Un secolo dopo Stefan Zweig, la collina di Kapuzinerberg a Salisburgo torna al centro dell’attenzione, ma questa volta non per motivi letterari. Il progetto del magnate Wolfgang Porsche, 82 anni, di costruire un tunnel privato sotto la collina per collegare la sua villa al centro città, ha scatenato una protesta senza precedenti. Oltre ventimila cittadini hanno firmato una petizione per chiedere lo stop ai lavori, accusando il Comune di aver concesso “privilegi inaccettabili” a un miliardario a discapito di un bene pubblico e ambientale.
Un’eredità culturale in trasformazione
Il “Paschinger Schlössl”, residenza acquistata nel 1917 dallo scrittore austriaco Stefan Zweig, è un luogo simbolico per la storia culturale di Salisburgo. Zweig lo aveva scelto per la sua quiete e per l’inaccessibilità alle automobili, descrivendolo come un rifugio di pace e ispirazione in un’epoca segnata da tensioni e persecuzioni. Da quelle stanze nacquero alcuni dei suoi romanzi più celebri, prima che l’ascesa del nazismo lo costringesse all’esilio e alla vendita forzata della casa nel 1934.
Più di cento anni dopo, la stessa villa è diventata il rifugio di uno degli uomini più ricchi d’Europa. Wolfgang Porsche, discendente diretto del fondatore della celebre casa automobilistica, ha acquistato la residenza nel 2019 per 9 milioni di euro. L’imprenditore, noto per la sua passione per i motori e per la guida sportiva, ha avviato una ristrutturazione completa, con l’obiettivo di trasformare la dimora in un buen retiro per sé e per la moglie, la principessa Gabriele zu Leiningen, già conosciuta come Inaara Begum Aga Khan.
Il progetto del tunnel e la polemica pubblica
L’elemento più controverso della ristrutturazione è il tunnel sotterraneo, destinato a collegare direttamente il garage della villa — capace di ospitare otto automobili — con il centro cittadino. L’obiettivo dichiarato è rendere più agevole l’accesso alla proprietà, soprattutto durante i mesi invernali, quando la stretta strada che sale al Kapuzinerberg diventa difficilmente percorribile.
Tuttavia, per molti abitanti di Salisburgo, l’iniziativa rappresenta un simbolo di disuguaglianza e arroganza. La collina è infatti un’area naturale protetta, considerata parte del patrimonio ambientale della città. “Non vogliamo che un miliardario scavi sotto un bene comune per comodità personale”, si legge nella petizione popolare, che accusa il Comune di aver ceduto al potere economico concedendo l’autorizzazione in cambio di una cifra considerata irrisoria: 48 mila euro per l’utilizzo del suolo pubblico.
La politica divisa
Il progetto ha ottenuto il primo via libera all’inizio del 2024 con i voti congiunti di socialdemocratici, popolari e nazional-liberali. A settembre è arrivato anche il parere favorevole della Commissione edilizia, nonostante l’opposizione di Verdi e comunisti. Questi ultimi, oggi seconda forza politica della città, guidano l’amministrazione locale insieme ai socialdemocratici, ma il tema del tunnel ha spaccato la maggioranza.
Il sindaco Bernhard Auinger, ex dipendente della Porsche per quasi trent’anni, si è trovato in una posizione scomoda. Pur riconoscendo la sensibilità del tema, ha dichiarato di non poter revocare un progetto già approvato dalla precedente amministrazione, tentando così di smorzare le polemiche. Una linea che non ha convinto né l’opposizione né i cittadini mobilitati contro il traforo.
Simbolo di una frattura sociale
La vicenda del tunnel di Wolfgang Porsche ha assunto un valore che va oltre la dimensione locale. Per molti rappresenta la metafora di una società in cui il denaro può aprire qualsiasi strada, anche letteralmente. Le immagini delle ruspe al lavoro sul Kapuzinerberg hanno provocato indignazione e acceso un dibattito nazionale sul rapporto tra potere economico, ambiente e giustizia sociale.
Gli storici e gli intellettuali austriaci non hanno mancato di sottolineare l’ironia della situazione: il rifugio “inaccessibile alle auto” amato da Zweig diventa oggi un simbolo di accesso esclusivo e privilegio. Mentre il cantiere prosegue, l’eco delle parole dello scrittore — “una collina boscosa, quasi un’onda alpina” — risuona come un monito contro la trasformazione dei luoghi della memoria in spazi privati per pochi eletti.
La battaglia di Salisburgo è quindi destinata a continuare, tra ricorsi, proteste e appelli alla tutela del paesaggio. E intanto, sotto il monte che un tempo offriva silenzio e ispirazione a Zweig, le trivelle di Wolfgang Porsche continuano a scavare.