La vicenda della famiglia che aveva scelto di vivere nei boschi di Palmoli continua a catalizzare l’attenzione pubblica. A una settimana dall’allontanamento dei tre figli, ora ospitati in una struttura protetta, il caso registra una svolta significativa: i genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, hanno diffuso una lunga lettera in cui ricostruiscono la loro versione dei fatti. Un documento che segna un cambio di rotta netto rispetto agli iniziali silenzi e ai reiterati rifiuti delle scorse ore, probabilmente conseguenza dell’arrivo di nuovi avvocati incaricati di seguire il ricorso in Corte d’Appello, da presentare entro il 29 novembre.

La questione degli aiuti rifiutati: la versione della famiglia

Al centro della lettera spicca il tema, molto discusso, delle offerte di sostegno avanzate dal Comune di Palmoli e da diversi privati. Secondo i genitori, quei “no” non sarebbero mai stati dettati da ostinazione, ma dalla convinzione di riuscire a gestire autonomamente la propria quotidianità. La coppia contesta inoltre la ricostruzione circolata nelle ultime settimane riguardo al presunto rifiuto di una casa prefabbricata messa a disposizione dal sindaco: una soluzione nuova, a pochi chilometri dal centro abitato e dotata di più ambienti, pensata per conciliare sicurezza e stile di vita naturale. Una versione definita “falsa” nella lettera, dove si ribadisce che non vi sarebbe stata alcuna chiusura pregiudiziale.

Una filosofia di vita fuori dagli schemi

Nathan e Catherine rivendicano una precisa scelta educativa: crescere i figli immersi nella natura, favorirne l’autonomia e preservarne la libertà di pensiero. Un approccio che, secondo loro, sarebbe stato frainteso dai servizi sociali, generando tensioni soprattutto sul tema dell’educazione parentale e della documentazione necessaria. La coppia spiega inoltre che la piena comprensione dell’ordinanza, per loro redatta originariamente in italiano, sarebbe arrivata soltanto negli ultimi giorni, grazie a una traduzione integrale in inglese. Una barriera linguistica che, a detta dei genitori, avrebbe influito su tempistiche, risposte ufficiali e adempimenti richiesti.

Minori al centro: il punto più sensibile

Nella lettera, i tre figli vengono descritti come l’unico vero fulcro delle scelte compiute dalla famiglia, dal trasferimento in Abruzzo alle modalità con cui veniva gestita la quotidianità nel casolare. Pur manifestando dolore e preoccupazione, i genitori sottolineano di non vedere nel tribunale un avversario, ma un interlocutore istituzionale che persegue lo stesso obiettivo: la tutela dei minori. Una posizione che richiama anche le parole del Garante per l’infanzia, secondo cui l’allontanamento deve essere considerato un provvedimento eccezionale e limitato nel tempo.

Le reazioni delle istituzioni e degli ex legali

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha precisato che al momento non è stato inviato alcun ispettore, ma sono in corso verifiche preliminari sulla vicenda. Più critico l’ex avvocato della famiglia, Giovanni Angelucci, secondo cui la nuova nota sarebbe un tentativo di rimediare ai rifiuti categorici dei giorni precedenti. Lo stesso legale rivendica infatti di aver provocato uno “scossone” con la rinuncia al mandato.

Palmoli in mobilitazione: aiuti, firme e solidarietà

Nel frattempo, attorno al paesino abruzzese cresce un movimento di sostegno alla famiglia: il sindaco Giuseppe Masciulli riceve ogni giorno offerte gratuite di aiuto da professionisti di vari settori, tutti pronti a contribuire a un eventuale ricongiungimento. Nel weekend, inoltre, è prevista una raccolta firme organizzata dalla Lega Abruzzo nei principali centri della regione.

Il precedente che riaccende il dibattito nazionale

La storia richiama alla mente anche il recente caso di Avellino, dove un’altra famiglia aveva lamentato difficoltà di comunicazione con i servizi sociali e criticità nell’applicazione delle misure di tutela. Una vicenda diversa, ma con un denominatore comune: la fragilità dei rapporti tra istituzioni e nuclei familiari quando entrano in gioco differenze culturali, barriere linguistiche e incomprensioni procedurali.

La nuova lettera dei genitori di Palmoli, dunque, non solo rilancia un caso già complesso, ma riapre la discussione su quanto sia necessario rendere più chiare le procedure, più rapide le traduzioni e più solide le reti di supporto per evitare l’escalation dei conflitti. Il prossimo passo sarà l’esame del ricorso: un momento decisivo che potrebbe cambiare ancora una volta il destino della famiglia immersa nel bosco e dei tre bambini ora lontani dalla loro quotidianità.

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