Draghi suonano la sveglia per un’Europa in bilico
Il presidente emerito della BCE, Mario Draghi, ha lanciato un avvertimento grave all’Unione Europea durante il discorso di consegna del dottorato honoris causa presso l’Università Cattolica di Lovanio, Belgio. Secondo le sue parole, l’Europa si trova al crocevia tra diventare una vera potenza o rimanere un grande mercato soggetto alle priorità degli altri.
Il contesto internazionale e la sfida per l’UE
Draghi ha evidenziato come l’ordine globale attuale sia ormai “defunto”. Tuttavia, ciò non è dovuto a un fallimento totale ma alla mancanza di correzioni necessarie. La minaccia principale, secondo Draghi, proviene dal modo in cui queste nuove forze internazionali sostituiranno il vecchio ordine.
Il presidente emerito ha specificato che l’Europa si trova tra due potenze: gli Stati Uniti e la Cina. La Casa Bianca, guidata da Donald Trump (presidente degli USA), mira apertamente alla frammentazione dell’Unione Europea. Dall’altra parte, la Cina controlla i nodi critici nelle catene di approvvigionamento ed è pronta a sfruttare questa leva per ottenere vantaggi.
La necessità del federalismo pragmatico
Per affrontare questo scenario complesso, Draghi ha proposto un modello chiamato “federalismo pragmatico”. Questa strategia si basa sulla creazione di convergenze concrete attraverso coalizioni di volontari su progetti e settori specifici, al di fuori dei meccanismi più lenti del processo decisionale europeo.
Il modello a cui Draghi guarda come esempio è quello dell’euro. Ha sottolineato che coloro che erano disposti ad aderire all’euro sono andati avanti, hanno creato istituzioni comuni e forgiato una solidarietà più profonda rispetto a quanto prescritto dai trattati.
Le sfide interne dell’UE
L’ex presidente del Consiglio ha inoltre evidenziato le difficoltà interne all’Unione Europea. Ad esempio, mentre l’UE è unita sul commercio e sulla politica monetaria, rimane frammentata su questioni come la difesa, la politica industriale ed i rapporti esteri.
Draghi ha avvertito che un’Europa unificata solo sul commercio ma frammentata sulla sicurezza vedrà il suo potere commerciale sfruttato a scapito della sua dipendenza in materia di sicurezza. Questo è già evidente nel caso della Groenlandia, dove l’UE ha mostrato determinazione nell’affrontare le pressioni del presidente americano.
Il prossimo passo per l’Europa
Per Draghi, l’unità non precede l’azione ma si forgia prendendo insieme decisioni importanti. L’ex numero uno dell’Eurotower ha esortato i leader europei a colpire la gravità della minaccia comune e ad agire con determinazione.
Il vertice informale sulla competitività, previsto per il 12 febbraio, sarà un momento cruciale. L’UE deve decidere se fare di più sull’intelligenza artificiale (AI) o rischiare la stagnazione economica. La Commissione UE e la BCE stanno già discutendo su misure concrete da adottare.
Conclusione: un’Europa unita o frammentata?
Il messaggio di Draghi è chiaro: l’Europa deve scegliere tra diventare una vera potenza globale o rimanere un grande mercato soggetto alle priorità degli altri. La decisione non riguarda solo il commercio ma anche la sicurezza, la politica industriale e i rapporti esteri.
Il federalismo pragmatico proposto da Draghi offre una via di mezzo tra l’unità forzata e la frammentazione totale. Questo modello potrebbe permettere all’UE di rispondere in modo rapido ed efficace alle sfide emergenti, creando un’Europa più forte e unita.