Il mercoledì scorso, il Congresso americano ha votato sulla riduzione degli aiuti militari forniti a Israele. Il voto ha evidenziato profonde divisioni politiche tra i due partiti, dimostrando le crescenti tensioni sul supporto statunitense all’alleato mediorientale.
Il mercoledì 14 luglio 2026, il Congresso ha votato sull’opportunità di dimezzare gli aiuti militari forniti dal governo americano a Israele. L’amendamento presentato dall’isolationista repubblicano Thomas Massie avrebbe portato alla cancellazione di $3,3 miliardi di dollari di supporto economico per il vicino alleato israeliano. Il testo è stato votato con un netto risultato a favore dell’appoggio all’alleata mediorientale: 314 contro 104.
Il voto e la polarizzazione politica
Anche se l’amendamento non è riuscito, il divario tra i due partiti è evidente. Mentre solo una minoranza di democratici ha supportato l’idea di tagliare gli aiuti a Israele, il voto rappresenta un cambiamento significativo rispetto al passato: nel 2024, soltanto 37 democratici erano favorevoli ad attuare una simile politica.
"C’è la sensazione che non possiamo più mantenere lo status quo", ha dichiarato Katherine Clark, numero due del partito democratico al Congresso. La parlamentare di Massachusetts si è schierata contro il supporto economico per Israele e ha espresso il disagio dei suoi colleghi democratici riguardo alla politica estera statunitense nei confronti dell’alleato mediorientale.
Un momento di riflessione
Il voto è stato preceduto da mesi di elezioni primarie dove candidati progressisti hanno sconfitto più volte rappresentanti in carica, promettendo un cambiamento radicale nella relazione tra Washington e Gerusalemme. Questo ha portato a una crescente pressione sui democratici ad affrontare la questione dell’aiuto economico per Israele.
"Il voto di oggi segna il momento in cui i democratici hanno finalmente reagito alla richiesta dei loro elettori", ha commentato Greg Casar, presidente del Congressional Progressive Caucus. "Gli americani vogliono che cessino gli stanziamenti per finanziare la guerra israeliana a Gaza".
La controversia continua
Il voto non è stato unanime all’interno dei democratici: almeno 10 parlamentari si sono astenuti dal votare, mentre altri hanno espresso apertamente le proprie preoccupazioni. "Non vogliamo spezzare tutti i legami con Israele", ha dichiarato Jared Huffman di California.
"Siamo divisi tra il bisogno di condizionare l’aiuto militare e la necessità di mantenere un dialogo diplomatico per favorire la pace nel Medio Oriente", ha aggiunto. Questa tensione riflette una complessità che va al di là della semplice polarizzazione politica.
La prospettiva repubblicana
Anche all’interno del partito repubblicano, il voto ha rivelato divisioni non trascurabili. Mentre la maggioranza dei repubblicani si è schierata contro l’idea di tagliare gli aiuti a Israele, due anni fa 21 parlamentari erano favorevoli ad azioni simili.
"Questa è una svolta devastante", ha dichiarato Josh Gottheimer di New Jersey. "I democratici stanno cedendo alle pressioni politiche e non hanno guardato bene alla situazione".
Il futuro delle relazioni tra USA ed Israele
Il voto rappresenta solo l’inizio di una discussione più ampia sulla natura della relazione tra gli Stati Uniti e Israele. Con un accordo di sicurezza bilaterale che scade nel corso dell’anno, i democratici dovranno affrontare decisioni cruciali.
"Abbiamo bisogno di una riconsiderazione significativa delle nostre relazioni con l’alleato mediorientale", ha affermato Hakeem Jeffries, leader della maggioranza democratica al Congresso. "È necessario che Israele risponda ai criteri che applichiamo ad altri paesi".
La voce dei progressisti
Il voto ha visto anche l’appoggio di parlamentari tradizionalmente moderati, come Seth Moulton e Lauren Underwood. Questo evidenzia il cambiamento di rotta che sta avvenendo all’interno del partito democratico.
"Non possiamo più tollerare le azioni di Netanyahu contro la nostra coscienza morale e i nostri interessi di sicurezza nazionale", ha dichiarato Moulton. Il suo voto segna una svolta significativa nella politica estera del partito democratico.
Conclusioni
Il risultato del voto dimostra la crescente pressione sui democratici per un cambiamento radicale nelle relazioni con Israele, ma anche le divisioni all’interno del partito. La discussione non è ancora conclusa e i successivi mesi saranno cruciali per stabilire il nuovo corso della politica estera americana nei confronti dell’alleato mediorientale.


