Trump minaccia di distruggere le centrali energetiche iraniane se Teheran non apre lo stretto di Hormuz

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato una severa minaccia contro l’Iran sabato sera, dichiarando che gli Stati Uniti “distruggeranno” le centrali energetiche iraniane se Teheran non apre completamente lo stretto di Hormuz entro 48 ore.

Ultimatum a Teheran

Trump ha precisato su Trust Social che “Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo stretto di Hormuz entro 72 ore dal momento attuale, gli Stati Uniti d’America colpiranno e distruggeranno le varie centrali energetiche iraniane, iniziando dalla più grande.” Questo ultimatum segue un periodo di tensione crescente tra Washington e Teheran.

Risposta dell’Iran

Teheran ha reagito con minacce severe contro qualsiasi attacco alle sue centrali energetiche. Un portavoce del Khatam al-Anbia Central Headquarters dell’Iran, in una dichiarazione trasmessa dall’agenzia di notizie Tasnim domenica mattina, ha avvertito che “Se l’infrastruttura energetica del carburante e dell’energia iraniana viene colpita dall’avversario, tutte le infrastrutture di energia, tecnologia informatica e desalinizzazione nella regione apparterranno a Israele ed agli Stati Uniti saranno bersaglio.” Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente della Camera dei deputati iraniana, ha aggiunto che “nelle contromisure di ricambio, le infrastrutture critiche e energetiche ed il petrolio in tutta la regione saranno considerate bersagli legittimi e distrutti irreversibilmente, e i prezzi del petrolio aumenteranno per un lungo periodo.”

Attacco contro Diego Garcia

Le minacce di escalation nel conflitto del Medio Oriente seguono alla conferma dal governo britannico sabato che Teheran ha lanciato un attacco non riuscito contro Diego Garcia, una base militare congiunta Stati Uniti-Regno Unito nell’Oceano Indiano. L’agenzia di notizie semiofficiale iraniana Mehr ha detto che Teheran ha lanciato due missili balistici di medio raggio contro la base nelle Isole Chagos. Nessuno dei due missili ha colpito la base, ha aggiunto Mehr.

Risposta britannica

Steve Reed, Ministro britannico per le Comunità, ha dichiarato al Sunday with Laura Kuenssberg della BBC One: “Non c’è nessuna valutazione specifica che l’Iran stia preparando un attacco su Londra.” Ha inoltre sottolineato che l’utilizzo delle basi britanniche dagli Stati Uniti può includere operazioni difensive contro siti e capacità missilistiche utilizzate per attaccare navi nel canale di Hormuz, un permesso che include l’isola dell’Oceano Indiano.

Missili a lungo raggio

L’Iran dispone di missili con un raggio di circa 4.000 chilometri, in grado di colpire le capitali del Regno Unito, Francia e Germania, nonché le Isole Chagos. L’Esercito israeliano ha dichiarato su X che “il regime terroristico iraniano rappresenta una minaccia globale” ed ora con missili che possono raggiungere Londra, Parigi o Berlino.

Situazione geopolitica

L’ultimatum di Trump a Teheran sullo stretto di Hormuz è arrivato un giorno dopo che il presidente americano ha menzionato “ridurre” le operazioni militari statunitensi nella regione e ha suggerito che la responsabilità per la sicurezza dello stretto ricadrà su altri paesi. Nel frattempo, il Pentagono stava inviando migliaia di marine ed altre navi da guerra nel Medio Oriente.

Implicazioni economiche

La situazione attuale rischia di destabilizzare ulteriormente le già incerte condizioni economiche nella regione. La chiusura dello stretto di Hormuz avrebbe un impatto devastante sul commercio globale del petrolio, con potenziali conseguenze sull’economia mondiale.

La tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran continua a crescere, mettendo in pericolo la stabilità della regione. Mentre Washington minaccia di prendere misure drastiche contro Teheran, le autorità iraniane non esitano ad agire con fermezza per difendere i loro interessi nazionali.

Conclusioni

Il conflitto nel Medio Oriente continua a scalare livelli senza precedenti. La situazione attuale richiede una risposta diplomatica rapida e decisa da parte di tutti gli stati coinvolti per evitare una escalation potenzialmente catastrofica.

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