativo certo che stabilisca:

chi può omologare i dispositivi

quali criteri tecnici devono rispettare

come devono essere effettuati i controlli

Senza una regolamentazione precisa, la sicurezza stradale resta ancorata a un sistema vulnerabile, dove la tecnologia esiste ma non gode del supporto normativo necessario per garantire la massima affidabilità.

Il 2026 si apre con una maggiore trasparenza sui controlli stradali ma con un nodo giuridico ancora irrisolto. Gli autovelox rappresentano uno strumento fondamentale per la sicurezza, ma la loro efficacia dipende dalla piena legittimità. Solo un decreto atteso da oltre trent’anni potrà finalmente porre fine alle incertezze e restituire credibilità a un sistema che riguarda milioni di cittadini.

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