La Serbia si prepara a diventare il primo Paese europeo a sperimentare un vaccino russo contro i tumori, confermando ancora una volta il legame stretto tra Belgrado e Mosca. Il progetto, presentato dal ministro serbo per la Cooperazione economica Nenad Popovic, prevede l’avvio della produzione e della sperimentazione del nuovo trattamento, denominato Enteromix, sviluppato dal Centro di ricerca medica e radiologica di Mosca. Secondo quanto annunciato, il preparato verrà realizzato grazie all’intelligenza artificiale e sarà “personalizzato” in base al patrimonio genetico di ciascun paziente, combinato con il tessuto tumorale. L’obiettivo è intervenire in particolare sulle metastasi di melanoma e cancro al colon.

Il governo serbo ha già firmato un accordo diretto con la Federazione Russa. Una delegazione di specialisti di Mosca ha visitato recentemente Belgrado per valutare le strutture mediche e definire un gruppo di lavoro congiunto. Entro la fine dell’anno, oncologi e microbiologi serbi saranno inviati a Mosca per formarsi presso gli istituti Gamaleja e Gertsen, due tra i centri di ricerca più avanzati in ambito biotecnologico. Le prime dosi sperimentali saranno prodotte all’ospedale Torlak di Belgrado e, secondo le previsioni, la Serbia potrebbe avviare le somministrazioni già nel 2026, anche a pazienti provenienti da altri Paesi europei.

La collaborazione tra Mosca e Belgrado si inserisce nella più ampia strategia russa della cosiddetta “diplomazia dei vaccini”, un approccio che unisce scienza, economia e geopolitica. Lo stesso modello era stato sperimentato durante la pandemia da Covid-19, quando la Serbia fu tra i primi Paesi europei ad adottare e distribuire il vaccino Sputnik V. Allora come oggi, l’obiettivo del Cremlino era quello di rafforzare la propria presenza sanitaria e tecnologica nel cuore dell’Europa, sfruttando i canali privilegiati con un Paese che, pur candidato all’ingresso nell’Unione europea, mantiene rapporti solidi con Mosca e Pechino.

Nonostante gli annunci entusiastici, il mondo scientifico internazionale invita alla prudenza. L’Enteromix, spiegano gli esperti, non è propriamente un vaccino preventivo, ma piuttosto una forma di immunoterapia che utilizza virus innocui per attaccare le cellule tumorali. I ricercatori russi sostengono che il trattamento possa ridurre del 60-80% la massa del tumore, rafforzando al contempo il sistema immunitario e limitando gli effetti tossici. Tuttavia, finora i risultati positivi sono stati osservati solo su animali, e i primi test clinici su 48 volontari sono iniziati da pochi mesi. Gli oncologi sottolineano che serviranno anni di sperimentazioni su larga scala per valutare la reale efficacia e sicurezza della terapia.

Inoltre, la presentazione ufficiale del progetto, avvenuta durante il Forum economico di San Pietroburgo — un evento più politico che scientifico — ha suscitato perplessità nella comunità accademica internazionale. Molti ricercatori, inclusi quelli di Pfizer, BioNTech e dei principali centri israeliani, che da anni lavorano su vaccini oncologici, hanno criticato la mancanza di trasparenza e di dati verificabili. L’entusiasmo politico, insomma, sembra aver superato la cautela scientifica.

L’operazione Enteromix non è solo un’iniziativa medica, ma anche un tassello di un più ampio disegno geopolitico. La Serbia, unico Paese europeo a non aver imposto sanzioni alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, si trova in una posizione di equilibrio precario tra Est e Ovest. Mentre Bruxelles chiede riforme democratiche e una maggiore distanza dal Cremlino, il presidente Aleksandar Vucic continua a coltivare rapporti strettissimi con Mosca, anche per motivi energetici. Belgrado dipende infatti quasi totalmente dal gas russo, e il progressivo blocco delle forniture da parte dell’Unione europea rischia di mettere in ginocchio l’economia serba.

In questo scenario, la cooperazione sul vaccino appare come una mossa strategica. La Serbia si propone come hub scientifico e sanitario per l’Europa sudorientale, mentre la Russia rafforza la propria influenza in un’area tradizionalmente amica. Dietro la promessa di una cura rivoluzionaria, si muovono dunque interessi politici, economici e diplomatici che vanno ben oltre i confini della medicina.

L’Enteromix, almeno per ora, resta un esperimento dal potenziale incerto. Ma una cosa è chiara: la scienza, ancora una volta, diventa terreno di confronto tra potenze, e la Serbia sceglie di restare nel mezzo, oscillando tra l’Europa e l’abbraccio sempre più stretto di Mosca.

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