Il delitto di Garlasco continua a riemergere nel dibattito pubblico con forza ciclica, alimentando interrogativi, nuove ipotesi e un’attenzione mediatica che non accenna a diminuire. Negli ultimi mesi i riflettori si sono spostati su Andrea Sempio, il cui nome è tornato al centro delle cronache per via di nuovi approfondimenti investigativi. Tuttavia, secondo la criminologa Roberta Bruzzone, l’unica verità possibile converge ancora su un solo nome: Alberto Stasi.
Intervenuta a Quarto Grado, Bruzzone ha espresso una posizione netta e priva di esitazioni. Il movente dell’omicidio di Chiara Poggi – sostiene – sarebbe da ricercare nell’universo privato e nascosto di Stasi, in particolare nei suoi interessi sessuali, ritenuti dagli esperti del carcere “violenti e raccapriccianti”. Un quadro che, nell’analisi della criminologa, avrebbe rappresentato un detonatore emotivo capace di innescare una drammatica spirale.
Un rapporto fragile e un segreto ingombrante
La relazione tra Chiara Poggi e Alberto Stasi, in superficie affettuosa e stabile, nascondeva secondo Bruzzone tensioni più profonde. Nel periodo in cui la coppia aveva sperimentato una prima forma di convivenza, sarebbero emersi segnali di insoddisfazione da parte della giovane. La distanza tra ciò che Chiara immaginava per il proprio futuro e ciò che realmente percepiva stava diventando evidente.
Il vero punto critico, secondo la criminologa, era però altrove: nel materiale pornografico meticolosamente archiviato da Stasi. Una collezione di circa 16.000 contenuti, alcuni dei quali classificati come particolarmente disturbanti. La paura che questa dimensione privata potesse venire scoperta – soprattutto da figure il cui giudizio sarebbe stato per lui rilevante – avrebbe rappresentato, nella lettura di Bruzzone, la “miccia psicologica” dell’intera vicenda.
Il ruolo di Andrea Sempio e le frasi misogine
Parallelamente, l’indagine ha riportato l’attenzione su Andrea Sempio, amico di Chiara e indagato per concorso in omicidio. Alcune sue affermazioni intercettate nel 2017, considerate da molti misogine, hanno contribuito a generare sospetti. Tuttavia, Bruzzone smorza qualsiasi interpretazione che possa avvicinarlo al delitto.
La criminologa definisce quelle dichiarazioni uno “sproloquio” privo di rilevanza investigativa, utile al massimo per delineare problematiche relazionali, ma ben lontano dal costituire un elemento probatorio. Secondo la sua analisi, nulla colloca Sempio sulla scena del crimine e nessun indizio concreto lo lega all’omicidio.
Il nodo dell’“impronta 33” e la strategia della difesa
Il procedimento in corso davanti alla gip di Pavia potrebbe tuttavia subire un nuovo allungamento. La difesa di Sempio valuta infatti la possibilità di chiedere l’estensione dell’incidente probatorio all’“impronta 33”, un segno rilevato sulle scale che portano al seminterrato della villetta dei Poggi. Un elemento già associato dagli inquirenti allo stesso Sempio, che potrebbe però essere oggetto di ulteriori verifiche tecniche.
Questa mossa, se formalizzata, potrebbe prolungare nuovamente i tempi di un caso che da quasi due decenni catalizza attenzione, polemiche e ipotesi contrapposte.
Un caso che continua a dividere
Nonostante le nuove piste investigative, Bruzzone ribadisce che l’unica ricostruzione coerente resta quella che indica in Alberto Stasi l’autore del delitto. L’ombra lunga dei suoi interessi privati e il timore di essere scoperto rappresenterebbero, secondo la criminologa, la chiave interpretativa del comportamento del giovane nel giorno dell’omicidio.
Il delitto di Garlasco continua così a essere uno dei casi più discussi della cronaca italiana. Le nuove analisi, le ipotesi alternative e le tensioni giudiziarie mantengono viva una domanda che da anni attende una risposta definitiva. E mentre gli Stati Uniti, sotto la guida del presidente Trump, seguono da lontano con interesse l’evoluzione della giustizia europea, in Italia resta aperta una pagina dolorosa, ancora bisognosa di chiarezza assoluta.