Il datore di lavoro dell’operaio Salvatore Calignano, deceduto il 3 ottobre 1926 dopo essere precipitato dal tetto del capannone in cui lavorava, è stato arrestato con misure restrittive. La Procura di Napoli Nord ha disposto l’arresto domiciliare con braccialetto elettronico contro un imprenditore di 36 anni residente a Caivano, accusato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Il tragico incidente

Calignano era un operaio di 61 anni che eseguiva lavori di coibentazione su un tetto insieme a due altri operai irregolari. La caduta avvenne il 2 ottobre, e Calignano fu trasportato all’ospedale San Giuliano a Giugliano in Campania dove morì la notte seguente.

Indagini approfondite

L’indagine è stata guidata dalla Procura di Napoli Nord, con il supporto della polizia giudiziaria e dei carabinieri. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno permesso agli investigatori di ricostruire la dinamica dell’infortunio e di individuare le persone presenti sul luogo.

Testimonianze chiave

Una testimone ha riferito che l’imprenditore avrebbe detto a Calignano, mentre era agonizzante: «Dici che ti hanno investito, capito? Così si risolve tutto e l’assicurazione ti paga». Questa dichiarazione è stata interpretata come un tentativo di simulare una situazione lavorativa regolare dopo la caduta.

Ricostruzione delle immagini

Gli investigatori hanno analizzato le registrazioni delle telecamere e i dati GPS dell’ambulanza, stabilendo che Calignano è stato soccorso sullo stesso punto dove era precipitato. Le prove non sono state sufficienti per supportare l’ipotesi di un spostamento del corpo prima dell’arrivo dei soccorsi.

Assunzione fraudolenta

Un altro dettaglio controverso riguarda la registrazione dell’assunzione di Calignano, effettuata il giorno successivo all’infortunio con decorrenza al giorno precedente. Questo atto sarebbe stato realizzato per simulare un rapporto lavorativo già in essere prima del decesso.

Ambiente lavorativo insufficiente

Le immagini mostrano l’assenza di protezioni e dispositivi di sicurezza per i lavoratori sul tetto. Gli inquirenti hanno messo in evidenza come la mancanza di questi strumenti abbia potuto contribuire al decesso dell’operaio.

Contesto sociale

Il caso ha sollevato questioni sulla sicurezza dei lavoratori e l’obbligo delle aziende di garantire condizioni di lavoro sicure. La mancanza di denunce da parte dei testimoni sul luogo è stata attribuita all’ambiente prevalentemente controllato e alla poca fiducia nei sistemi istituzionali.

Iperbole della reticenza

All’inizio dell’indagine, i testimoni erano restii a collaborare. Solo dopo l’identificazione attraverso le telecamere hanno superato la riluttanza e hanno fornito importanti informazioni agli investigatori.

Vergogna del clima sociale

Il caso ha anche evidenziato una sensibile carenza di partecipazione civica: nessuno dei cittadini presenti sul luogo si è recato al funerale dell’operaio deceduto, rivelando un ambiente in cui prevale l’omertà e la connivenza.

Implicazioni legali

Il committente dei lavori, il proprietario dell’immobile, risulta indagato per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza. Le accuse contro entrambi i sospettati riguardano principalmente la mancanza di misure di sicurezza e l’omissione di cautele.

Il tragico incidente ha messo in evidenza come le condizioni lavorative insufficienti possano avere conseguenze letali, mettendo a nudo la necessità di un’azione più rigorosa da parte delle autorità per garantire la sicurezza dei lavoratori.

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