Nelle silenziose Centovalli ticinesi, tra boschi di castagni e piccoli borghi sospesi nel tempo, Pietro Leemann, uno dei cuochi più innovativi e spirituali d’Europa, ha trovato la sua nuova dimensione. Fondatore del celebre Joia di Milano, primo ristorante vegetariano europeo insignito di una stella Michelin, Leemann ha deciso di lasciare la frenesia della città per dedicarsi a una vita di meditazione, natura e condivisione spirituale.
Oggi, a 64 anni, vive nel borgo di Rasa, dove sta costruendo un ecovillaggio-monastero fondato sui principi della sostenibilità e della filosofia krishnaita. Qui, cibo e spiritualità si fondono in un progetto che vuole accogliere chiunque desideri ritrovare equilibrio e armonia con sé stesso e con il mondo.
Dallo chef al monaco
La trasformazione di Leemann non è nata all’improvviso. Dopo decenni di successi e riconoscimenti internazionali, lo chef ha sentito il bisogno di liberarsi dalle logiche del profitto e dell’immagine. “A un certo punto — ha spiegato — ho capito che il successo non poteva più essere il metro della mia vita. Ho scelto di donare quello che sono e di aprirmi agli altri”.
Il percorso spirituale lo ha portato fino in India, dove ha scoperto la filosofia vaishnava e ricevuto il nome di Parameshvara dasa, simbolo del suo nuovo cammino come monaco krishnaita. La sua giornata oggi è scandita da meditazione, preghiera e studio, senza mai abbandonare la cucina, che rimane per lui un linguaggio sacro. “La meditazione e la disciplina sono il cuore delle mie giornate — ha raccontato —. La prima mi dona energia, la seconda dà forma alle cose”.
Il monastero dell’accoglienza
Nel nuovo monastero che sta nascendo a Rasa, Leemann immagina un luogo aperto a tutte le fedi, dove uomini e donne convivono e collaborano nella semplicità. L’abate Swami Shri Rupa Madawa Maraj arriverà dall’India con altri monaci, mentre Pandita Mataji sarà la prima guida spirituale femminile della comunità. “Sarà uno spazio di meditazione, silenzio e cucina condivisa — spiega Leemann —, dove chiunque potrà sentirsi accolto, indipendentemente dal proprio credo”.
Il progetto riflette una visione universale: unire persone diverse attraverso la ricerca interiore e la cura del pianeta. In quest’ottica, il cibo assume un ruolo centrale: “Siamo ciò che mangiamo, ma anche ciò che scegliamo di non mangiare”, afferma lo chef, ribadendo l’importanza di una alimentazione vegetariana consapevole, fondata sul rispetto per ogni forma di vita.
La cucina come meditazione
Accanto al monastero, Leemann ha aperto l’Osteria Giardino di Bordei, un luogo che incarna i valori del suo nuovo percorso. Il ristorante ha ottenuto la prestigiosa certificazione Bio Cuisine di Bio Suisse, riservata ai locali che utilizzano in prevalenza ingredienti biologici e locali.
Qui, ogni piatto è concepito come un invito alla riflessione. “Cucinare è un atto spirituale — sostiene Leemann —. Ogni ingrediente ha un’anima e trasmette un’energia. Nutrire gli altri significa prendersi cura del loro benessere interiore”. I menù seguono i ritmi della natura e cambiano con le stagioni, celebrando la semplicità e la purezza dei sapori.
La scelta della semplicità
Lasciata alle spalle la vita milanese, Leemann non prova nostalgia per la ribalta dei riflettori. “Ho abbandonato la logica dei risultati — spiega —. Il riconoscimento pubblico non ha più valore se non è accompagnato da serenità interiore. La felicità nasce dal fare bene le cose quotidiane e dal prendersi cura degli altri”.
Il suo approccio ricorda l’insegnamento della filosofia orientale, che invita alla presenza nel momento e alla rinuncia all’ego. Dopo anni di ricerca, lo chef monaco ha trovato nel silenzio e nella preghiera la risposta alle domande di sempre: chi siamo, dove stiamo andando, cosa dà senso alla vita.
L’eredità di un percorso
Leemann non rinnega le sue radici né l’eredità gastronomica costruita negli anni. Il Joia resta una tappa fondamentale nella storia della cucina vegetariana europea, ma il suo futuro ora guarda altrove: all’incontro tra nutrimento e spiritualità.
“Ogni essere umano — dice — è chiamato a scoprire chi è davvero. Quando ci si apre agli altri, si comprende la propria essenza”. Nel suo monastero tra i monti ticinesi, il profumo del cibo si mescola ai canti sanscriti e al fruscio del vento tra gli alberi: un luogo dove la cucina diventa preghiera e la vita stessa si trasforma in un atto di consapevolezza.