Negli ultimi mesi, l’Unione Europea (UE) si è trovata a bilanciare le esigenze del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con gli interessi dei suoi membri. Mercoledì scorso, i negoziatori delle tre istituzioni dell’UE – Parlamento, Consiglio e Commissione – si sono riuniti a Strasburgo per cercare di siglare un accordo sul trattato commerciale transatlantico firmato l’estate scorsa durante una gita del presidente americano al suo resort di Turnberry, in Scozia.

Il nodo cruciale: protezione dalla presidenza Trump

Il più grande ostacolo riguarda il modo in cui l’UE può “proteggere” il proprio accordo da un eventuale cambiamento di rotta da parte del presidente americano. I negoziatori cercano di trovare un compromesso che consenta all’Unione Europea di mantenere le sue promesse di rimuovere tariffe sulle merci industriali e agricole degli Stati Uniti, ma solo a condizione che Washington mantenga il suo impegno di limitare le proprie tariffe sui beni europei al 15%.

Speranze di compromesso tra Parlamento e Commissione

Bernd Lange, membro del Parlamento Europeo tedesco responsabile della delegazione negoziale, ha dichiarato a POLITICO che “dopo giorni intensivi di discussione e riflessione sono abbastanza ottimista riguardo alla possibilità di trovare un compromesso solido che sia al tempo stesso ‘proteggi dal presidente Trump’ e rappresenti gli interessi dell’UE”. I deputati del centro-sinistra e dei liberali hanno ripetutamente procrastinato l’approvazione dell’accordo dopo le minacce di Trump di annessione della Groenlandia, territorio danese, e la sentenza della Corte Suprema americana che ha cancellato gran parte delle tariffe proposte dal presidente.

Conflitto tra i vari staterelli europei

I rappresentanti del Parlamento Europeo richiedono una serie di clausole di garanzia per proteggere l’accordo dall’imprevisto comportamento del governo americano. Queste includono una clausola “alba” che ritarda l’implementazione dell’accordo fino a quando Washington non riduce le tariffe sulle importazioni europee di acciaio e alluminio dal 50% attuale al 15%. Inoltre, si è richiesto una clausola “tramonto” che renderebbe il trattato non vincolante entro marzo del 2028, 10 mesi prima della fine del mandato di Trump.

Pressioni dall’Europa centrale e orientale

Queste richieste sono state accolte con scetticismo da molte capitali europee, in particolare Berlino, che temono che ulteriori ritardi possano mettere i produttori di esportazione europei a rischio. “È come un matrimonio infelice, a volte bisogna far funzionare le cose”, ha commentato un diplomatico dell’UE, riassumendo l’atteggiamento della maggioranza delle capitali europee nei confronti del trattato di Turnberry.

Minacce americane e pressioni dall’amministrazione Trump

Trump minacciò recentemente di imporre una tassa del 25% su tutte le auto europee se l’UE non chiude un compromesso sull’accordo entro il 4 luglio. L’ambasciatore americano all’Unione Europea, Andrew Puzder, ha ribadito questa posizione in un articolo per POLITICO affermando che Trump “ha visto abbastanza” e preferisce concludere un accordo piuttosto che entrare in conflitto.

Proposta di compromesso dalla Commissione Europea

La Commissione Europea ha presentato una proposta nel mese di maggio che mira a rilassare la clausola “alba” e a garantire la sospensione delle concessioni tarifarie europee se Washington non riduce le sue tariffe sui prodotti d’acciaio e alluminio europei entro il 2026. Questo compromesso potrebbe permettere un approvazione più rapida dell’accordo, ma rischia di essere respinto da una parte del Parlamento che chiede maggiore protezione contro possibili ricadute negative.

Pianificazione della votazione finale

Una volta superato questo ostacolo, la proposta dovrebbe essere approvata tra il 15 e il 18 giugno. Tuttavia, se la proposta non soddisfa le aspettative dei parlamentari europei, è probabile che la votazione vada in porto. “Questo è un pacchetto di compromessi”, ha dichiarato un rappresentante del Parlamento Europeo. “Abbiamo sempre detto che ci servono clausole di protezione”.

Conclusione: l’imminente conclusione dei negoziati

I negoziatori sono consapevoli della necessità di evitare un disastroso rifiuto in plenaria, sapendo che il tempo a disposizione per raggiungere un accordo sta scadendo. Tuttavia, la Commissione Europea e i governi europei rimangono preoccupati riguardo alle possibili azioni punitive di Trump dopo il 4 luglio, quando le tariffe globali interinali del 10% che egli ha impostato nel febbraio corrente scadranno.

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