Il presidente ungherese Tamás Sulyok ha firmato una modifica costituzionale sabato scorso che lo priva della sua posizione. Questo episodio segna il climax di mesi di pressioni pubbliche esercitate dal primo ministro Péter Magyar, che ha chiesto ripetutamente la dimissioni del presidente come parte delle sue iniziative per demontare ciò che definisce una "setta" creata durante l’amministrazione precedente di Viktor Orbán.
La firma dell’amendamento costituzionale
Sulyok ha dichiarato su social media: «Sto compiendo il mio dovere secondo la Costituzione, dopo aver pesantemente valutato le mie opzioni legali e ciò che la mia coscienza mi suggerisce. Tuttavia, questo è un’indubbia prova che i principi fondamentali di una società libera – giustizia, democrazia e separazione dei poteri – sono stati calpestati per raggiungere scopi politici».
Il presidente ha avuto cinque giorni per firmare l’amendamento prima della scadenza. Molti osservatori, incluso Magyar, si aspettavano che Sulyok rifiutisse di farlo. Il suo unico altro opzione sarebbe stata quella di inviare il testo dell’amendamento alla Corte costituzionale per essere sottoposto a revisione.
Il ruolo della Corte Costituzionale
Tuttavia, Sulyok ha argomentato che l’amendamento era in contrasto con la Costituzione poiché mirava direttamente a lui. Orbán aveva già privato la corte di poteri nel 2013 attraverso un’altra modifica costituzionale, permettendo al tribunale di esaminare soltanto violazioni procedurali e non la costituzionalità delle leggi.
La nuova età pensionabile per i giudici
L’amendamento in questione stabilisce anche una soglia d’età di 70 anni obbligatoria per tutti i membri della Corte Costituzionale, un cambiamento che spingerà quattro giudici correnti, tra cui il controverso presidente Péter Polt, a dimettersi.
La reazione di Orbán
Il primo ministro uscente Orbán ha espresso la sua protesta su social media: «Se ciò può essere fatto al presidente della Repubblica, allora domani nessuno sarà al sicuro». Orbán si è recato negli Stati Uniti questa settimana per seguire il finale del campionato mondiale di calcio.
Il contesto politico
La campagna contro Sulyok era vista come un grande esame per Magyar, che ha promesso durante la sua campagna elettorale di aprire una nuova fase nella storia politica dell’Ungheria. Anche se Sulyok non faceva parte del partito Fidesz di Orbán e rimaneva relativamente sconosciuto al grande pubblico, era diventato il simbolo delle influenze permanenti della destra nel governo ungherese.
La reazione internazionale
Márta Pardavi, co-presidente dell’organizzazione per i diritti umani Hungarian Helsinki Committee, ha dichiarato a POLITICO: «L’Ungheria ha bisogno di persone con integrità e un impegno democratico per tornare al cammino della democrazia e del rispetto per il principio della legalità. Il presidente Sulyok non soddisfaceva questi criteri».
Le conseguenze istituzionali
Sulyok è previsto che lasci la carica lunedì prossimo, con l’attuale presidente della Camera dei deputati Ágnes Forsthoffer in attesa di succedergli. I membri del partito Tisza hanno presentato una risoluzione per sostituire Forsthoffer come presidente della camera prima dell’assemblea straordinaria lunedì prossimo.
Il dibattito sulla democrazia
La modifica costituzionale che ha portato alla rimozione di Sulyok rappresenta una nuova fase nella politica ungherese. Mentre Magyar vede in questa azione il rafforzamento della democrazia, molti critici sostengono che si tratta invece di un ulteriore affievolimento del sistema democratico.
Il passaggio al nuovo presidente rappresenta non solo un cambiamento istituzionale ma anche una svolta politica in Ungheria. La situazione dimostra come le dinamiche interne e la lotta per il potere possano avere profonde implicazioni sullo stato della democrazia nel paese.


