Un nuovo capitolo si aggiunge alla complessa vicenda familiare e giudiziaria di Vittorio Sgarbi, il celebre critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura. Questa volta il teatro dello scontro è l’aula della nona sezione del tribunale civile di Roma, dove si discute una questione delicatissima: la capacità di Sgarbi di gestire autonomamente i propri interessi e il proprio patrimonio.

La scena si apre con un gesto plateale, degno del personaggio. Appena entrato in aula, Sgarbi si avvicina alla giudice tutelare Paola Scorza e le porge una copia del suo nuovo libro, Il cielo più vicino. La montagna nell’arte, in uscita l’11 novembre. “A dimostrazione della mia poca lucidità”, avrebbe detto con tono ironico, ricordando che l’opera è stata scritta nei mesi in cui era stato ricoverato per problemi di salute. Un’espressione di sarcasmo che ha suscitato qualche sorriso, ma che non ha alleggerito il clima teso di un’udienza destinata a lasciare il segno.

La richiesta di un amministratore di sostegno

Al centro della disputa c’è la richiesta presentata da Evelina Sgarbi, figlia maggiore del critico, che ha chiesto alla magistratura di nominare un amministratore di sostegno per il padre. La decisione definitiva arriverà entro quindici giorni, ma già la prima udienza ha messo in luce la frattura profonda all’interno della famiglia.

Accanto a Vittorio, come sempre, c’era la compagna Sabrina Colle, legata a lui da 27 anni. Di fronte, sedute con evidente disagio, le figlie Evelina e Alba. Il figlio Carlo, che vive all’estero, ha scelto di non partecipare. Tra padre e figlie, solo un saluto freddo, nessun abbraccio, nessuna parola di conforto.

Secondo Evelina, la decisione di rivolgersi al tribunale è stata motivata esclusivamente dalla preoccupazione per la salute del padre. “Voglio soltanto chiarezza e il suo bene”, avrebbe spiegato, sottolineando che il suo intento non è economico, ma protettivo. Sgarbi, invece, si è detto “addolorato” per quella che considera un’azione ingiusta, lasciando intendere che dietro ci possano essere interessi legati al patrimonio di famiglia.

Gli scontri fuori e dentro l’aula

Fuori dal palazzo di giustizia di via Lepanto, la tensione è esplosa ancor prima dell’inizio dell’udienza. L’avvocato di Evelina, Lorenzo Iacobbi, ha dichiarato ai giornalisti che “l’obiettivo è tutelare l’interesse di Vittorio Sgarbi”, ma la dichiarazione è stata accolta da cori di protesta. Tra le voci più dure, quella della madre di Alba, presente con un gruppo dell’associazione “14 Luglio”, fondata da Francesca Della Valle, compagna di Lando Buzzanca. “Vergognati, vai a studiare”, le hanno gridato contro.

In aula, la tensione non è stata minore. Le sorellastre Evelina e Alba si sono affrontate con sguardi e battute taglienti, segno di un rapporto ormai logorato. “Lo abbiamo visto tutti che è molto debilitato”, ha ribadito l’avvocato Iacobbi, mentre Sgarbi, con la consueta verve, firmava la copia del libro regalata alla giudice aggiungendo con ironia: “Ecco la mia firma falsa”. Un chiaro riferimento alla denuncia presentata da Evelina contro il Gemelli, l’ospedale dove il padre era stato ricoverato, perché riteneva non autentica la firma sul modulo che autorizzava a ricevere informazioni sanitarie esclusivamente la compagna Sabrina Colle.

Matrimonio in vista e nuove polemiche

A complicare ulteriormente la vicenda c’è la volontà di Sgarbi di sposare Sabrina Colle, dichiarata pubblicamente nel pieno della battaglia legale. Una scelta che avrebbe contribuito ad accendere ulteriormente gli animi e a spaccare definitivamente la famiglia.

L’udienza, durata oltre due ore, è stata più volte interrotta dalla giudice, costretta a richiamare le parti e a vietare espressamente qualsiasi apparizione televisiva o commento pubblico fino alla conclusione della causa.

In attesa della decisione

Alla fine, Vittorio Sgarbi ha lasciato il tribunale salendo su un’auto scura, mentre Evelina è andata via in taxi, visibilmente provata. Nessun contatto, nessuna parola. Solo il silenzio carico di rancore di una famiglia divisa tra affetto e sospetto.

La giudice Paola Scorza si pronuncerà entro due settimane. Nel frattempo, resta la domanda che aleggia su tutta la vicenda: chi, tra arte, amore e potere, riuscirà davvero a “tutelare” Vittorio Sgarbi?

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