Dopo quasi venticinque anni dal delitto di Arce, la vicenda giudiziaria legata alla morte di Serena Mollicone torna a occupare le aule dei tribunali. La Corte di Cassazione ha annullato le assoluzioni del maresciallo Franco Mottola, di sua moglie Anna Maria e del figlio Marco, disponendo un nuovo processo d’appello. Secondo la Suprema Corte, occorre riesaminare le prove e colmare le lacune che hanno contraddistinto le precedenti sentenze, aprendo così uno spiraglio verso quella verità che da anni viene inseguita con tenacia dalla famiglia della giovane vittima.

Il procuratore generale della Corte d’Appello ha parlato di “uno squarcio di verità e giustizia aperto dalla Cassazione”, un passaggio che segna l’inizio di un percorso lungo e complesso. L’appello bis dovrà valutare non solo le testimonianze già acquisite, ma anche nuovi elementi e deposizioni, in particolare quella del luogotenente Gabriele Tersigni, figura ritenuta cruciale per la ricostruzione dei fatti. La Corte si è riservata di decidere sull’ammissione di circa sessanta testimoni e su una nuova perizia riguardante la porta degli alloggi della caserma dei carabinieri di Arce, luogo dove, secondo l’accusa, Serena sarebbe stata colpita mortalmente il 1º giugno 2001.

Secondo la ricostruzione accusatoria, la ragazza, allora diciottenne, sarebbe stata aggredita da Marco Mottola all’interno della caserma, dopo un diverbio. La giovane, colpita alla testa, sarebbe stata poi legata e imbavagliata con l’aiuto della madre Anna Maria, per poi essere trasportata nel boschetto di Fonte Cupa, dove il suo corpo venne ritrovato due giorni dopo. Il maresciallo Franco Mottola, comandante della stazione all’epoca dei fatti, avrebbe poi orchestrato un depistaggio per sviare le indagini e proteggere la propria famiglia.

La riapertura del caso si deve, in gran parte, alle perizie condotte dai consulenti dell’accusa, tra cui la direttrice del Labanof, Cristina Cattaneo, che hanno individuato una compatibilità tra la crepa sulla porta della caserma e la conformazione della tempia della vittima. Tuttavia, la difesa sostiene che quel danno non abbia alcun legame con l’omicidio e che possa essere il risultato di un gesto d’ira avvenuto in ambito familiare, una tesi che la nuova perizia sarà chiamata a verificare in modo definitivo.

Un punto centrale di questo nuovo processo sarà rappresentato dalla testimonianza del luogotenente Tersigni. Secondo la Cassazione, la sua voce manca ingiustificatamente nei precedenti dibattimenti. Egli sarebbe stato infatti il destinatario della confidenza del brigadiere Santino Tuzi, che nel 2008 si tolse la vita pochi giorni dopo essere stato convocato dal pubblico ministero. Tuzi avrebbe raccontato di aver visto Serena entrare in caserma la mattina del suo omicidio, senza mai vederla uscire. Le sue dichiarazioni furono ritenute contraddittorie e poco affidabili, ma la conferma di Tersigni potrebbe attribuire a quelle parole un valore nuovo e potenzialmente decisivo.

Il processo resta tuttavia fondato su un quadro probatorio indiziario, privo di una prova materiale in grado di incastrare con certezza gli imputati. La Cassazione ha ricordato che, pur mantenendo il principio secondo cui una condanna può essere pronunciata solo in presenza di una colpevolezza “al di là di ogni ragionevole dubbio”, il giudice non può esimersi dal tentare di ricomporre le incertezze e di costruire un quadro coerente. La Corte d’Assise d’Appello di Roma, secondo i supremi giudici, non avrebbe adempiuto a questo dovere, limitandosi a elencare le incongruenze senza valutarle nel loro insieme.

A distanza di quasi un quarto di secolo, il processo per la morte di Serena Mollicone rimane una ferita aperta nella memoria collettiva. La famiglia della ragazza continua a chiedere giustizia, ricordando il coraggio e la determinazione del padre Guglielmo, scomparso nel 2020, che non smise mai di cercare la verità. Sul fronte opposto, la famiglia Mottola ribadisce la propria innocenza, sottolineando come due gradi di giudizio abbiano già escluso le loro responsabilità.

Il nuovo processo, dunque, si apre come un passaggio cruciale nella lunga e dolorosa vicenda di Arce. Tra testimonianze inedite, perizie tecniche e memorie ancora vive, la speranza è che la giustizia riesca finalmente a fare chiarezza su uno dei casi più emblematici e controversi della cronaca italiana.

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