Juventus, otto anni di perdite e un futuro ancora da ricostruire

Di Mauro Ferris ·4 min di lettura

La Juventus attraversa uno dei periodi più complessi della sua storia recente. Negli ultimi otto esercizi consecutivi, il club bianconero ha accumulato perdite per quasi un miliardo di euro — una cifra che riassume perfettamente l’alternanza di ambizioni, errori e difficoltà che hanno segnato il decennio successivo ai trionfi di inizio era Agnelli.

Dopo il rilancio post-Calciopoli e una serie di stagioni dominate in Italia, la società sembrava destinata a consolidarsi come potenza europea. Tra il 2015 e il 2017 i bilanci erano tornati in utile e la squadra aveva raggiunto due finali di Champions League. Ma la svolta del 2018 — con l’addio dell’amministratore delegato Giuseppe Marotta e l’arrivo di Cristiano Ronaldo — ha rappresentato un punto di rottura. L’idea di usare l’immagine del fuoriclasse portoghese per espandere il marchio sui mercati internazionali si è rivelata un’arma a doppio taglio: l’investimento complessivo, tra cartellino e ingaggio, ha superato i 270 milioni di euro, mentre i ritorni sportivi ed economici non hanno eguagliato le aspettative.

Da quel momento, la Juventus è entrata in una spirale di difficoltà economiche. Gli anni successivi sono stati caratterizzati da spese elevate, operazioni di mercato discutibili e una gestione finanziaria che ha progressivamente eroso i margini di sostenibilità. La pandemia di Covid-19 ha aggravato la situazione, colpendo duramente i ricavi da stadio e merchandising, ma non è stata l’unica causa del tracollo. L’abitudine a contare sul “player trading”, ovvero sulla plusvalenza derivante dalle cessioni, e l’uso di pratiche contabili poi finite al centro delle inchieste giudiziarie, hanno contribuito a minare la stabilità della società.

Nel 2022, le indagini e le tensioni interne hanno portato alle dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione, sancendo la fine dell’era di Andrea Agnelli. Da allora, sotto la guida di John Elkann, azionista di riferimento attraverso Exor, la Juventus ha intrapreso un percorso di riorganizzazione profonda. È stato varato un nuovo piano industriale con l’obiettivo di riportare i conti in equilibrio entro il 2027. Tuttavia, nonostante il cambio di governance, le difficoltà restano.

Negli ultimi due anni la società ha dovuto procedere a nuovi aumenti di capitale, per un totale che supera i 900 milioni di euro dal 2019 a oggi. Exor ha coperto gran parte dell’esborso, portando la propria partecipazione al 65,4% del capitale. Ulteriori risorse, circa 110 milioni, verranno immesse nel 2026 per evitare squilibri di bilancio. Nonostante questi interventi, i risultati sportivi non sono tornati ai livelli attesi. Dopo l’esclusione forzata dalle competizioni europee nel 2023-24, la squadra è riuscita a qualificarsi nuovamente in Champions League, ma senza brillare: in Italia ha raccolto soltanto un terzo e un quarto posto e in Europa ha recitato un ruolo marginale.

Il ricambio tecnico non ha portato la stabilità sperata. Gli esoneri di Allegri, Sarri, Pirlo e successivamente di Thiago Motta e Tudor testimoniano un’incertezza cronica nella gestione sportiva. Il direttore sportivo Cristiano Giuntoli, chiamato per costruire una squadra sostenibile e competitiva, non è ancora riuscito a invertire la rotta. Gli investimenti sul mercato, pur ridotti rispetto al passato, continuano a pesare: 100 milioni nel 2023-24 e oltre 200 nella stagione successiva, con risultati al di sotto delle aspettative.

Nonostante il ridimensionamento del monte ingaggi — passato dai 340 milioni dell’era Ronaldo a poco più di 240 — la Juventus resta un club in cerca di equilibrio. Gli azionisti ribadiscono la volontà di mantenere il controllo e di non cedere quote rilevanti, mentre nuovi investitori, come il colosso delle criptovalute Tether, hanno acquisito partecipazioni di minoranza.

Il decennio bianconero si chiude quindi con un bilancio amaro: un patrimonio sportivo importante ma fragile, un brand ancora riconosciuto a livello globale ma appesantito dai debiti, e una tifoseria che attende il ritorno a una gestione vincente ma sostenibile. La Juventus del futuro dovrà imparare dai propri errori, puntando su trasparenza, equilibrio economico e una visione sportiva coerente per riconquistare il posto che le spetta tra le grandi d’Europa.

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