Pietro Sermonti si confessa: tra la nuova serie e un passato segnato
Pietro Sermonti, attore noto al grande pubblico per ruoli in fiction di successo come “Un medico in famiglia” e “Boris”, torna sul piccolo schermo con la seconda stagione di “Gigolò per caso – La sex guru” su Prime Video, a partire dal 2 gennaio. In una recente intervista al *Corriere della Sera*, l’attore ha ripercorso la sua carriera e la sua vita privata, offrendo uno sguardo intimo e autoironico su sé stesso.
Il nuovo ruolo e l’autoironia
Nella nuova serie, Sermonti interpreta un personaggio che definisce “goffo, generoso e inattendibile”, incarnando, a suo dire, “l’italiano medio”. L’attore ha scherzato sulla propria immagine, definendosi simile al personaggio interpretato in tutto tranne che per la professione e l’acconciatura. Con un’ironia pungente, Sermonti ha affrontato il tema del maschilismo, riconoscendo di essere un “maschio arretrato” per il semplice fatto di essere nato nel XX secolo, pur precisando di non raggiungere i livelli di figure controverse come Andrew Tate o Gianluigi Vannacci.
Ricordi d’infanzia e passione per il calcio
L’attore ha raccontato un’infanzia segnata dalla passione del padre per il calcio. Il genitore, dentista e letterato, sognava di vederlo diventare un calciatore professionista, accompagnandolo fin da giovane in tutti i campetti della periferia romana. Sermonti ha ricordato di aver giocato con Christian Materazzi, poi campione del mondo, mentre lui si è dedicato alla recitazione. Nonostante il talento, Sermonti ha riconosciuto di non avere il carattere adatto per il calcio a livello agonistico, ammettendo di non aver avuto la disciplina e la determinazione necessarie.
Dagli esordi con “Elisa di Rivombrosa” a “Un Medico in Famiglia”
I primi successi televisivi sono arrivati con “Elisa di Rivombrosa”, dove Sermonti ha dovuto improvvisare a causa di una frattura alla caviglia. Successivamente, il ruolo in “Un medico in famiglia” ha rappresentato una svolta nella sua carriera. L’attore ha descritto questo periodo come un vero e proprio “shock”, confessando di essere passato dall’essere un disadattato senza televisione a un’icona per migliaia di ragazzine. Nonostante la fama improvvisa, Sermonti ha sottolineato di essere rimasto umile.
“Boris”: il regalo più bello
La serie tv “Boris”, ideata da amici d’infanzia, rappresenta per Sermonti il “regalo più bello” della sua carriera. L’attore, abituato a ruoli romantici, ha interpretato un personaggio cinico e sgradevole, un ruolo che nessuno avrebbe osato offrirgli se non i suoi amici, consapevoli del suo lato più autentico. Sermonti ha ricordato di aver incontrato sul set “due Stanis clamorosi” (riferendosi a colleghi particolarmente intensi nel metodo di recitazione) e una Stanis donna, figure che hanno segnato il suo percorso professionale.
Narcisismo, verità e fragilità
Sermonti ha riflettuto sul tema del narcisismo, ammettendo di essere stato silenzioso fino ai vent’anni. Ha riconosciuto che il narcisismo è un tratto comune negli attori, ma che può manifestarsi in diverse professioni. L’attore ha sottolineato che il desiderio di essere amati e riconosciuti è spesso legato a fragilità interiori e a un bisogno di nascondersi dietro una maschera. Ha raccontato di un’adolescenza difficile, segnata da un lutto familiare e dalla difficoltà di gestire le proprie emozioni. Ad esempio, la perdita della sorella, quando lui aveva cinque anni, ha lasciato un segno profondo. A 15 anni, si descrive come un ragazzo arrogante e rancoroso, incapace di esprimere i propri sentimenti.
Un percorso scolastico travagliato e l’abbandono dell’università
Sermonti ha rivelato di essere stato bocciato quattro volte a scuola, arrivando persino a dover ripetere l’anno in una scuola francese. Nonostante le difficoltà, il padre lo ha sempre incoraggiato, dicendogli che quei momenti sarebbero passati. L’attore ha frequentato l’università, studiando Scienze Politiche con indirizzo storico-politico, ma non ha mai conseguito la laurea, definendo questa scelta come un’ulteriore manifestazione del suo narcisismo. Infine, Sermonti ha espresso la sua avversione per i social media, ritenendo che generino eccessiva venerazione o odio, due facce della stessa medaglia.