Dopo settimane di tensione politica e di paralisi amministrativa, il Senato degli Stati Uniti ha raggiunto un accordo bipartisan per mettere fine, almeno temporaneamente, allo shutdown del governo federale. Il compromesso, approvato nelle ultime ore, garantirà i finanziamenti fino al 30 gennaio, consentendo la riapertura degli uffici pubblici, la ripresa dei servizi essenziali e la riassunzione dei dipendenti licenziati o sospesi durante la chiusura. Tuttavia, si tratta solo di una tregua di breve durata: le trattative politiche riprenderanno già nelle prossime settimane, in un clima ancora carico di tensione.
La fine temporanea dello shutdown
L’accordo approvato dai senatori statunitensi prevede un finanziamento a breve termine che permetterà di riavviare le attività governative e scongiurare il rischio di una crisi economica più profonda. Durante lo shutdown, durato oltre 40 giorni, numerose agenzie federali sono rimaste paralizzate, milioni di cittadini hanno subito disservizi e centinaia di migliaia di lavoratori pubblici si sono trovati senza stipendio o costretti a ferie forzate.
Il provvedimento include una misura particolarmente importante, voluta dai democratici: la riassunzione immediata dei dipendenti federali licenziati e il rimborso retroattivo delle retribuzioni non percepite. Inoltre, l’accordo impedisce all’Ufficio di Gestione e Bilancio di procedere con ulteriori tagli o licenziamenti fino al 30 gennaio, dando così respiro a settori pubblici ormai in sofferenza.
Secondo fonti citate dalla CNN, la discussione sull’Obamacare, nodo centrale del conflitto tra democratici e repubblicani, è stata scorporata dal testo dell’accordo e rinviata a dicembre, in un tentativo di evitare nuove tensioni che potrebbero far deragliare il compromesso raggiunto.
Caos nei cieli americani e disagi per milioni di viaggiatori
Tra i settori più colpiti dallo shutdown vi è stato quello dei trasporti aerei. Il segretario ai Trasporti, Sean Duffy, aveva avvertito che il traffico aereo rischiava di ridursi “quasi a zero” a causa della mancanza di controllori e personale tecnico. In effetti, nelle ultime ore, Delta Airlines ha cancellato quasi 500 voli — pari al 14% delle sue tratte — e il 19% dei voli in partenza ha subito ritardi significativi.
Il ritorno alla normalità dovrebbe avvenire gradualmente nei prossimi giorni, ma gli esperti stimano che serviranno almeno due settimane per smaltire il caos accumulato nei cieli statunitensi. Anche altri settori, come i servizi postali, la sicurezza e i programmi alimentari, stanno cercando di ripartire dopo il lungo stop.
Gli effetti internazionali: armi bloccate e tensioni diplomatiche
Lo shutdown non ha avuto solo conseguenze interne. Secondo una stima del Dipartimento di Stato ottenuta da Axios, oltre 5 miliardi di dollari di forniture militari destinate ai Paesi della NATO — tra cui Danimarca, Croazia e Polonia — sono rimasti bloccati a causa della sospensione delle attività federali. Le consegne di missili Himars, Aegis e Amraam, parte dei pacchetti di sostegno all’Ucraina, sono state ritardate o sospese, alimentando preoccupazioni tra gli alleati europei.
Le reazioni politiche: Trump tra fischi e trionfalismi
Nel frattempo, il clima politico resta incandescente. L’ex presidente Donald Trump, tornato a catalizzare l’attenzione pubblica, è stato accolto da fischi durante una partita di football a Maryland, mentre alcuni giocatori hanno ironizzato imitando la sua celebre “Trump Dance”.
Nonostante ciò, il leader repubblicano ha ribadito la propria fiducia nell’economia americana, definendo chi si oppone ai dazi commerciali “uno stupido”. Su Truth Social, ha promesso “un dividendo di 2.000 dollari per ogni cittadino americano” grazie ai nuovi introiti tariffari, assicurando che “i fondi pensione sono ai massimi di sempre” e che gli Stati Uniti “stanno incassando migliaia di miliardi di dollari”.
Parallelamente, Trump ha accusato i democratici di “ostacolare la ripresa” e ha invitato il partito avversario a “riaprire il Paese e pensare al bene degli americani”.
Una tregua fragile in un Paese diviso
Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha confermato che il testo dell’accordo è il frutto di un intenso lavoro di mediazione tra i due partiti: “Non è una soluzione definitiva, ma un primo passo per garantire stabilità al Paese.” Tuttavia, molti osservatori ritengono che la tregua sia solo temporanea e che a gennaio gli Stati Uniti possano trovarsi di nuovo sull’orlo di un blocco istituzionale.
Intanto, i democratici insistono sulla necessità di garantire fondi stabili per la sanità pubblica e i programmi sociali, mentre i repubblicani chiedono tagli alla spesa e una revisione profonda dell’Obamacare.
Con il governo di nuovo operativo e le agenzie federali che riaprono gradualmente, l’America prova a riprendere fiato, ma l’ombra di un nuovo shutdown — e di un’altra crisi politica — continua ad aleggiare su Washington.
Il countdown per il 30 gennaio è già iniziato.