Il governo tedesco ha respinto le critiche di Washington riguardo alla proposta di legge che prevede un obbligo del 8 percento del fatturato annuale per i servizi di streaming e la radiotelevisione, destinato a investimenti in produzioni cinematografiche ed emittenti televisive tedesche o europee.
Il testo della legge e le reazioni americane
La proposta è stata approvata dal governo guidato da Federico Merz. Lo stesso giorno del suo annuncio, il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Jamie Holmes Greer, ha criticato duramente la misura, accusando l’Europa di trattare le aziende americane come "una fonte di denaro" per progetti protettivi e protezionisti. La legge prevede sanzioni finanziarie in caso di non rispetto dell’obbligo.
Risposta del governo tedesco
Il portavoce del governo, Stefan Kornelius, ha respinto le accuse americane durante una conferenza stampa a Berlino. Ha sottolineato che la Germania rimane impegolata ad avere relazioni commerciali "molto strette e costruttive" con gli Stati Uniti, aggiungendo che l’obbligo di investimento non costituisce una barriera al mercato. I fondi sarebbero destinati a produzioni che le piattaforme stesse possono sfruttare commercialmente.
Contesto europeo e precedenti
Il portavoce tedesco ha citato esempi di altre nazioni europee, come la Francia e l’Italia, che impongono requisiti simili ai servizi di streaming. La Francia richiede agli operatori di investire almeno il 20 percento del loro fatturato locale in produzioni francesi o europee, mentre l’Italia ha stabilito una quota del 16 percento per il 1° gennaio 2024.
Regolamento UE e barriere commerciali
Il tutto si svolge nell’ambito della direttiva sui servizi audiovisivi dell’UE, che consente ai paesi membri di richiedere alle piattaforme digitali di finanziare le opere europee e di garantire almeno il 30 percento dei cataloghi on-demand di contenuti europei. Questa direttiva offre una base giuridica per misure come quella proposta in Germania, che mirano a promuovere la produzione cinematografica e televisiva locale.
Il quadro transatlantico
La disputa viene dopo l’approvazione del nuovo accordo commerciale tra UE e Stati Uniti, firmato nell’estate dello scorso anno presso il resort di Turnberry in Scozia. Questo accordo era destinato a facilitare le relazioni commerciali bilaterali, ma ora si trova al centro di una controversia che potrebbe creare tensione tra i due partner.
Contesto più ampio e altre nazioni coinvolte
Non è la prima volta che gli Stati Uniti esprimono preoccupazioni riguardo ai requisiti nazionali sui streaming. Nel marzo scorso, ad esempio, i rappresentanti repubblicani della Camera hanno sollevato obiezioni contro l’Online Streaming Act del Canada, chiedendo alle autorità commerciali americane di investigare sulle pratiche canadesi.
Il dibattito continua
Il dibattito intorno alla legge tedesca sottolinea la complessità crescente delle normative sui servizi audiovisivi nel contesto del commercio globale. Mentre le misure nazionali mirano a promuovere il contenuto locale, esse possono entrare in conflitto con i principi liberalizzatori dei trattati commerciali internazionali. La situazione attuale segna un momento di tensione tra politica culturale e regole del mercato globale, che potrebbe richiedere ulteriori negoziati per trovare una soluzione accettabile per tutti gli interessati.


