Il Comitato Nobel norvegese ha assegnato il Premio Nobel per la Pace 2025 a María Corina Machado, figura simbolo dell’opposizione democratica venezuelana. La decisione, annunciata a Oslo, è stata accompagnata da parole di grande valore politico e morale: «Machado è una donna che mantiene viva la fiamma della democrazia in mezzo a un’oscurità crescente». Un riconoscimento che trascende i confini del Venezuela, ponendo l’accento sul coraggio di chi continua a difendere la libertà e i diritti civili in uno dei contesti più repressivi dell’America Latina.
Il Comitato, composto da cinque membri nominati dal Parlamento norvegese, ha motivato la scelta con l’impegno instancabile della leader del movimento Vente Venezuela nella promozione di una transizione pacifica verso la democrazia e nella difesa dei diritti fondamentali del popolo venezuelano. Machado, ingegnera industriale di 58 anni, è da tempo costretta a vivere in clandestinità nel suo stesso Paese, dopo aver rifiutato più volte l’esilio offertole dal governo di Nicolás Maduro.
Nel corso degli anni, la “dama de hierro” ha incarnato la resistenza pacifica contro un regime che ha progressivamente concentrato il potere nelle mani di un’élite politico-militare. Nonostante le persecuzioni, gli arresti di oppositori e la costante minaccia alla propria sicurezza, Machado ha continuato a farsi portavoce di un Venezuela libero e democratico. Celebre la sua apparizione a una grande manifestazione di protesta alla vigilia del terzo insediamento di Maduro, definito da gran parte della comunità internazionale “illegittimo”. In quell’occasione venne brevemente sequestrata da un gruppo armato, ma ricomparve poco dopo, riaffermando la propria determinazione: «Il Venezuela sarà libero».
La sua esclusione forzata dalle elezioni presidenziali del 2024, nonostante l’ampio consenso ottenuto alle primarie dell’opposizione, rappresenta una delle più gravi distorsioni del processo democratico venezuelano. Il Consiglio nazionale elettorale ha proclamato la vittoria di Maduro con il 52% dei voti, senza fornire prove verificabili. L’opposizione, al contrario, ha diffuso i dati provenienti dall’85% delle macchine per il voto elettronico, secondo i quali il candidato democratico Edmundo González, stretto collaboratore di Machado, avrebbe ottenuto un margine di vittoria superiore al doppio. Le contestazioni popolari seguite alla proclamazione hanno provocato violenti scontri: almeno 28 morti, centinaia di feriti e migliaia di arresti con accuse di “terrorismo”.
Nelle carceri venezuelane restano tuttora detenute oltre 900 persone per motivi politici, tra cui cittadini stranieri, spesso utilizzati dal regime come strumenti di pressione diplomatica. Il premio a Machado è quindi anche un riconoscimento a tutti coloro che, in silenzio, continuano a subire la repressione per aver espresso dissenso.
La decisione del Comitato Nobel arriva in un momento di grande incertezza internazionale e rappresenta un messaggio di sostegno a chi lotta contro le derive autoritarie. Il prestigioso riconoscimento – che include una medaglia d’oro, un diploma e un assegno da 11 milioni di corone svedesi, pari a circa un milione di euro – ha spesso premiato figure o organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e nella promozione della pace. Negli anni precedenti, erano stati insigniti l’attivista iraniana Narges Mohammadi e, nel 2024, l’associazione giapponese Nihon Hidankyo, fondata dai sopravvissuti alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.
La vittoria di Machado ha inoltre messo in secondo piano la candidatura di Donald Trump, che nelle ultime settimane aveva promosso attivamente la propria figura per il Nobel, rivendicando un ruolo nei processi di pace in Medio Oriente. Il Comitato, tuttavia, ha respinto ogni influenza esterna, ribadendo di aver basato la decisione su criteri di “coraggio e integrità”, in linea con la volontà originaria di Alfred Nobel.
Il riconoscimento a María Corina Machado non è solo un premio personale, ma un segnale politico globale. Simboleggia la speranza di un Venezuela che non si arrende e che continua a credere nella forza della libertà e della democrazia, anche quando il buio sembra prevalere.