Un passo cruciale verso la fine delle ostilità nella Striscia di Gaza sembra finalmente concretizzarsi. L’intesa raggiunta in Egitto per l’attuazione della prima fase del piano di pace promosso dal presidente statunitense Donald Trump apre la strada a un cessate il fuoco, alla liberazione degli ostaggi israeliani e al ritiro graduale delle truppe dallo Stato ebraico. La notizia ha suscitato reazioni favorevoli in tutto il mondo, accolta come un segnale di speranza dopo mesi di combattimenti e crisi umanitaria.
Meloni: “Una straordinaria notizia per la pace”
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito l’accordo «una straordinaria notizia che apre la strada al cessate il fuoco a Gaza, al rilascio di tutti gli ostaggi e al ritiro delle forze israeliane su linee concordate». La premier italiana ha ringraziato Donald Trump per il ruolo di mediazione e i Paesi coinvolti — Egitto, Qatar e Turchia — «per i loro sforzi decisivi nel raggiungimento di un risultato tanto atteso».
I punti principali dell’accordo
Sebbene i dettagli non siano ancora ufficiali, diverse fonti internazionali — tra cui France Presse, Times of Israel e media sauditi — hanno anticipato i contorni dell’intesa. La prima fase prevede lo scambio tra ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi: circa 1.950 detenuti dovrebbero essere rilasciati, di cui 250 condannati all’ergastolo e 1.700 arrestati dopo l’inizio della guerra a Gaza.
Il piano include inoltre un ritiro parziale e progressivo delle truppe israeliane dalla Striscia, con garanzie internazionali fornite da Washington e dai mediatori regionali. Secondo fonti israeliane, le forze dell’Idf manterranno il controllo di circa metà del territorio di Gaza durante la fase iniziale. Il valico di Rafah, chiuso da mesi, dovrebbe essere riaperto su entrambi i lati una volta che il cessate il fuoco entrerà in vigore.
Un aspetto centrale dell’accordo riguarda l’invio di aiuti umanitari: nei primi cinque giorni di tregua è previsto l’ingresso di almeno 400 camion al giorno con viveri, medicinali e generi di prima necessità, destinati a una popolazione stremata da mesi di guerra.
La diplomazia europea e le reazioni internazionali
L’alto rappresentante dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha definito l’intesa «un importante passo avanti e un risultato diplomatico di grande rilievo», aggiungendo che Bruxelles «farà la propria parte per sostenere la pace e la ricostruzione di Gaza».
Anche il Regno Unito ha espresso soddisfazione. Il primo ministro Keir Starmer ha parlato di «un momento di profondo sollievo per il mondo intero», chiedendo che l’accordo venga attuato senza ritardi e che «gli aiuti umanitari entrino immediatamente e senza restrizioni nella Striscia».
Da Washington, Donald Trump ha dichiarato che «Gaza verrà ricostruita con il contributo dei Paesi vicini» e che «gli Stati Uniti saranno coinvolti nel mantenimento della pace». Il presidente americano ha sottolineato che «il Medio Oriente si è unito in modo straordinario» e che questa collaborazione potrà «trasformare un’area di conflitto in una regione di cooperazione e sviluppo».
L’Italia, per voce del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha annunciato la disponibilità a partecipare con propri militari alla futura forza di pace internazionale: «È un momento decisivo, ma serve garantire che la tregua sia rispettata e che la pace sia duratura».
Le incognite ancora aperte
Nonostante l’entusiasmo per l’intesa, alcuni punti restano da definire. Secondo ABC News, le trattative di Sharm el-Sheikh non hanno ancora risolto questioni cruciali come il disarmo di Hamas e la gestione politica di Gaza nel dopoguerra. Questi temi saranno affrontati nelle fasi successive del negoziato.
Nel frattempo, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver iniziato a predisporre un piano di ritiro parziale, pur mantenendo la prontezza «per ogni possibile scenario». Fonti militari hanno ricordato che il nord della Striscia rimane una «zona di combattimento pericolosa» e hanno invitato la popolazione civile a non rientrare nelle aree evacuate.
L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha anticipato che il rilascio degli ostaggi potrebbe avvenire «tra domenica e lunedì», a poche ore dall’approvazione definitiva dell’accordo da parte del governo di Benjamin Netanyahu, la cui riunione è stata rinviata di alcune ore per ragioni procedurali.
Un fragile inizio di speranza
L’annuncio dell’accordo non segna ancora la fine delle ostilità: nelle prime ore successive alla notizia, fonti palestinesi hanno riferito di nuovi bombardamenti su Gaza City. Tuttavia, per la prima volta dopo mesi di violenze, la prospettiva di una tregua reale appare concreta.
Dalla Casa Bianca all’Unione Europea, da Roma a Londra, la comunità internazionale si prepara ora a sostenere la fase più delicata: quella della ricostruzione e della stabilizzazione di Gaza. Se le promesse saranno mantenute, il cessate il fuoco potrà trasformarsi in un nuovo inizio per una regione che da decenni attende la pace.