Le Cinque Terre, gioiello della Liguria e Patrimonio dell’Umanità UNESCO, vivono una doppia vita. Da maggio a ottobre sono una delle mete più amate al mondo, invase ogni giorno da migliaia di turisti. Ma quando le luci dell’estate si spengono, i borghi che affascinano visitatori da ogni continente si trasformano in paesi fantasma, isolati e dimenticati.

È questa la denuncia che arriva dai residenti di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, stanchi di sentirsi “ospiti a casa propria” nei mesi di alta stagione e prigionieri d’inverno, quando i collegamenti vengono sospesi e i servizi ridotti al minimo.

“Tutto per i turisti, niente per chi vive qui”

A guidare la protesta è il Comitato dei residenti delle Cinque Terre, che accusa le istituzioni regionali di concentrarsi esclusivamente sulla promozione turistica, trascurando completamente la vita quotidiana di chi abita questi luoghi tutto l’anno.

«Da novembre a giugno siamo tagliati fuori dal mondo» – denunciano i portavoce – «gli orari dei treni vengono ridotti, le corse dei bus locali quasi azzerate, i sentieri chiusi per manutenzione o per rischio frane. Eppure, paghiamo le stesse tasse di chi vive in città con tutti i servizi garantiti».

Il punto più controverso riguarda la stazione hub di Migliarina, inaugurata pochi anni fa con un investimento pubblico di 15 milioni di euro. Doveva diventare un nodo strategico per favorire i collegamenti verso i borghi costieri. In realtà, secondo i residenti, «funziona solo d’estate» e per il resto dell’anno rimane una cattedrale nel deserto.

La vita nei borghi svuotati

Nei mesi freddi, la bellezza mozzafiato delle Cinque Terre si trasforma in solitudine e disagi. I negozi chiudono, i ristoranti abbassano le serrande, le case vacanza restano vuote e molti giovani si trasferiscono in città per studio o lavoro. Chi resta deve fare i conti con le difficoltà quotidiane: assenza di medici, scuole distanti, servizi ridotti e problemi di trasporto che rendono complicato persino raggiungere l’ospedale di La Spezia in caso di emergenza.

«Non si può vivere solo di turismo stagionale» lamentano gli abitanti. «Quando i turisti se ne vanno, resta un silenzio assordante e un senso di abbandono».

Un turismo che consuma

Il malcontento nasce anche dal modello di sviluppo che negli ultimi anni ha trasformato le Cinque Terre in una vetrina globale, ma fragile. L’afflusso record di visitatori — oltre 3 milioni ogni anno — ha portato ricchezza, ma anche problemi di sovraffollamento, erosione dei sentieri e aumento dei costi della vita.

Molti appartamenti sono stati convertiti in case vacanza, e trovare un affitto a lungo termine è diventato quasi impossibile. «I residenti storici vengono spinti via dai prezzi esorbitanti. Restano solo i turisti, per tre mesi all’anno» afferma un anziano di Vernazza.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: borghi sempre più vuoti d’inverno e congestionati d’estate, una popolazione residente in continuo calo e un territorio che rischia di perdere la propria identità.

La risposta delle istituzioni

La Regione Liguria, chiamata in causa, difende le proprie scelte, sostenendo che gli investimenti hanno permesso di migliorare i flussi turistici e la sicurezza dei collegamenti. Ma per i cittadini non basta: chiedono un piano di sviluppo equilibrato, che tenga conto della vita reale di chi abita tutto l’anno nei paesi più visitati d’Italia.

Tra le richieste principali figurano:

ripristino dei collegamenti ferroviari e marittimi anche in inverno;

presenza costante di servizi sanitari e scolastici;

politiche abitative per contrastare lo spopolamento;

una regolamentazione più rigida degli affitti turistici.

Un paradiso fragile tra turismo e sopravvivenza

Il contrasto tra la bellezza dei luoghi e le difficoltà quotidiane rende la situazione delle Cinque Terre un simbolo della crisi del turismo sostenibile in Italia. Luoghi che attirano il mondo intero rischiano di diventare musei a cielo aperto, dove non resta più nessuno a vivere davvero.

Le parole di un pescatore riassumono il sentimento diffuso: «Siamo diventati comparse nel nostro stesso paese. Il turismo ha portato denaro, ma ci ha tolto la normalità».

Nel cuore di uno dei paesaggi più amati del pianeta, la battaglia dei residenti non è solo una protesta locale, ma un grido che parla di identità, equilibrio e dignità. Perché un paradiso, per restare vivo, ha bisogno non solo di visitatori, ma anche — e soprattutto — di chi lo chiama casa.

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