Pensioni, dal 2027 coefficienti più bassi e un mese di lavoro in più: le simulazioni

Di Alessandro Torrisi ·3 min di lettura
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Chi andrà in pensione dal 2027 dovrà lavorare più a lungo e, a parità di contributi versati, riceverà un assegno più basso. Il motivo è l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione per il biennio 2027-28, quelli che convertono in pensione i contributi accumulati durante la vita lavorativa. Non si tratta di una nuova tassa né di un taglio alle pensioni già in pagamento. Le pensioni già liquidate non vengono ricalcolate: la modifica riguarda solo le nuove pensioni con decorrenza dal 2027.

Il principio del sistema contributivo prevede che il capitale accumulato finanzi la pensione per tutta la durata attesa della vita dopo il ritiro. Se la speranza di vita aumenta, lo stesso capitale va distribuito su un periodo più lungo e la quota trasformata ogni anno in assegno si riduce.

A 67 anni il coefficiente scenderà dal 5,608% al 5,514%. A 64 anni sarà del 5,009%, a 71 anni del 6,382%. Negli ultimi anni l’unica inversione di tendenza è arrivata nel biennio 2023-2024, mentre il 2025-2026 aveva già segnato un nuovo calo.

Le simulazioni traducono le percentuali in euro. Con un montante contributivo di 300 mila euro e l’uscita a 67 anni, la pensione passerebbe da 1.294 a 1.272 euro lordi mensili su tredici mensilità: 282 euro lordi in meno all’anno, circa 22 al mese. Con 500 mila euro l’assegno annuo lordo scenderebbe da 28.040 a 27.570 euro, 470 euro in meno.

Sono calcoli a parità di età e montante: il mese di lavoro in più richiesto dal 2027 farà salire leggermente il coefficiente e gli eventuali nuovi contributi potranno attenuare la perdita.

Pesa molto anche l’età di uscita. Con 300 mila euro di montante, nel 2027 l’assegno sarebbe di 1.156 euro lordi mensili a 64 anni, 1.272 a 67 e 1.473 a 71. Tra 64 e 71 anni la differenza è di 317 euro al mese, che salgono a 528 con 500 mila euro e a 739 con 700 mila euro. In quest’ultimo caso l’assegno passerebbe da circa 2.697 a 3.436 euro lordi mensili.

Alla revisione dei coefficienti si somma l’aumento dei requisiti legato alla speranza di vita. La pensione di vecchiaia passerà da 67 anni a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi dal 2028. Per la pensione anticipata ordinaria nel 2027 serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, che dal 2028 diventeranno rispettivamente 43 anni e un mese e 42 anni e un mese.

Come chiarito dall’Inps nella circolare 28 del 16 marzo, sono esclusi dagli aumenti alcuni lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti, se rispettano le condizioni di legge.

La novità riguarda soprattutto chi ha iniziato a lavorare dal 1996, con la pensione calcolata interamente con il metodo contributivo. Per chi aveva contributi precedenti, il nuovo coefficiente si applica solo alla quota contributiva: quella maturata dal 1996 per chi aveva meno di 18 anni di contributi a fine 1995, oppure dal 2012 per chi aveva già raggiunto quella soglia.

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