Rieti, agguato dopo la partita: il mattone contro il pullman dei tifosi di Pistoia e l’assurda morte di un autista
Un viaggio di ritorno verso casa si è trasformato in tragedia lungo la superstrada Rieti-Terni, all’altezza di Contigliano. Dopo una partita di basket di serie A2 tra la Sebastiani Rieti e il Pistoia Basket, terminata con la vittoria della squadra toscana, un gruppo di tifosi reatini avrebbe organizzato una vera e propria spedizione punitiva contro il pullman dei supporter avversari. Una sassaiola violenta, culminata con la morte di Raffaele Marianella, 65 anni, autista della ditta fiorentina Jimmy Travel, colpito al collo da un mattone mentre si trovava sul sedile accanto al conducente.
Secondo la ricostruzione della Procura di Rieti, l’attacco sarebbe stato pianificato nelle ore successive alla partita, dopo che tensioni e piccoli scontri tra le due tifoserie si erano già verificati all’interno del palazzetto, il PalaSojourner. A calmare gli animi erano intervenute le forze dell’ordine, che avevano poi scortato il pullman dei toscani fino all’imbocco della superstrada. Quando il mezzo era ormai fuori dall’area urbana e la scorta si era ritirata, almeno tre automobili con a bordo tifosi reatini avrebbero seguito e anticipato il bus, attendendolo a uno svincolo isolato per tendere l’agguato.
I colpi sono partiti all’improvviso: sassi, mattoni e pietre hanno colpito la parte anteriore del pullman, frantumando il parabrezza e raggiungendo Marianella in pieno. L’uomo è deceduto sul colpo, probabilmente per la recisione della carotide causata dal violento impatto. Il collega alla guida, miracolosamente illeso, ha potuto solo accostare e chiamare i soccorsi, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile.
Le indagini, coordinate dal procuratore capo Paolo Auriemma e dal sostituto Lorenzo Francia, sono condotte dalla Digos e dalla squadra mobile di Rieti. In poche ore, la polizia ha identificato e fermato tre persone, accusate di omicidio volontario in concorso: Alessandro Barberini (53 anni), Manuel Fortuna (31) e Kevin Pellecchia (20). Due di loro risultano legati a movimenti di estrema destra locali. Un quarto individuo è indagato per favoreggiamento, mentre altre nove persone, tra cui un minorenne, sono state ascoltate in Questura come testimoni.
A incastrare i tre sospettati sarebbero le testimonianze di altri tifosi, oltre ad alcune chat interne in cui si farebbe esplicito riferimento a una “spedizione punitiva” dopo la sconfitta con Pistoia. I messaggi, analizzati dagli inquirenti, rivelerebbero un clima di violenza organizzata, ben lontano da qualsiasi spontaneità. L’ipotesi degli investigatori è che l’attacco sia stato deliberato, con l’intento di colpire e “vendicare” la presunta offesa subita sugli spalti.
Sui mattoni e le pietre sequestrati saranno eseguite analisi del DNA e impronte digitali per stabilire chi li abbia effettivamente maneggiati. Le telecamere di sicurezza lungo il percorso, pur non riprendendo direttamente l’agguato, hanno fornito elementi utili a ricostruire i movimenti delle auto coinvolte.
La vicenda ha scosso profondamente il mondo dello sport. La Federbasket ha disposto che, fino a nuova decisione, tutte le partite casalinghe della Sebastiani Rieti si disputino a porte chiuse, mentre le autorità locali stanno valutando ulteriori misure di sicurezza per gli eventi sportivi.
Le reazioni istituzionali non si sono fatte attendere. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di un “atto folle e inaccettabile”, esprimendo il proprio cordoglio alla famiglia di Marianella. Anche la segretaria del Pd Elly Schlein ha condannato la violenza, definendo l’accaduto “un crimine che nulla ha a che fare con lo sport e i suoi valori”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato che “i responsabili non sono tifosi, ma teppisti alla ricerca di un pretesto per seminare odio”, mentre il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha ribadito che “lo sport è vita, e questi criminali ne rappresentano l’esatto contrario”.
Raffaele Marianella, autista esperto e prossimo alla pensione, era partito da Firenze solo per sostituire un collega. Chi lo conosceva lo descrive come un uomo tranquillo, appassionato di musica e del suo lavoro. La sua morte ha lasciato un vuoto profondo, trasformando una domenica di sport in un nuovo, assurdo episodio di violenza da stadio.
Ora la giustizia dovrà fare il suo corso, ma resta una domanda aperta: come è possibile che la passione sportiva si trasformi ancora, nel 2025, in cieca barbarie?



Certa ggente nun ce sta co la capa loro dovrebbero sta ar gabbio pe sempre!!! Vergogna!
Mi disppiace che ti senti così. È importante cercare di mantennere il dialogo e trovare soluzionii costruttive ai problemi, cercando di capire le diverse prospettive.
Che tragedia immensa. Non posso credere che siamo ancora qui a discutere di violenza legata allo sport. I responsabili devono pagare per quello che hanno fatto.
È davvero sconvolgente che episodi del genere continuino a verificarsi. Lo sport dovrebbe unire, non dividere e generare violenza. È fondamentale che vengano presi provvedimenti seri e immediati affinché i colpevoli siano chiamati a rispondere delle loro azioni e per prevenire il ripetersi di simili tragedie.