Il primo viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Turchia si è trasformato in un intreccio di simboli, gesti misurati e sorprendenti sfumature diplomatiche. Un itinerario che, già dal titolo scelto – “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” – voleva farsi messaggio universale di unità e dialogo. Dalle sale del Palazzo Presidenziale di Ankara alle luci soffuse della Moschea Blu, ogni tappa ha raccontato un capitolo diverso della complessa relazione tra fede, identità e convivenza tra popoli.
Il viaggio si è aperto con l’incontro tra il Pontefice e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nel colloquio, il leader turco ha rimarcato l’urgenza di una soluzione a due Stati per il conflitto in Medio Oriente, definendo la Palestina “un debito morale dell’umanità”. Papa Leone XIV ha posto al centro del suo intervento la necessità di un impegno comune per un futuro pacificato, richiamando il dovere di camminare insieme verso armonia e riconciliazione.
Il passaggio alla Moschea Blu e il gesto che nessuno si aspettava
La scena più commentata della giornata è arrivata a Istanbul. La visita alla Moschea Sultan Ahmed – nota in tutto il mondo come Moschea Blu – è sempre un momento carico di significati quando si tratta di un Pontefice. Seguendo l’usanza, Leone XIV ha tolto le scarpe e ha attraversato scalzo il pavimento della storica struttura, decorata con oltre ventimila maioliche di Iznik, capolavori che da secoli colorano le pareti con sfumature di blu e verde.
Ad accoglierlo c’era il capo della Diyanet, Safi Arpagus, insieme al muezzin Asgin Tunca. È stato proprio quest’ultimo a rivelare un dettaglio curioso della visita: il Papa non ha pregato. Secondo il suo racconto, Tunca avrebbe invitato il Pontefice, con cortesia, a rivolgere una preghiera nella “casa di Allah”. La risposta sarebbe stata semplice e inattesa: “Osserverò”. Un gesto di rispetto ma non di rito, come se il Papa avesse voluto immergersi nell’atmosfera del luogo più che partecipare a un momento di orazione.
Una versione leggermente diversa è stata proposta dalla Sala Stampa vaticana, che ha parlato di una visita condotta “in silenzio, in atteggiamento di ascolto e profondo rispetto”. Due interpretazioni di uno stesso gesto, entrambe accomunate da una volontà: marcare la delicatezza del dialogo interreligioso senza forzare simboli o rituali.
Il dialogo cristiano nella Chiesa di Mor Ephrem
La giornata è proseguita con un’altra tappa significativa, la Chiesa ortodossa siriaca di Mor Ephrem, situata a Yeşilköy. Prima chiesa cristiana edificata in Turchia dopo la fondazione della Repubblica, rappresenta un segno tangibile della presenza storica – e ancora viva – del cristianesimo in queste terre.
Qui il Papa ha incontrato i leader delle principali comunità cristiane del paese. Tra loro, il Patriarca Ignazio Efrem II e il Metropolita delle principali diocesi turche. Dopo un breve momento di preghiera, la riunione si è trasformata in un confronto intenso e riservato, culminato nella recita collettiva del Padre Nostro.
L’intesa con il Patriarca Bartolomeo e la Messa alla Volkswagen Arena
Nel pomeriggio, un altro appuntamento di peso: l’incontro con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio. Da questo dialogo è nata una Dichiarazione congiunta che rinnova l’impegno alla cooperazione tra le Chiese e rafforza il percorso verso una maggiore unità.
La giornata si è chiusa in un tripudio di presenze alla Volkswagen Arena, dove oltre seimila fedeli hanno preso parte alla Messa celebrata dal Pontefice, uno dei momenti più attesi dell’intero viaggio.
La Turchia come ponte tra mondi e fedi
Nel discorso ad Ankara, Papa Leone XIV ha definito la Turchia “crocevia di civiltà”, lodandone il ruolo di ponte tra continenti e culture. Ha esortato a custodire la ricchezza della pluralità, ricordando che una società resta viva grazie ai ponti che uniscono le sue anime diverse. Ha anche rinnovato il monito contro quella che definisce “una terza guerra mondiale a pezzi”, un pericolo che richiede responsabilità condivisa e coraggio diplomatico.
Il valore della piccola comunità cristiana
La visita ha dato nuova visibilità alla minoranza cristiana del paese, una comunità numericamente ridotta ma profondamente radicata. Per loro, l’arrivo del Papa ha rappresentato un segno di riconoscimento e vicinanza, un respiro di appartenenza che rafforza identità e speranza.
Un viaggio, quello di Papa Leone XIV, che ha unito gesti simbolici, diplomazia e spiritualità. Ma soprattutto un viaggio in cui il silenzio di un istante – quello nella Moschea Blu – è diventato il messaggio più eloquente.