Sangue a Rafah: soldato israeliano ucciso in un attacco palestinese, cresce la tensione nella Striscia di Gaza
Il fragile equilibrio nella Striscia di Gaza si è spezzato ancora una volta. Un soldato israeliano è stato ucciso nel sud del territorio, durante uno scontro armato con miliziani palestinesi nell’area di Rafah, città simbolo di un conflitto che sembra non conoscere tregua. L’uomo, identificato come il sergente maggiore Yonah Efraim Feldbaum, 37 anni, riservista originario dell’insediamento di Neria, in Cisgiordania, è rimasto vittima di un attacco improvviso mentre le truppe israeliane erano impegnate in operazioni di pattugliamento e controllo della zona.
Secondo quanto comunicato dalle Forze di difesa israeliane (IDF), l’assalto è avvenuto nel pomeriggio di ieri, quando “terroristi palestinesi hanno colpito le nostre unità con lanci di razzi e colpi di cecchino”. Le forze israeliane hanno immediatamente risposto al fuoco, dando vita a uno scontro violento e prolungato, che ha riportato la tensione ai livelli più alti dall’ultimo cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
L’attacco, che sarebbe partito dal quartiere di Jenina, ha provocato momenti di caos tra le truppe di stanza nell’area. Le autorità militari israeliane hanno confermato l’apertura di un’indagine interna per stabilire le dinamiche precise dell’incidente e per capire come i miliziani siano riusciti ad avvicinarsi tanto alle linee israeliane nonostante la forte presenza di droni e sorveglianza militare.
Hamas nega il coinvolgimento e parla di “provocazioni israeliane”
Dal canto suo, Hamas ha negato qualsiasi responsabilità diretta nell’attacco, respingendo le accuse israeliane e sottolineando la volontà del movimento di rispettare il cessate il fuoco siglato poche settimane fa sotto la mediazione di Washington e del Qatar.
In un comunicato diffuso nella serata di ieri, il portavoce delle Brigate al-Qassam ha dichiarato che “le forze della resistenza non hanno compiuto operazioni offensive nelle ultime 48 ore” e che eventuali scontri potrebbero essere “il risultato di iniziative isolate o di errori tattici” da parte di gruppi armati non affiliati. Tuttavia, a Tel Aviv cresce la convinzione che si tratti di una violazione deliberata della tregua, destinata ad alimentare nuovamente l’escalation militare.
La risposta di Israele: “Nessuna tolleranza per chi ci attacca”
Il ministro della Difesa israeliano ha espresso “profondo cordoglio per la perdita del sergente Feldbaum” e ha promesso che l’attacco non resterà impunito. In una dichiarazione ufficiale, ha affermato che “chiunque colpisca i nostri soldati pagherà un prezzo altissimo”, annunciando nuove misure di sicurezza nell’area meridionale della Striscia.
Nelle ore successive all’incidente, diverse unità corazzate israeliane sono state viste muoversi verso il confine con Gaza, mentre l’aviazione avrebbe compiuto sorvoli di ricognizione a bassa quota su Rafah e Khan Yunis. Al momento non risultano ulteriori vittime, ma fonti locali riferiscono di civili in fuga dalle zone più esposte, temendo una nuova ondata di bombardamenti.
Rafah, epicentro del conflitto
La città di Rafah, divisa a metà dal confine tra Gaza e l’Egitto, è da mesi al centro delle tensioni tra Israele e Hamas. Dopo l’ultima fase dei combattimenti, gran parte dell’area è ridotta in macerie e migliaia di famiglie vivono in condizioni di estrema precarietà.
Gli osservatori internazionali hanno espresso preoccupazione per il rischio di un ritorno alla guerra aperta, sottolineando come “ogni singolo incidente può trasformarsi nella scintilla di un nuovo conflitto su larga scala”. L’ONU ha invitato le parti a mantenere la calma e a rispettare gli impegni presi nell’accordo di cessate il fuoco, mentre i mediatori statunitensi stanno tentando di evitare un collasso definitivo del dialogo.
Il dolore della comunità israeliana
A Neria, la notizia della morte di Feldbaum ha provocato commozione e sgomento. I colleghi e gli amici lo descrivono come “un uomo generoso e coraggioso, sempre in prima linea per difendere il suo Paese”. I funerali si terranno nelle prossime ore, con la partecipazione di alti rappresentanti militari e civili.
Intanto, sulle due sponde del confine, si respira un clima di rabbia, paura e incertezza. La tregua, già fragile, rischia di crollare definitivamente. E mentre la diplomazia internazionale cerca di ricucire le ferite, Rafah torna a essere il simbolo di un conflitto che continua a mietere vittime, senza vincitori, solo dolore e distruzione.


