Banche britanniche chiedono di essere coinvolte nel reset del Brexit tra Regno Unito e UE

Di Alessandro Torrisi ·4 min di lettura
Punti chiave

Il settore bancario del Regno Unito sta cercando di ottenere un ruolo più significativo nella riconsiderazione delle relazioni commerciali tra Londra e Bruxelles. Dopo anni di essere rimasto in disparte, le maggiori istituzioni finanziarie britanniche stanno spingendo affinché i servizi finanziari vengano finalmente inclusi nelle trattative.

Il richiamo delle banche

UK Finance, un gruppo di lobby che rappresenta il settore bancario britannico, ha pubblicato una relazione in cui sostiene che "fino ad oggi i servizi finanziari non sono stati compresi nella strategia del ‘reset’ tra Regno Unito e UE". Secondo UK Finance è giunto il momento di cambiare.

Il contesto politico

L’imminente summit tra il primo ministro britannico Keir Starmer e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, previsto per luglio, offre un’opportunità cruciale. Tuttavia, le banche si trovano in una posizione difficile: pur essendo uno dei principali settori economici del Regno Unito, i servizi finanziari non sono mai stati una priorità governativa né della Commissione europea.

Il dibattito Brexit

Prima dell’uscita dal blocco, il ‘City of London’ (il quartiere finanziario di Londra) aveva sperato che le condizioni del mercato continuassero in qualche forma dopo l’esodo britannico. Tuttavia, i servizi finanziari sono stati esclusi dall’accordo commerciale Brexit approvato nel 2020 e da allora sono praticamente privati dell’accesso diretto ai clienti europei.

Le sfide logistiche

Il settore si è trovato in una posizione politicamente isolata, con i responsabili di Bruxelles riluttanti a discutere del tema mentre il Regno Unito e la UE erano ancora immersi in un conflitto riguardo alla gestione della frontiera nordirlandese.

La pressione per cambiamenti

Nonostante le tensioni, sia sotto il governo di Rishi Sunak che quello attuale del Labour Party con Starmer al comando, la fiducia è migliorata. Tuttavia, i desideri e le esigenze dell’industria finanziaria britannica rimangono bloccate a un livello tecnico, non politico.

Il piano di azione

UK Finance ha sviluppato una serie di proposte mirate ad integrare il settore dei servizi finanziari nelle trattative. La lobby chiede l’istituzione di gruppi tecnici coordinati per regolamentazione e un accordo bilaterale basato sul riconoscimento reciproco delle normative.

Le proposte immediate

Il rapporto prevede anche misure pratiche come l’estensione indefinita dell’accesso al mercato UE per le organizzazioni di clearing britanniche, una questione controversa durante la negoziazione del Brexit. Inoltre, UK Finance sostiene che si dovrebbe riconoscere l’equivalenza dei requisiti in materia di capitale tra banche britanniche e europee.

La visione a lungo termine

A lungo termine, la lobby propone un quadro più ampio per favorire il commercio transfrontaliero di servizi finanziari. Inoltre, si suggerisce una maggiore integrazione dei mercati del capitale europei per stimolare investimenti in economie a stagnazione.

Le sfide politiche

Tuttavia, la situazione attuale rende difficile ottenere progressi concreti. Starmer è sotto pressione da parte della sua stessa formazione e il suo futuro di primo ministro è incerto. Inoltre, l’UE non ha mostrato segni di disposta ad aprire ulteriormente le porte al Regno Unito in materia di servizi finanziari.

La strada davanti

Sebbene le banche britanniche siano ottimiste sulle possibilità di un ‘reset’ positivo, i contraccolpi politici potrebbero nuovamente ostacolare gli obiettivi del settore. Tuttavia, il piano di UK Finance rappresenta una chiara esortazione per entrambe le parti ad affrontare seriamente la questione dei servizi finanziari nel processo di normalizzazione delle relazioni tra Regno Unito e UE.

La sfida è ora quella di trasformare queste intenzioni in azione concreta, al di là degli ostacoli politici e pratici che si frappongono sulla strada della riconciliazione economica.

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