L’elettorato mondiale sta preparando una nuova leadership per l’Ottava Assemblea Mondiale della Salute (WHA) che si terrà nel 2027. Il futuro capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sarà scelto tra candidati provenienti da diverse regioni del mondo, ciascuno con una propria visione e competenze. L’attuale direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, un etiope, terminerà il suo secondo mandato nel luglio 2027, aprendo la strada a nuovi protagonisti che dovranno affrontare importanti sfide globali.
La crisi post-Trump e le sfide dell’OMS
Il ritiro degli Stati Uniti dall’OMS sotto l’amministrazione Trump ha segnato una svolta nella gestione delle politiche sanitarie internazionali. L’agenzia, che per lungo tempo era guidata dal sostegno economico americano, si trova ora di fronte a nuovi modelli di finanziamento e governance. Il passaggio da un regime dominato dagli Usa a uno più equilibrato presenta sia opportunità che sfide.
Europa: esperienza e bagaglio politico
L’Europa, pur avendo una forte presenza nelle questioni sanitarie globali, si trova ad affrontare un’opposizione crescente da parte di paesi in via di sviluppo. Molti accusano i paesi europei di aver mancato durante la pandemia del Covid-19 nell’aprire il mercato delle vaccinazioni ai paesi più poveri, alimentando così l’iniquità nelle distribuzioni globali. Anche se le nazioni europee mantengono un forte sostegno economico all’OMS, molte delegazioni non vedono con favore candidati europei.
Asia e Stati del Golfo: nuove potenze emergenti
In questo contesto, i paesi asiatici e quelli del Golfo stanno emergendo come forti contendenti. La regione dell’Asia sudorientale è particolarmente attiva con l’Indonesia che ha già presentato il nome di Budi Gunadi Sadikin, ministro della salute indonesiano. Con una carriera brillante nel settore bancario e un rapido passaggio al campo sanitario da due anni, Sadikin si presenta come un leader carismatico con la capacità di raccogliere consensi internazionali.
Il ruolo emergente del Golfo
Due candidati particolarmente discussi provengono dal Golfo Arabo: Hanan Balkhy e Hanan Mohamed Al Kuwari. Hanan Balkhy, attuale direttore regionale per l’America orientale dell’OMS, ha costruito una reputazione di competenza e calma in risposta alle crisi sanitarie regionali. Con connessioni negli Stati Uniti e un solido profilo istituzionale all’interno dell’OMS, Balkhy potrebbe rappresentare un equilibrio tra esperienza operativa e nuove idee.
Hanan Mohamed Al Kuwari: il volto nuovo del cambiamento
Al Kuwari, ex ministro della sanità del Qatar, ha una visione di manager di successo con vasta esperienza nell’industria medica. Come donna al vertice del settore sanitario in un paese emergente, Al Kuwari potrebbe rappresentare un simbolo di cambiamento e nuove energie all’interno dell’OMS.
La sfida per l’Asia meridionale
Pakistan offre una candidata ben conosciuta nella scena internazionale: Sania Nishtar, attuale leader della Gavi (la Vaccines Alliance), un partenariato pubblico-privato che coordina i finanziamenti alle vaccinazioni in paesi di basso e medio reddito. Le sue competenze nel gestire le relazioni tra donatori, governi e filantropi potrebbero essere fondamentali per affrontare la crisi finanziaria dell’OMS.
L’impatto del cambiamento geopolitico
Il nuovo scenario geopolitico non solo cambia il paesaggio delle candidature ma anche le dinamiche di supporto. Paesi come Cina e Russia, pur non avendo presentato candidati ufficiali, hanno un ruolo importante nelle negoziazioni indirette. La Cina in particolare potrebbe emergere come broker chiave nel formare alleanze tra paesi sviluppati e in via di sviluppo.
La sfida dell’equilibrio
Il prossimo direttore generale dell’OMS dovrà bilanciare la necessità di innovazione con l’esigenza di mantenere un legame forte con i paesi che sostengono economicamente l’organizzazione. La scelta finale sarà determinata da una complessa danza diplomatica tra i vari attori globali, ciascuno con le proprie aspirazioni e interessi.
Conclusioni
La prossima elezione del capo dell’OMS rappresenta un momento cruciale per la governance sanitaria globale. La scelta finale dovrà considerare non solo le competenze tecniche ma anche la capacità di formare alleanze e navigare nel nuovo panorama geopolitico delle relazioni internazionali. I prossimi mesi saranno determinanti per capire quale candidato sarà in grado di rispondere efficacemente ai desideri degli Stati membri dell’OMS.